30° anniversario del Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC)

Un particolare benvenuto e ringraziamento a Rafael Corso, a Mons. Eduardo Garcia e a tutti gli ospiti presenti qui in Sala Armida Barelli. Grazie per essere qui e rendere ancora più bella e più significativa questa importante celebrazione del trentennale del FIAC. Grazie anche a tutti gli amici collegati dai diversi continenti in tutto il mondo. Abbiamo superato oltre cento collegamenti. È davvero una grande gioia, anche se a distanza, condividere questo momento così bello e così significativo.

Siamo anche contenti di celebrare qui questo anniversario, in questa aula dedicata alla futura Beata Armida Barelli  “sorella maggiore” di tutti noi! Qui dove trent’anni fa è nato il FIAC.  Una gioia grande per tutta l’Ac che riconosce questa casa come dimora di tutta l’Azione Cattolica che vive e opera nel mondo. Ci auguriamo che questa casa possa ospitare al più presto anche un incontro in presenza tra tutti noi.

È un anniversario importante in un tempo interessante.

Trent’anni di crescita di legami significativi e autentici innanzitutto, e di un’amicizia tra noi vissuta nella prospettiva della fraternità e della cura. Nell’accompagnamento che reciprocamente ci siamo fatti , come associazioni dei diversi paesi, il FIAC, il Forum Internazionale di Azione Cattolica è cresciuto e si è sviluppato come uno spazio non solo di collaborazione e di cooperazione, ma come esperienza di sinodalità, come esperienza di Chiesa realmente sinodale.

Stiamo inoltre vivendo un tempo interessante della vita del mondo e della vita della Chiesa: siamo dentro lo svolgersi di una pandemia o, dovrei dire meglio, una sindemia, una crisi complessa dalla quale – lo sappiamo – ne usciremo solamente se sapremo generare una coscienza globale più fraterna.
Papa Francesco non dimentica mai di sollecitarci e di ricordarci che da questa crisi nessuno potrà salvarsi da solo. C’è bisogno di un “noi” più grande, un noi più fraterno! Da ciò deriva la sfida della costruzione di buone relazioni a livello sociale e civile, ma anche di buone istituzioni politiche ed economiche che sappiano animare e promuovere questa coscienza fraterna più grande.

E allora penso che l’Azione Cattolica Italiana, associazione di laici, debba accogliere in profondità e con grande coraggio questa sollecitazione, questo stimolo prezioso che viene dal magistero di Papa Francesco, cercando di incarnare quotidianamente una fraternità davvero universale, ma anche una amicizia sociale che si spende nelle chiese locali, nei territori, costruendo alleanze: alleanze tra le persone per il bene comune, alleanze che cercano soprattutto di non lasciare indietro nessuno perché il bene comune è tenere insieme la parte più fragile, la parte più vulnerabile.

Stiamo vivendo  un tempo interessante perché per ciascuno di noi e delle realtà associative che rappresentiamo esso rappresenta  una opportunità che non vogliamo sprecare affinché questa transizione ecologica, e la potenziale transizione della nostra convivenza civile globale e del nostro modello di sviluppo verso una sostenibilità più giusta e diffusa, sia prima di tutto una grande trasformazione ad ogni livello della vita sociale e istituzionale delle nostre comunità e dei territori dove esse vivono.

Come laici di Azione Cattolica vogliamo offrire il nostro contributo e orientare il nostro impegno perché il cuore di questa transizione sia una conversione ecologica, una conversione spirituale. Ecco perché ci sembra importante intrecciare questa grande opportunità che viene da questa stagione di cambiamento della vita del mondo con il percorso sinodale della Chiesa italiana, anch’esso un percorso di conversione pastorale e spirituale.

Ha detto Papa Francesco all’Azione Cattolica Italiana quando ci ha incontrato il 30 aprile scorso –  ma credo che lo abbia voluto dire a tutta l’Azione Cattolica – che “fare sinodo è camminare dietro il Signore verso la gente e sotto l’azione dello Spirito Santo”. Il percorso sinodale è appena iniziato e il Papa ci precede, ci mostra il suo significato. Noi in Italia viviamo due momenti che si stanno intrecciando felicemente: il Sinodo della Chiesa universale e il cammino sinodale che i vescovi italiani hanno avviato da pochi mesi.

Fare sinodo è proprio mettersi in una prospettiva profondamente spirituale che chiede innanzitutto una conversione…un cambiamento! E il cambiamento richiede uno stare dentro la storia nella prospettiva conciliare del dialogo tra la Chiesa e il mondo. La chiesa è il popolo di Dio invitato a testimoniare la bellezza della gioia del Vangelo attraverso una condivisione solidale con l’umanità, particolarmente quella più fragile e “scartata”, il mondo è il luogo della tensione e della contraddizione che richiede impegno e fatica ma anche speranza e fiducia.

Penso che il compito dei laici sempre di più dovrà essere intrecciare questi due movimenti, queste due transizioni, queste due conversioni perché l’una dia all’altra un cuore. Altrimenti la transizione ecologica sarà semplicemente un aggiornamento delle strutture, delle forme esteriori e forse non ridurrà quella grande iniquità globale del mondo che invece un cambiamento reale deve fare. E il Sinodo rischia, se si chiude troppo nella vita della Chiesa, dietro le discussioni delle questioni interne alla vita della Chiesa, di smarrire questo invito all’estroversione che invece è all’origine del desiderio di Papa Francesco che sprona ed esorta la Chiesa a mettersi in questa prospettiva, a vivere lo stile e l’orizzonte sinodale.

E allora speriamo anche con questa celebrazione di dare un nostro contributo all’intreccio tra queste due transizioni perché il FIAC per i prossimi anni, che speriamo siano numerosi e tanti, continui ad essere una esperienza di sinodalità a servizio della Chiesa e del mondo.

Grazie e buon lavoro a tutti.

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