Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani

Unire le forze per fermare questo crimine

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di Sara Martini* - Sono oltre 40 milioni oggi le persone nel mondo vittime di schiavitù moderna, in modo particolare donne (il 71% del totale) e bambini (uno schiavo su quattro ha meno di 18 anni). Dal rapporto di Save the Children “Piccoli schiavi invisibili 2018” emerge che quasi 10 milioni di bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Nei paesi dell’Unione europea sono 30.146, di cui oltre mille minori, le vittime registrate di tratta e sfruttamento, a fronte di stime che parlano di circa 3,6 milioni di persone ridotte in schiavitù in Europa nel 2016. Un’industria macabra, quella della tratta, che fattura 150 miliardi di dollari in tutto il mondo. I dati sono drammatici e tornano a far notizia in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani promossa dalle Nazioni Unite, che ricorre ogni anno il 30 luglio.
La tratta di esseri umani è un crimine che vede uomini, donne e bambini vittime di gravi forme di sfruttamento, tra le quali il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. La schiavitù moderna ha mille volti e non conosce frontiere né età. Dai bambini-soldato armati di kalashnikov nelle guerre civili in Repubblica Centrafricana ai volti sfigurati delle donne nigeriane e rumene vittime di tratta sui marciapiedi delle metropoli europee; dagli uomini chini sfruttati nei campi del Mezzogiorno d’Italia ai volti dei bambini del Bangladesh costretti per interminabili ore dietro grandi telai o dei ragazzini brasiliani impegnati a rastrellare carbone da terra. Se è difficile tracciare un profilo delle innumerevoli vittime, che spaziano in età, sesso e provenienza geografica, vi è però certamente un dato che le accomuna: si tratta di vite estremamente vulnerabili, persone costrette a spostarsi perlopiù non potendo ricorrere a mezzi e canali legali. Inoltre, insiste una forte contiguità tra migrazioni e tratta che porta troppo spesso a sovrapporre (e quindi confondere) i due fenomeni. Tale vulnerabilità è fattore di esposizione a rischi, pericoli, sfruttamento, illegalità. Questo vale ancor più per i minori: i bambini rifugiati, migranti e sfollati sono categorie particolarmente vulnerabili alla tratta. Infatti, sia che stiano scappando da guerre o violenze sia che siano alla ricerca di migliori opportunità di formazione o sostentamento, un numero esiguo di loro trova strade per spostarsi regolarmente e in sicurezza con le loro famiglie, aumentando così le probabilità di percorsi irregolari e soggetti al pericolo di violenze, abusi, sfruttamento da parte di trafficanti senza scrupoli.
Come ha efficacemente affermato Papa Francesco in occasione della IV Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone nella memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita (12 febbraio 2018), «quando i Paesi sono in preda a povertà estrema, violenza e corruzione, l’economia, il quadro normativo e le infrastrutture di base sono inefficienti e non riescono a garantire sicurezza, beni e diritti essenziali. In tali contesti, gli autori di questi crimini agiscono impunemente: la criminalità organizzata e il traffico illegale di droghe e di esseri umani scelgono le prede tra le persone che oggi hanno scarsi mezzi di sussistenza e ancor meno speranze per il domani».
«La tratta delle persone è un crimine contro l'umanità», sono ancora le chiare e forti parole di papa Francesco che a più riprese ha sollevato il velo dell’indifferenza di fronte a questa piaga sollecitando una presa di coscienza a livello politico e istituzionale, ma anche individuale.
«Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale». Un appello che ciascuno è chiamato a fare proprio per un lavoro di conoscenza, di sensibilizzazione e di cura che deve iniziare a casa, da noi stessi, nel quartiere, nell’associazione di appartenenza: solo così saremo in grado di rendere le nostre comunità consapevoli, motivandole a impegnarsi contro la “cultura dello scarto”, contro l’indifferenza e lo sfruttamento dei più vulnerabili, affinché nessun essere umano possa mai più essere vittima della tratta.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana