La legge elettorale e il contesto istituzionale del voto italiano

Il “Rosatellum” (natura e sua applicazione)

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di Gioele Anni* - Premessa: se hai delle minime conoscenze di diritto costituzionale e vuoi solo saperne di più sul “Rosatellum”, puoi saltare questa breve scheda e scaricare direttamente le slide allegate, che illustrano il funzionamento della legge elettorale. Un avvertimento: le slide sono molto “dense”, perché nella scrittura di una legge elettorale entrano parecchi fattori (dalla suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni e collegi; alla composizione delle coalizioni e delle liste; fino alla modalità concreta in cui si esprime il voto…). Ma non ti spaventare: esercitare il nostro diritto/dovere di voto in modo consapevole non è difficile, e le slide ti aiuteranno a focalizzare le caratteristiche fondamentali del sistema elettorale.

Se invece vuoi qualche elemento ulteriore per ricostruire il contesto del voto italiano, magari perché sei un giovane che per la prima volta partecipa alle elezioni, queste righe potrebbero esserti utili. Cominciamo da una considerazione fondamentale: la legge elettorale di un Paese è legata al suo sistema istituzionale.

Prendiamo gli Stati Uniti o la Francia. Sono Paesi con una forma di governo presidenziale, che infatti hanno a capo del governo un Presidente la cui nomina non deve essere approvata dal Parlamento.
In Francia, il Presidente viene eletto dopo due turni di votazioni, allo stesso modo in cui noi, in Italia, eleggiamo i sindaci dei comuni sopra i 15mila abitanti. C’è un primo turno in cui si fa una “scrematura” tra tutti i candidati, e poi un ballottaggio tra i due più votati.
Negli Usa, il sistema è ancora più semplificato. Dopo le rispettive primarie, i principali partiti designano dei candidati che si affrontano l’uno contro l’altro. Non vince chi prende più voti in assoluto, ma chi ottiene più seggi in base ai risultati nei singoli Stati federali.

Sistemi di questo tipo sono pensati perché, il giorno dopo le elezioni, ci sia un Presidente in grado di esercitare i poteri che la Costituzione nazionale gli affida. Non importa dunque se Emmanuel Macron, al primo turno, è stato votato solo dal 24% dei francesi; o se Donald Trump, in totale, ha ricevuto dagli americani circa 3 milioni di voti in meno di Hillary Clinton. Il sistema elettorale dei loro Paesi gli consente di governare senza necessità di alleanze con altre forze politiche.

L’Italia ha invece un ordinamento di tipo parlamentare. Sebbene quasi tutti i leader dei partiti si definiscano “candidati premier”, questa espressione è di fatto una “fake news”. Alle elezioni i cittadini italiani, infatti, eleggono il Parlamento; sulla base della composizione di Camera e Senato, dopo le consultazioni con le forze politiche, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affiderà l’incarico di Presidente del Consiglio alla persona che riterrà possa essere sostenuta dalla maggioranza del Parlamento.

Questa lunga premessa era necessaria per delineare i contorni istituzionali entro i quali si colloca la legge con cui voteremo il 4 marzo. Una legge, come spieghiamo nelle slide allegate, che mescola una quota di seggi attribuiti con il metodo maggioritario (determinata cioè da “sfide secche” nei singoli collegi, in cui chi prende un voto in più degli altri ottiene il seggio) e una quota, più alta, con il metodo proporzionale (ovvero, che riparte i seggi tra i partiti in base al numero di voti totali raccolti in tutta Italia).

Diciamolo francamente: il cosiddetto “Rosatellum” non è una bella legge elettorale. È molto complessa, consente ai “big” dei partiti di candidarsi in più territori per assicurarsi l’elezione, e limita la scelta di noi elettori che saremo costretti a dare un unico voto sia per i collegi uninominali che per i listini proporzionali (non è ammesso infatti il cosiddetto “voto disgiunto”).

Allo stesso tempo, c’è qualche timido passo avanti rispetto alla precedente legge elettorale, il cosiddetto “porcellum” che è stato dichiarato incostituzionale. La novità più significativa è che quest’anno potremo leggere sulla scheda i nomi e i cognomi dei parlamentari che stiamo eleggendo. Abbiamo la possibilità di informarci sui singoli candidati, conoscere le loro sensibilità politiche, sapere che tipo di battaglie e di comportamenti hanno portato avanti negli anni.

Come elettori siamo chiamati a scegliere una tra le forze politiche che si candidano. La forza che sceglieremo può presentarsi da sola, oppure all’interno di una coalizione. Tuttavia non possiamo sapere se le coalizioni rimarranno in piedi anche dopo le elezioni, né se l’incarico di formare il governo sarà affidato a una coalizione, a un singolo partito o anche a più partiti che pure non si erano presentati insieme all’interno della coalizione durante la campagna elettorale.

Per i dettagli tecnici della legge elettorale, come Azione Cattolica abbiamo preparato queste slide. Possiamo utilizzarle nei gruppi e/o in momenti d’incontro pubblico, per formarci e comprendere quali meccanismi stanno alla base del nostro voto.

A ciascuno, buona riflessione e buona scelta!

*Giornalista e Consigliere nazionale Ac