La Presidenza nazionale Ac a Vigevano per la cerimonia di beatificazione

Teresio Olivelli. Il coraggio della fede

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Sabato 3 febbraio a Vigevano il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, ha presieduto la cerimonia di beatificazione del venerabile Teresio Olivelli, straordinario modello di fedeltà al Vangelo. Un giovane di Azione cattolica e della Fuci, brillante e intelligente, la cui testimonianza rimane, a oltre 70 anni dalla morte, attualissima e profetica. Alpino e partigiano, il suo martirio a soli 29 anni nel campo di concentramento di Hersbruck dopo una vita intensa e spesa per il prossimo, diventa per ogni credente un nuovo e impegnativo esempio che chiama a modellare la propria esistenza sugli insegnamenti mai accomodanti di Gesù. Per approfondire: L’ampia pagina dedicata sul sito fondazionesantiac.org e su teresiooliveli.com

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di Matteo Truffelli* - Un giovane brillante e intelligente, un cristiano coerente dalla fede limpida, la cui testimonianza rimane, a oltre 70 anni dalla morte, attualissima e profetica. Teresio Olivelli viene proclamato beato dalla Chiesa e indicato come modello di fedeltà al Vangelo: è questo il tratto principale che emerge dalla ricostruzione biografica tracciata da Luisa Bove in questo volume.

Come ha affermato mons. Maurizio Gervasoni – Vescovo della diocesi di Teresio, Vigevano – Olivelli viene «proposto come esempio di autentico cristiano, che ha anteposto il Vangelo a ogni ideologia, che è stato discepolo innamorato di Cristo e apostolo appassionato della Chiesa. Un fedele laico, socio di Azione cattolica e della Fuci, la cui fede rigetta qualsiasi forma di male e di violenza». Ma «la sua eroica testimonianza cristiana è scomoda e ci scomoda, perché richiama il banco di prova della nostra sequela professata: l’amore incondizionato al prossimo». Così la beatificazione di questo giovane di Ac, morto martire a soli 29 anni nel campo di concentramento di Hersbruck, dopo una vita intensa e spesa per il prossimo, diventa per ogni credente un nuovo e impegnativo esempio che chiama a modellare la propria esistenza sugli insegnamenti mai accomodanti di Gesù.

Teresio Olivelli ha infatti messo in gioco tutto se stesso per la missione evangelizzatrice della Chiesa in un contesto – l’Italia del regime fascista e un’Europa segnata dalla tragedia della seconda guerra mondiale – certamente difficile per la stessa fede cristiana, perché attraversata da tanta disumanità.

Riletta in questo senso, la sua breve vicenda terrena colpisce per la generosa coerenza tra principi e azioni. Un’unità tra esistenza e fede vissuta con la stessa intensità prima nell’Ac e nella Fuci, quindi nell’attività professionale come studioso di diritto, nel volontariato con la San Vincenzo, piegato con dolcezza su poveri e ammalati, fino alla partenza per il fronte, la successiva scelta resistenziale e, in particolare, durante gli ultimi mesi nei lager nazisti. Dove, ancora una volta, senza sosta, lasciò che fosse il Signore a guidare i suoi passi, portando ai compagni di prigionia conforto, preghiere e parole di speranza.

Per Olivelli l’antico motto della “sua” Azione cattolica – preghiera, azione, sacrificio – era regola quotidiana, fonte di ispirazione per le scelte di una vita orientata a costruire un mondo di pace, fratellanza e giustizia, difficile anche solo da immaginare in quella tormentata fase della storia.

La vicenda del beato Teresio non fu, naturalmente, esente da fatiche, dubbi, probabilmente errori: eppure questo giovane ha sempre saputo ripartire di slancio, modulando il cammino di ogni giorno sulle pagine del Vangelo, accompagnando sia la ferialità che i decisivi tornanti della propria vita con la preghiera, i sacramenti, il riferimento agli insegnamenti della Chiesa. Così questo “ribelle per amore” diviene interprete e modello di una fede coraggiosa, di una passione umana senza calcoli, di una speranza contagiosa che non s’arresta dinanzi alla durezza e alle fatiche, grandi e piccole, della vita.

La coincidenza della beatificazione di Teresio Olivelli con il 150° anniversario della nascita dell’Azione cattolica italiana – fondata da altri due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni – assume allora un valore ulteriore, indicando il decisivo contributo di generazioni di laici credenti nel testimoniare con la propria vita la “buona notizia” dentro le pieghe della storia. E dunque capaci, proprio per questo, di portare un contributo essenziale alla costruzione di una società più umana, più giusta, più libera. Un impegno, questo, che conserva nell’oggi tutto il suo fascino, la sua forza vigorosa e innovatrice, spalancando le porte sul domani.

*Presidente dell’Azione Cattolica Italiana e Vicepresidente della "Fondazione Azione Cattolica Scuola di Santità Pio XI" – il testo è la prefazione a Teresio Olivelli. Il coraggio della fede di Luisa Bove, editrice In Dialogo, Milano 2018.