4 ottobre 1988: moriva a Spello Carlo Carretto. Un’eredità immensa

Triplice impegno

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Trent’anni fa moriva a Spello Carlo Carretto. Una straordinaria figura di cristiano, di cattolico del Concilio che ancora oggi illumina la strada di chi ha la fortuna di incrociarne il pensiero e la testimonianza di fede, ripercorrendo le diverse stagioni della sua vita: dagli anni della formazione all’impegno nell’Azione Cattolica, dall’esperienza del deserto alla fondazione in San Girolamo a Spello della fraternità dei Piccoli fratelli del Vangelo. Qui vi proponiamo un suo scritto, che ci pare di stringente attualità, tratto dal bel volume Carlo Carretto. Il cammino di un «innamorato di Dio» di Paolo Trionfini, direttore dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem). Per approfondire il legame tra il nostro e Casa San Girolamo, suggeriamo anche il recente Carlo Carretto ieri e oggi. Spello e le «colline della speranza» curato da Gianni Borsa, giornalista del Sir.

Trent’anni fa moriva a Spello Carlo Carretto. Una straordinaria figura di cristiano, di cattolico del Concilio che ancora oggi illumina la strada di chi ha la fortuna di incrociarne il pensiero e la testimonianza di fede, ripercorrendo le diverse stagioni della sua vita: dagli anni della formazione all’impegno nell’Azione Cattolica, dall’esperienza del deserto alla fondazione in San Girolamo a Spello della fraternità dei Piccoli fratelli del Vangelo. Qui vi proponiamo un suo scritto, che ci pare di stringente attualità, tratto dal bel volume Carlo Carretto. Il cammino di un «innamorato di Dio» di Paolo Trionfini, direttore dell’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI (Isacem). Per approfondire il legame tra il nostro e Casa San Girolamo, suggeriamo anche il recente Carlo Carretto ieri e oggi. Spello e le «colline della speranza» curato da Gianni Borsa, giornalista del Sir.

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Se è bello paragonare il sacerdote a Maria, quale donatore di Gesù, è altrettanto bello paragonare l’apostolo laico al Battista che lo precorre nel cammino[:] «Ecco che io mando avanti a te il mio angelo che precedendoti ti preparerà la via» (1).
Questa consapevolezza sentivamo tutti con più forza alla chiusura della 4 giorni nazionale di quest’anno che va appunto sotto il titolo «Apostolato dei laici»(2).
Ripensando a questo tema che è[,] direi, il tema ufficiale dell’Azione Cattolica, sgorgavano con tanta evidenza per la loro urgenza di chiarificazione, potenziamento ed estensione quei motivi interiori ed umani che ci hanno uniti in Organizzazione e che sono i fondamenti della nostra precisa vocazione all’apostolato.

Oggi il mondo più che mai ha bisogno di apostoli ed il Cristianesimo è tutto pervaso da fremiti di espansione e di crescenza.
Occorrono apostoli sacerdoti ed occorrono apostoli laici. Il Vescovo ha bisogno di manipoli di preti apostoli e di manipoli di laici apostoli.
È un doppio schieramento con diverse mansioni ma con una unica ansia che è l’ansia delle anime da conquistare.
Nei secoli il Vescovo si è costruito il Seminario per i suoi sacerdoti, oggi per i maggiori impegni cui è sottoposto il laicato occorre al Vescovo un altro seminario: il seminario dei laici, la scuola dei laici, e questa è l’A.C.
Tutti sono convinti di ciò ed il fenomeno Azione Cattolica si regge su tali documenti pontifici e su tali testimonianze dell’Episcopato del mondo da non essere più posto in questione.
Semmai, se questione c’è, è quella che l’Azione Cattolica non va solo pensata ma va fatta e fatta sul serio e che le parrocchie qualche volta debbono ancora trasformare certe sbilenche associazioni, dove trionfa il gioco, in vere scuole di apostolato.
Questo è stato l’argomento che ha intrattenuto i presidenti diocesani alla 4 giorni nazionale, e di risultati dei loro lavori si possono riassumere così.

Primo impegno: è necessario ribadire l’atteggiamento interiore dell’apostolo laico. Qui dobbiamo essere inesorabili e forti per non cedere al continuo attacco dell’edonismo moderno e dalla facile tentazione di scivolare nel compromesso. Occorre che l’Azione Cattolica batta con più energia la strada della santità.
Dobbiamo vivere un cristianesimo genuino e non accomodato al gusto degli uomini fiacchi e tutto si può riassumere nel detto paolino: «Abbiate in voi lo stesso sentire di Cristo»(3).
È troppo facile concepire il cristianesimo come estetismo, come ordine, come via media che sta lontana da ogni eccesso. Più difficile capirne il segreto interiore, l’economia nascosta. E questa è una sola: la Croce.
Bisogna morire ogni giorno; la Resurrezione viene dopo il Calvario. Morire significa non credere alle apparenze, all’umano, alla potenza, alla ricchezza, alla superbia; significa credere alla grazia che scorre nella valle dell’umiltà, credere alla croce, al sacrificio, al silenzio, all’obbedienza, alla donazione, all’amore.
Il nostro metodo non è di questo mondo perché noi non siamo di questo mondo. Il messianismo, la vita comoda, la ricchezza, la prepotenza non è vita per il cristiano, è morte lenta, soffocamento, avvelenamento.
Fratelli della GIAC, l’A.C. ha qui la sua potenza di ricupero, la sua energia incrollabile, la sua dinamica di espansione. Non credete al denaro, ai mezzi materiali, credete alla preghiera, al sacrificio nascosto.
Diventare apostoli laici significa diventare santi, significa essere poveri, casti, obbedienti, donati, amanti delle anime, uomini di preghiera, servitori della verità.

Il secondo impegno che è sgorgato dalla 4 giorni nazionale è l’impegno che ci siamo presi di potenziare l’associazione giovanile.
Per noi l’associazione è lo strumento per attuare il nostro ideale di apostoli laici, è il mezzo per farlo vivere e trasmetterlo alle giovani generazioni che vengono dopo di noi.
L’associazione nostra dobbiamo vederla così: cenacolo, scuola, regno delle nostre amicizie, luogo di ricupero spirituale, centro delle nostre giovinezze, cittadella dello spirito, bandiera del cristianesimo nel mondo giovanile del nostro tempo.
È così la nostra associazione? O è solo una scuola di gioco, un luogo dovei giovani si ritrovano per divertirsi, una accozzaglia indistinta di mezze cartucce, senza idee e senza volontà?
Dobbiamo impegnarci tutti in questo lavoro comprendendo fino in fondo che il problema dell’associazione è un problema di dirigenti, di rapporto educativo, di intensità eucaristica, di contenuto insomma e non di forma.
Tutto il lavoro del Centro nazionale, tutta la fatica dei centri diocesani debbono essere concepiti in funzione della formazione di dirigenti in vista del potenziamento della vita di associazione. D’accordo?

E il terzo impegno è la piazza assolata, la strada battuta dagli uomini: il mondo.
Bisogna uscire se vogliamo realizzare la nostra vocazione di apostoli laici. La vocazione di una suora contemplativa o di un religioso adoratore si può comprendere nel chiuso di un convento e nel silenzio della propria cella, ma la vocazione dell’apostolo laico non si può capire se non nella fabbrica, nella scuola, nel campo.
È la nostra chiamata in quel senso e noi non realizzeremo mai la nostra santificazione se non nell’immersione totale in questa realtà del mondo che è come la pasta entro la quale deve entrare il lievito.
Ed è in questa luce che va vista l’intima necessità della specializzazione di categoria; anche qui non è problema di forma, è problema di sostanza, di contenuto.
Un operaio deve santificarsi come operaio, come Don Bosco si è santificato nel cortile e come il Cottolengo si è santificato nella corsia; la professione per un apostolo laico diventa lo stesso strumento della sua santificazione e non la remora oppure l’uccisione del suo apostolato.
Via da noi laici tutte le tentazioni monacali ei muri divisori tra la nostra interiorità e l’impegno di apostolato. Siamo ancora troppo malati di separatismo dai nostri fratelli, di paura di affrontare la piazza, di timidezza nell’immergerci nel lavoro umano.
Via tutto ciò con decisione e sveltezza; e nel parlare di decisione e di sveltezza mi è facile in questo momento pensare al lavoro dei fratelli della capitale e del Sud che saranno impegnati in questo mese nelle competizioni elettorali (4).
Giunga a loro tutti il conforto della nostra adesione e del nostro incoraggiamento.
Considerino essi come nel 1948 la battaglia elettorale, come una battaglia che impegna la propria santificazione, come un dovere apostolico.
Sono come allora in gioco gli stessi immensi valori: la libertà e la giustizia.
Si battano essi fino in fondo senza timori perla difesa della civiltà cristiana.
E siano essi fedeli, scrupolosamente fedeli alla nostra dottrina di giustizia e di democrazia.
Non ascoltino le sirene allettatrici né a sinistra né a destra e soprattutto non credano a coloro che fanno solo professione di cristianesimo durante la battaglia elettorale.
Siano soprattutto uniti perché il premio dell’unità è la vittoria.

Testo pubblicato su «Gioventù», 11 maggio 1952, p. 1

Note
(1) Cfr. Mt 11,10 e Lc 7,27.
(2) Il Convegno dei presidenti diocesani, che si tenne alla «Domus Pacis» di Roma, dal 22al 25 aprile 1952.
(3) Cfr. Fil 2,5.
(4) Il 25-26 maggio erano in programma le elezioni amministrative in Umbria, nel Lazio, in Sicilia, in Sardegna e in diversi comuni meridionali.