Ac: voci da Taranto. Il domani è già qui

Settimana sociale/7. Lavoro, ambiente e futuro nelle parole di alcuni dei delegati di Azione cattolica alla Settimana sociale. Da protagonisti, per un futuro che è già presente.

Lavoro, ambiente e futuro. A Taranto non può mancare l’apporto del Mlac, il Movimento lavoratori di Azione cattolica. Il Mlac partecipa ai lavori delle Settimane sociali con diversi segretari diocesani che dai territori hanno portato a Taranto le diverse istanze presenti nel Paese. Per Tommaso Marino, segretario nazionale Mlac, «lo specifico contributo che il Mlac intende dare riguarda la progettazione sociale, che attraverso il bando annuale Idee in movimento, arrivato alla sua 15a edizione, intende dare uno stimolo alla lettura e allo sviluppo dei territori. Il Mlac è inoltre impegnato nell’analisi dei nuovi ambiti di lavoro, dall’uso dell’intelligenza artificiale al piano Pnrr, che sarà il perno fondamentale per lo sviluppo del lavoro e del paese. Il Mlac è anche impegnato sulla necessità di avviare una nuova cultura della sicurezza sul lavoro. I continui incidenti sul lavoro sono inaccettabili, ma purtroppo continuano ad accadere. Occorre un lavoro su due fronti: la responsabilità personale e interventi legislativi e di formazione efficaci, per porre al centro della produzione la persona e non la produzione e il profitto, a partire dalla specifica esperienza che stiamo vivendo a Taranto, con le sue contraddizioni e le sue speranze».

«Fin dai saluti introduttivi – interviene Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale per il settore Giovani di Ac – abbiamo visto come sia forte il coinvolgimento dei giovani. La speranza è che Taranto non sia solo una “passerella”, un momento-spot, ma un incontro che crei continuità di cooperazione nei territori. Adulti e giovani non sono categorie a parte che si guardano a distanza, ma dovrebbero appunto collaborare più insieme. Come giovani di Ac abbiamo partecipato ai gruppi preparatori per elaborare delle proposte per il Manifesto, insieme ad altre realtà giovanili, e siamo dentro un progetto sui vari temi dei gruppi di lavoro di Taranto, progetti pensati per le diocesi. Per continuare a immaginare futuro buono».

Tanti giovani, e anche molte donne. Per Benedetta Landi, ventiquattrenne del settore Giovani di Ac della diocesi di Lodi, «Taranto è davvero un’occasione di confronto. Sono venuta qui con il mio vescovo e due delegati adulti, e anche questo confrontarsi con loro è un’esperienza reale di condivisione. Mi piacerebbe se riuscissimo a pensare, nei nostri momenti di confronto generazionale, anche a uno spazio per i giovani, dove i giovani possano dire la loro. Sì, mi piacerebbe che delle volte il mondo adulto facesse un passo indietro e dicesse: “ecco, fate voi, parlate voi, diteci come vivete la vostra chiamata”. Su ambiente e salvaguardia del Creato noi giovani siamo avanti, non solo con l’età».

Marina Rasore, vice presidente adulti Ac dell’arcidiocesi di Vercelli, ci racconta un’esperienza pratica. «Già con l’assemblea diocesana elettiva dello scorso anno abbiamo cominciato a fare rete con altre realtà associativa ed ecclesiali. Le buone pratiche di sostenibilità le stiamo già attuando. In particolare mi piace citare la collaborazione con la cooperativa Il Mattarello, che si occupa di ristorazione. Sono ragazzi che provengono da situazioni disagiate e ai quali viene data un’opportunità. E poi, anche con l’aiuto dell’Ufficio pastorale del lavoro, abbiamo contribuito a creare buone pratiche nel territorio coinvolgendo venti giovani che hanno girato tutto il territorio diocesano andando a incontrare in modo fattivo le aziende che mettono insieme ambiente e dignità del lavoro. Presenteremo questo progetto dopo Taranto. Perché, ovviamente, da Taranto si riparte».

Lorenzo Pellegrino, segretario nazionale del Msac, tiene a precisare che «anche la scuola contribuisce alle buone pratiche di sostenibilità e di resilienza. Perché la scuola non è altro che una piccola comunità, e questo l’abbiamo visto nella crisi causata dal Covid, dove si vive insieme ecologia e senso civico e dove impariamo a vivere, come cittadini di domani, un pianeta migliore. Due anni fa e prima della pandemia abbiamo portato avanti una rete di rappresentanti delle scuole superiori che hanno avuto nei loro programmi elettorali il tema della sostenibilità, a partire dalla raccolta differenziata nelle classi per finire a opere di bonifica edilizia scolastica nelle scuole».

Da Vicenza arriva la buona pratica che ci racconta Lucio Turra, amministratore nazionale di Ac. «Vicenza Valore Comunità, si chiama così il progetto che è nato spinto da laici che provengono da varie esperienze associative. Un progetto che mette insieme un nuovo patto educativo che mette insieme cultura, politiche del terzo settore, disabilità, inclusione lavorativa, istituzioni e imprese. C’è un gruppo di teatro, una fattoria sociale, le scuole. Ci sono le energie migliori e positive per creare un progetto educativo su un territorio. E non tutti provengono dal mondo cattolico. Abbiamo un’idea di città-comunità democratica, solidaristica ed efficiente, e vogliamo essere promotori di un processo che punti a creare valore sociale, economico, culturale, ambientale e relazionale nell’ambiente in cui viviamo. Crediamo nel dialogo con il territorio per far emergere in modo chiaro e comprensibile le difficoltà e le emergenze da una parte, e le molteplici opportunità dall’altra, al fine di valorizzare il nostro patrimonio, i nostri talenti e la nostra creatività. Abbiamo così costituito una community generalista su un progetto che accumuna tante diversità sociali e territoriali e sia a servizio di tutti.  E lo abbiamo fatto insieme, questo è importante. È la cultura delle alleanze che ci rende orgogliosi di questo progetto».

Francesca Sanciu, vice presidente per il settore Giovani Ac di Ozieri, 28 anni, è contenta di «aver fatto il percorso triennale di animatrice di comunità nel Progetto Policoro, perché all’inizio non mi sentivo all’altezza riguardo la “questione lavoro”, mentre adesso è centrale nella mia vita. Penso che manchi un collante che metta insieme mondo del lavoro e mondo universitario e penso che l’Ac possa fare molto per permettere ai giovani di orientarsi e scegliere un lavoro. Oggi i giovani, soprattutto nei piccoli territori come il mio, scelgono qualsiasi tipo di lavoro perché vogliono essere autonomi dai genitori. Se il Mlac e il settore Giovani collaborassero di più potremmo davvero pensare, a livello locale, a dei percorsi formativi in questo senso che potrebbero diventare buone pratiche di vita bella».

«Il tema della Progettazione solidale – interviene infine Gaetano Quadrelli, del Mlac di Torino – è fondamentale. È proprio partendo dal territorio che dobbiamo sperimentare economia creativa con modelli di sviluppo sostenibili», mentre per Andrea Padoan, del Mlac di Adria-Rovigo, «il fatto che nel Nord Est ricco ci sia di fatto un solo gruppo regionale del Mlac, lo trovo una situazione paradossale ma che spiega la mancanza di una cultura del lavoro. Abbiamo tanto da fare nei nostri territori e nelle parrocchie. Il lavoro è il centro della vita, e lavorare bene, e meglio, non è uno slogan ma il mettersi in mano di una comunità che apre spazi di solidarietà e sostenibilità».

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Autore articolo

Gianni Di Santo