centro studi Ac

8 marzo festa della donna

Non solo mimose

di Donatella Pagliacci* - Come ogni anno, in tutto il mondo, l’8 marzo è il giorno dedicato alla memoria delle lotte per l’affermazione e il riconoscimento dei diritti delle donne. Un giorno che dovrebbe aiutarci a non dimenticare le storie delle molte donne che hanno vissuto e lottato per consegnarci un mondo più giusto, un mondo capace di non discriminare degli esseri umani, solo perché donne. Un giorno nel quale dovremmo ricordarci di milioni di donne che, quotidianamente, credono e vivono per affermare la loro dignità e libertà, ma che purtroppo ancora oggi subiscono violenze fisiche e psicologiche.

9 maggio festa dell’Europa

Una scuola per proseguire una magnifica avventura

di Michele D’Avino - Il 9 maggio del 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman esponeva al mondo la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile il ripetersi di una guerra tra le nazioni europee. La dichiarazione di Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione Europea. Da allora il 9 maggio è il giorno in cui si festeggia l’Europa. Un’Europa che ancora molto può fare per contribuire alla risoluzione pacifica dei conflitti che si agitano oggi nel mondo. Per questa Europa, dal 18 al 21 luglio si terrà a Roma una Summer School dal titolo “Acting EurHope, organizzata dall’Istituto di diritto internazionale della pace "Giuseppe Toniolo" dell’Ac in collaborazione con Caritas, Focsiv e Missio. Iscrizioni entro il 15 giugno, all'interno il programma.

In vista del seminario del Centro studi Ac a Spello

Vivere Per. Avvio di una semplice grande rivoluzione

di Valentina Soncini - Ci stiamo preparando a celebrare la Pasqua, l’evento più sconvolgente e rivoluzionario della storia che ci ha rivelato quanto Dio ami l’uomo tanto da non essere teocentrico. Questo Dio che si rivela nella Pasqua di Gesù, apre una storia nuova che abilita a una vera e radicale rivoluzione per la piena umanizzazione. Questo processo sicuramente è il fondamento di altri processi che spingono a cambiamenti, e uno di questo è stato innescato con l’enciclica Laudato si’: scoprirsi parte dell’unico cosmo.

Migrazioni: scenari e problemi

L’Italia plurale

di Nadia Matarazzo - Sfiora i 4 milioni il numero di permessi di soggiorno in corso di validità, e questo significa che la tendenza prevalente in Italia è quella dell’insediamento, non più del transito. Ospitiamo 198 nazionalità, su un totale mondiale di 232, e le cinque più numerose sono: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina. Con un’incidenza percentuale di popolazione straniera del 7% sul totale, l’Italia è già un Paese multiculturale. Insieme a quello sulla sedentarizzazione, questo dato rende chiaro quanto siano inefficaci tutti gli approcci emergenziali al fenomeno migratorio, che affrontano la questione come un problema temporaneo, mentre invece è strutturale e di lunga durata.

Il futuro dell’Unione dopo le celebrazioni dei Trattati di Roma

Per un’Europa sociale

di Andrea Michieli - La Dichiarazione sottoscritta a Roma dai Capi di Stato e di governo dell’Unione ha rievocato la storica firma del 25 marzo 1957. Le similitudini però si fermano qui. Oggi il mondo è divenuto multipolare e non ci sono spinte esterne che aiutino un balzo in avanti dell’integrazione, come fu allora. Piuttosto, si odono grida nazionaliste. Proprio per questo l’Europa deve trovare da sola la propria strada di integrazione, ripartendo dalla complementarietà tra forma e funzione, tra mercato e politica, tra libertà e diritti. Deve creare istituzioni comuni e separate, in grado di condividere il potere e di rappresentare le differenze. In assenza di una narrazione alternativa e credibile il sogno di tanti rischia di svilire e svanire.

Giovani e lavoro: quale futuro vogliamo?

Per un job generativo

di Alberto Ratti - I mutamenti della realtà sociale ci interrogano profondamente e non ci devono lasciare indifferenti. Serve uno sforzo comune per cercare di governare le novità che hanno colpito il mondo del lavoro, per mettere nuovamente a fuoco alcune coordinate e capire come declinare quelle antiche ma non per questo obsolete: tutela dei diritti e della sicurezza di chi lavora, inclusione e protezione di chi un’occupazione l’ha persa o non riesce a trovarla. Urge ripartire dal dato costituzionale, che indica l’obiettivo di un lavoro che permetta a ciascuna persona di contribuire allo sviluppo materiale e spirituale della società, cercando così di dare forma a un’agenda che possa aiutare alla ripresa e alla crescita occupazionale, soprattutto fra le giovani generazioni.

Considerare le peculiarità dei poveri per promuoverne le potenzialità

Ridurre la povertà. Percorsi possibili

di Andrea Casavecchia - In Italia le persone in condizione o a rischio di povertà ed esclusione sociale sorpassano i 17 milioni. In questo folto gruppo l’intensità della deprivazione è diversa: parte dai circa 4,5 milioni che vivono sotto la soglia della povertà assoluta. La riqualificazione delle periferie e l’introduzione del Rei (Reddito di inclusione) sono iniziative politiche che vanno nella direzione giusta. Ma sono insufficienti. In Italia, i trasferimenti economici erogati dalle istituzioni producono una diminuzione del tasso di povertà relativa del 5,3%, mentre la media europea è intorno al 9%. In cima alla lista dei bisogni, l’emergenza abitativa. I nodi: la debolezza dell’assistenza alle famiglie; il lavoro povero; la divaricazione territoriale.

Welfare e legami intergenerazionali

Bambini e anziani, risorse da riscoprire

di Fabio Cucculelli – Alcune piste di lavoro emerse dai tavoli tematici del recente convegno “Dal benessere al buon vivere. Progettare il nuovo welfare municipale”, promosso dall’Ac e rivolto agli amministratori locali. La cura dei legami intergenerazionali così come il saper custodire il valore della memoria, il mettere al centro la famiglia come soggetto sociale, politico ed ecclesiale, sono la via necessaria per costruire e ri-costruire relazioni sociali e familiari nuove e dare un futuro migliore al nostro presente.

A proposito di lavoro e giustizia sociale

Senza lavoro non c’è futuro per la democrazia

di Fabio Mazzocchio - Il lavoro è prima che un diritto per i singoli, un dovere per lo Stato. Garantire buoni livelli occupazionali significa, nella sostanza, promuovere democrazia reale e equilibrio sociale. In questo senso, serve attivare una strategia di cambiamento - come suggerisce Francesco con la Laudato si’, - per ripensare i processi di sviluppo e le dinamiche sociali. Lo Stato non dovrà certo farsi imprenditore, ma ha ancora la responsabilità di regolare il mercato, attivando politiche economiche che puntino tutto sullo sviluppo occupazionale. Senza lavoro non c’è futuro né per i singoli, né per le comunità politiche.

Oggi come domani, lo sviluppo è il nuovo nome della pace

Garantire un lavoro dignitoso per prevenire i conflitti

di Andrea Michieli - Oggi, 20 febbraio, si celebra la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale. Il tema scelto per quest’anno è Prevenire il conflitto e sostenere la pace attraverso il lavoro dignitoso. L’obiettivo della giornata è rilanciare l’impegno degli Stati a promuovere un sistema, su scala globale, basato sui principi di giustizia, eguaglianza, democrazia partecipativa, trasparenza, accountability e inclusione, con un richiamo esplicito al lavoro dignitoso delle donne e dei giovani. In verità, la giustizia sociale è regredita in questi ultimi anni, complice la più grave crisi economico-finanziaria che il mondo abbia vissuto. Ciò non di meno, al tempo della “guerra mondiale a pezzi”, appare ancor più chiaro che resta inscindibile il trinomio fecondo “giustizia, lavoro e pace”, riproposto da Francesco come “ecologia integrale” nella Laudato si'.