L’appello del Forum delle Famiglie alla politica

Un patto per la natalità

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Il nostro Paese sta vivendo l’inverno demografico più difficile della sua storia. Da circa quarant’anni i tassi di fecondità sono molto bassi: meno di due figli per donna, ossia inferiori a quanto necessario per garantire il semplice ricambio tra le generazioni. Oggi siamo ad un 1,34 figli per donna. Solo il continuo aumento dell’aspettativa di vita e l’immigrazione hanno parzialmente arginato il problema. Ma il calo della popolazione sta diventando sempre più evidente ed insostenibile.
Un dato, soprattutto, induce a riflettere: è molto marginale la quota di persone che dichiara di non volere figli. È attestata invece oltre il 40% un’ampia parte di popolazione che desidererebbe due o più figli, e che però non ha i mezzi per andare oltre il primo.
Nella consueta indagine condotta dall’O.N.F. (Osservatorio Nazionale Federconsumatori) sui costi necessari al mantenimento di un figlio, emerge che per mantenere un bambino nei primi 12 mesi le famiglie italiane devono sostenere un costo che varia da un minimo di 7.072,90 € ad un massimo di 15.140,76 €,con un aumento medio dell’1,1% rispetto al 2016. Ad una famiglia con un reddito medio di 34mila € netti all’anno, portare un figlio dagli 0 ai 18 anni costa quasi 170mila €. Una famiglia con reddito più basso può arrivare a spendere 113mila € mentre, se il reddito raddoppia, può spendere anche 270mila € a figlio in 18 anni.

Il contesto attuale, insomma, sembra non scommettere più sulle famiglie ed i giovani. La triste sensazione è che l’Italia abbia smesso di credere nel proprio futuro.
Sono 5,5 milioni le donne tra i 18 e i 49 anni che rinunciano ad essere madre (una donne fertile su due) perché essere madri e lavoratrici in Italia è ancora troppo difficile. Parallelamente il 71 per cento delle donne tra i 20 e i 34 anni mira ancora ad avere almeno due figli e soltanto il 7 per cento è disposto a rassegnarsi a non averne.
Si aggiunga ancora che nel 2016, secondo l’Ispettorato del lavoro, su dieci donne che hanno dato le dimissioni dal loro posto di lavoro otto erano mamme e una buona parte di queste spiegava la scelta con la difficoltà di «gestire insieme figli e lavoro».

Gli effetti della denatalità, di cui ancora facciamo fatica ad essere pienamente consapevoli, sono già dirompenti. Come mantenere il PIL, e il rapporto con il debito, con una popolazione in costante diminuzione?  Come affrontare la crescente spesa sanitaria e pensionistica? Come sostenere i costi, anche sociali, di una popolazione sempre più anziana? Già oggi, da diversi punti di vista, vediamo i primi effetti nefasti di tutto questo. Siamo un popolo incurvato su se stesso, stanco, che ha smesso di sperare.

Per anni la politica ha considerato la natalità un tabù. Il tema tocca infatti argomenti apparentemente divisivi: maternità, famiglia, immigrazione. Ma è arrivato il momento di non guardare più alla prospettiva
di parte o agli interessi elettorali. In ballo c’è il destino di una nazione. Su questo punto è indispensabile accantonare tutte le controversie ideologiche. I bambini devono essere considerati un Bene Comune perché rappresentano il futuro di tutti noi.

Sono indispensabili interventi decisi per invertire una tendenza che ci sta portando verso un domani senza prospettive. Tali interventi devono essere universali, coerenti e garantiti nella loro esistenza e durata, e non semplici aiuti occasionali. È necessaria una politica di lungo periodo che veda in questo punto un investimento irrinunciabile: serie e strutturali politiche economiche e fiscali a favore delle famiglie, sostegni concreti alla natalità, uniti alla promozione di una più ampia cultura dell’accoglienza dei bambini, così come un ampio programma di consolidamento del lavoro femminile, con soluzioni di conciliazione del tempo del lavoro con quello della famiglia, anche attraverso servizi adeguati e a basso costo. Si tratta di scelte non più rinviabili. Per troppo tempo la politica si è limitata a fingere di intervenire, commentando di volta in volta gli allarmanti dati Istat senza, tuttavia, trasformare quelle analisi in azioni concrete, se non con misure rare ed estemporanee.

Per questo il Forum delle Famiglie chiede ai Partiti e alle Liste in corsa per la prossima tornata elettorale, di considerare il tema della natalità e delle politiche familiari come priorità all’interno dei vari programmi. I nodi sono arrivati al pettine e la situazione non è più rinviabile. È possibile – e anzi è un bene – che vi siano visioni differenti sui tanti temi del dibattito politico. Ma su questo punto, ve lo chiediamo con forza, appellandoci al vostro senso di responsabilità, è necessaria un’unità di intenti: occorre remare tutti nella stessa direzione per invertire la rotta. Si tratta di un segnale decisivo per ridare speranza all’Italia. Ne va del futuro del nostro bellissimo e amatissimo paese.