LA STORIA DELL'AC

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Scelte sinodali e passione democratica. Il Messaggio alla Chiesa e al Paese della XVIII Assemblea nazionale Ac

A braccia aperte

Da piazza San Pietro l’Azione cattolica italiana ha scelto di allargare le braccia: nella stagione sinodale che stiamo attraversando e alla vigilia del Giubileo, l’associazione, in conclusione della XVIII Assemblea nazionale, desidera vivere in maniera significativa il tempo presente, tenendo a mente che non ci sono tempi buoni o cattivi, ma solo occasioni per vivere il proprio impegno a servizio del Vangelo nella Chiesa e nel Paese. Allo stesso modo crediamo “che in ogni situazione (…) c’è sempre una via d’uscita” e non esistono luoghi privilegiati in cui testimoniare la bellezza della vita cristiana, perché siamo convinti che sia sempre possibile ricevere un abbraccio che cambia la vita.

Un’associazione a braccia aperte è una realtà in cui si pratica il dialogo intergenerazionale come scelta di fondo: in Ac si cresce insieme perché a ogni età è possibile prendere parola ed essere protagonisti. Ragazzi, giovani, adulti che, insieme, fanno esercizio di corresponsabilità e di accompagnamento reciproco, con lo stile della cura che non lascia indietro nessuno e in cui ogni persona può al tempo stesso dare e ricevere.

Popolando la piazza degli abbracci, l’Ac si è riscoperta, ed è stata riscoperta, come significativa per la vita di ogni aderente, della Chiesa italiana e del Paese. L’incontro del 25 aprile con Francesco non è stato un raduno spontaneo e occasionale: è il frutto del bisogno di stringerci insieme perché l’associazione non ha mai smesso di scommettere sulla fraternità che scaturisce dall’incontro con Cristo risorto e vivente in mezzo a noi. Quella piazza nasce dal silenzio del marzo 2020, quando il Santo Padre ci ha ricordato che nessuno si salva da solo. Allora, solo insieme possiamo riconoscere che ci sono tanti abbracci che mancano, tante occasioni per riscoprirsi fratelli e, ancora, tanti abbracci che salvano a partire da quello misericordioso del Padre celeste. Il calore della piazza vuole offrire nuovamente al Paese e alla Chiesa la grande speranza di crescere tutti assieme nella “cultura dell’abbraccio”.

L’Azione cattolica italiana desidera vivere e contribuire a un Paese che sia davvero a braccia aperte. Vogliamo impegnarci a custodire la democrazia nella bellezza di un confronto paziente e a promuovere la partecipazione in ogni sua forma. Avvolti dalla volontà di sostenere questa stagione di rinnovamento sinodale della Chiesa, abbiamo scelto di vivere anche la memoria della liberazione del Paese dal Nazifascismo. Infatti, crediamo che la promozione del dialogo nella faticosa gioia di abbracci sinceri non possa rinunciare all’impegno civile e alla partecipazione democratica. I valori e i metodi della democrazia, su cui rifletteremo a Trieste in occasione della 50esima Settimana sociale dei cattolici in Italia, ci stanno a cuore: vogliamo che ogni persona possa prendere parola e, così, abbracciare scelte consapevoli e vivere pratiche significative a servizio del bene comune.

“A braccia aperte” deve diventare uno stile contagioso per la politica, una scelta politica preziosa e necessaria. Un Paese a braccia aperte non può ignorare la necessità di riscoprirsi accogliente e capace di integrazione; pertanto, crediamo che sia indispensabile continuare a lavorare perché l’Europa, memore delle sue radici ebraico-cristiane, apra le sue braccia, per un’Europa di opportunità e non di confini, che promuove, cerca e sceglie la pace oltre ogni genere di violenza e discriminazione. Siamo consapevoli che una buona vita democratica è il primo e fondamentale passo per costruire la pace giusta e duratura. In questa direzione ci auguriamo che possa andare anche l’imminente tornata elettorale europea.

L’Azione cattolica italiana desidera camminare in una Chiesa a braccia aperte. Sentiamo una profonda gratitudine verso questo appassionato tempo di rinnovamento: il Sinodo costituisce una postura generativa, attraverso la quale il cambiamento si sogna insieme, si costruisce con lo Spirito Santo e si vive nella comunione. Pensare la Chiesa a braccia aperte è un’occasione di guardare ai nostri cammini come opportunità per tutti, tutti, tutti.

In un tempo in cui si tende a semplificare le questioni e si cerca sempre una risposta immediata alle urgenze del momento, l’Azione cattolica italiana desidera nuovamente scommettere su un metodo che supera le strategie utilitaristiche e su uno stile generoso che si realizza nella pazienza della quotidianità. Essere “atleti e portabandiera di sinodalità” significa non accontentarsi di condividere alcuni valori, ma assumere alcune scelte con competenza: prendersi a cuore le decisioni più difficili e vivere nella sequela di Gesù, buon samaritano, un’esperienza di Chiesa che non lasci nessuno indietro.

In conclusione, consapevoli che le complessità di un mondo globale ci farebbero disperare, desideriamo riprendere il largo con fede e coraggio a servizio del Paese e della Chiesa, prendendoci cura degli ultimi e di chi si sente in difficoltà e in una qualsiasi forma di povertà. D’altro canto, le braccia aperte sono la premessa delle mani impegnate e sporche; infatti “non serve a nulla avere le mani pulite se si tengono in tasca”!

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