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L'incontro con papa Francesco

25 aprile: una piazza in festa

foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac
foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac

«È molto doloroso vedere come questa guerra abbia colpito l’animo di tutti nel credere che sia ancora possibile fare qualcosa nella deriva di violenza che sembra non esaurirsi mai. È importante parlare della Terra Santa, non lasciare cadere l’attenzione su questo conflitto che sta lacerando la vita di questi popoli, ma sta anche lacerando la vita della società in tante altre parti del mondo…. La realtà è così complicata e bisogna pregare per questa realtà, essere vicini, parlarne e cercare sempre di costruire relazioni».

Invita a non dimenticare il conflitto in Medio Oriente e a pregare il card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, nel videomessaggio inviato al popolo di Azione cattolica riunito in Piazza San Pietro per l’incontro con papa Francesco del 25 aprile (in basso il pdf del videomessaggio).

25 aprile: una piazza in festa

Il tema dell’impegno e l’invito a seguire Cristo è stato il file rouge che ha accompagnato l’intera mattinata di A braccia aperte. Oltre 80.000 soci e simpatizzanti provenienti da tutta Italia e di ogni età: adulti, giovani, bambini si sono radunati, in un trionfo di striscioni e bandiere, con lo sguardo e il cuore rivolto al Papa. Una piazza gremita fino all’inizio di Via della Conciliazione con tanti religiosi e amici provenienti dal volontariato, dalle parrocchie, da quella società civile che ogni giorno si dedica alla sofferenza e al bisogno dei fratelli.

Sul sagrato i presentatori Antonella Ventre e Massimiliano Ossini hanno dato il benvenuto ai presenti invitandoli a darsi un abbraccio reciproco e aperto la diretta televisiva con il Rai1. Insieme a loro il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano e tutti vertici dell’Associazione.

Più che mai oggi in un tempo complesso da vivere e da decifrare, in cui sono tornati prepotentemente i temi della guerra, della povertà, del sopruso, c’è bisogno della “parola”. I conflitti in Israele e Ucraina, la globalizzazione senza regole, gli equilibri saltati tra gli Stati pretendono una scelta di responsabilità. Non ci si può sottrarre, non ci si può voltare dall’altra parte.

Ad aprire l’Incontro le parole di Mons. Claudio Giuliodori, assistente generale di Ac: «E’ in questo mondo e in questo tempo che siamo chiamati ad essere, in virtù del battesimo ricevuto, soggetti attivi di evangelizzazione. Siamo discepoli missionari di un Signore che per il mondo ha dato la vita. Anche la nostra non può che essere a sua volta donata.»

L’incontro poi è entrato nel vivo con l’intervento dell’attore Neri Marcorè che, imbracciando la chitarra, ha letto alcuni brani su figure della Resistenza cattolica e intonato la canzone di Fabrizio De André La guerra di Piero.

Il saluto di papa Francesco

Accolto dalle parole e musica dell’Inno A braccia aperte composto in occasione dell’incontro e dallo sventolio dei cappellini gialli e blu il Pontefice è entrato in piazza a bordo della papamobile scoperta e circondato da alcuni bambini di Ac.

Francesco ha fatto due giri di piazza salutando e regalando sorrisi soprattutto ai più piccoli. Poi è salito sul sagrato e ha pronunciato il suo discorso rivolto al popolo dell’Azione cattolica ricordando l’importanza della cultura dell’abbraccio: «Cosa sarebbe la nostra vita, e come potrebbe realizzarsi la missione della Chiesa senza questi abbracci? Perciò vorrei proporvi, come spunti di riflessione, tre tipi di abbraccio: l’abbraccio che manca, l’abbraccio che salva, l’abbraccio che cambia la vita».

Francesco ha continuato stigmatizzando i comportamenti che portano alle guerre: la diffidenza nei confronti degli altri, il rifiuto e la contrapposizione che diventano violenza. Abbracci mancati o rifiutati, pregiudizi e incomprensioni che fanno vedere l’altro come nemico.

E ha concluso con un invito: «Vedervi qui tutti insieme mi fa venire in mente il Sinodo e penso al sinodo in corso che giunge alla terza tappa quella profetica; ora si tratta di tradurre il lavoro delle fasi precedenti in scelte che diano slancio alla vita nuova e alla Chiesa del suo tempo. Vi invito a essere atleti e portabandiera di sinodalità nelle diocesi e nelle parrocchie.»

La cura

La festa è proseguita con la band di 60 elementi Rulli Frulli con i suoi strumenti riciclati e la sua verve instancabile. Si è poi esibito in un monologo sulla cura del creato il cantante Giovanni Caccamo che, accompagnato da appalusi scroscianti, ha intonato il brano La cura di Franco Battiato, un inno a prendersi cura del vicino e dell’altro. Intanto dalla piazza, al microfono, i giovani di Ac hanno reso testimonianza della loro esperienza associativa.

La mattinata si è conclusa con canti di ringraziamento, e tanti, tantissimi abbracci.

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