A Taranto, per costruire un nuovo umanesimo

Settimana sociale/1. Non c’è futuro senza giustizia sociale, lotta alla disuguaglianza e alla cultura dello scarto, senza presa in carico dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento ambientale.

Francesco il concetto l’ha scritto e ripetuto in più occasioni: questa non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento di epoca. E oggi, più che mai, ai cristiani come ad ogni uomo e donna di buona volontà è chiesto di avviare processi, più che occupare spazi (di potere), poiché «Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove» (Francesco alla Curia romana, 21/12/2019). La 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani si propone di guidare questo “cambiamento di epoca” già dal tema dato: «Il Pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso». Lo farà da Taranto, nel cuore di quel Mezzogiorno d’Italia che arranca sotto il peso di decenni di cecità politica e amministrativa, ruberie, criminalità organizzata, arretratezza infrastrutturale, lavoro nero e assenza di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Un Mezzogiorno lasciato indietro anche dal Pnrr, tanto da far dire a monsignor Filippo Santoro, vescovo del capoluogo ionico e guida delle Settimane sociali: «Più che il 40%, il Sud avrebbe bisogno del 70 % dei fondi Pnrr, per sostenere i soggetti più fragili e far sì che la situazione economica riparta. La fragilità più grande che abbiamo è nelle infrastrutture». Lo farà da Taranto, ex ultimo avamposto della siderurgia italiana, casa dell’Ilva e dei suoi nodi irrisolti. Quale miglior proscenio per dire che la Settimana sociale intende punterà i riflettori sul rapporto tra ecologia ed economia, tra ambiente e lavoro, tra crisi ambientale e crisi sociale, nella consapevolezza che non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale.

La lente con cui si guarderà alla realtà del nostro paese è quella del nuovo umanesimo proposto dal pontificato di papa Bergoglio e dal suo magistero in gesti e parole; con a fondamento lo sguardo contemplativo del poverello di Assisi: la lode per il dono della creazione che si traduce nel prendersi cura dell’altro e della casa comune secondo lo stile del buon samaritano (proposto da Fratelli tutti). In progetto, ciò che oggi chiamiamo: ecologia integrale. È la direzione indicata dalla Laudato si’ che unisce l’ecologia ambientale con quella sociale, con la cultura, con l’ecologia della vita quotidiana e denuncia le ferite e gli abusi, per costruire il bene comune globale che abbraccia anche l’intero pianeta e il suo futuro. E non vi è dubbio che i cambiamenti climatici, lo sfruttamento ambientale, la cultura dello scarto sono i nodi da sciogliere se si vuole favorire uno sviluppo integrale. Ecco perché a Taranto si chiederà (sta già nei documenti preparatori) un’accelerazione della transizione ecologica che porti alla decarbonizzazione e all’adozione di un’economia circolare.

Tra le verità spesso trascurate ve n’è una che a Taranto sarà particolarmente denunciata: non c’è bene comune senza giustizia sociale e lotta alla disuguaglianza. Occorre creare valore economico e lavoro facendo attenzione a non aumentare, anzi contribuendo a ridurre, i rischi ambientali e di salute. La vicenda dell’Ilva permette di capire che mettere in alternativa ambiente e lavoro, lavoro e salute crea un’ingiusta contrapposizione con ricadute disastrose dal punto di vista ambientale, sociale e sanitario. Ma la denuncia non basta, servono anche proposte di cambiamento. Ecco allora la messa a disposizione di numerose “buone pratiche” (oltre 400 quelle mappate e catalogate nel sito della Settimana sociale) imprenditoriali, amministrative e familiare nel nostro Paese che rappresentano modelli virtuosi ed esempi da imitare.

La Settimana Sociale non vuole essere e non sarà un punto di arrivo ma la tappa di un processo. Se la pandemia ha messo in evidenza che “siamo tutti sulla stessa barca” e che “nessuno si salva da solo”, le Chiese locali, le associazioni, i movimenti, le aggregazioni sono chiamati a camminare insieme. La Chiesa italiana da Taranto vuole dare un contributo alla formazione di un nuovo modello di sviluppo di cui il mondo ha urgente bisogno. Certo, l’obiettivo è ambizioso: passare dalla «decrescita felice» cara ai pentastellati alla «sostenibilità integrale»; superare «la crescita infinita e illimitata» e riportare l’uomo a una visione più realistica dei suoi limiti; progettare un nuovo equilibrio tra famiglia e lavoro, un nuovo rapporto tra tempo libero e produttività. Ma abbiamo l’occasione e il dovere di provarci. Con l’aiuto e l’esempio delle buone pratiche e impegnandosi a far sedimentare nei cuori e nelle coscienze le parole della Laudato si’ e di Fratelli tutti.

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Autore articolo

Antonio Martino