Studenti e insegnati, alleanza tra pari

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Miniconvegno: scuola. È intervenuto Eraldo Affinati, scrittore

Sintesi a cura di Valeria Lavano - “Non si può pensare di educare senza ferirsi”. Questa è l'affermazione rivolta agli educatori e  agli insegnanti durante l'intervento di Eraldo Affinati, scrittore e fondatore della scuola Penny Wilton.
Nel laboratorio scuola, durante il pomeriggio di venerdì e la giornata di sabato del convegno nazionale delle presidenze diocesane, si è discusso del nuovo modo di educare rinnovando il linguaggio con i giovani per poter entrare in contatto con loro e “lasciarsi trafiggere” dal loro essere.
È necessario avere uno spirito di accoglienza verso gli studenti, mettersi in gioco, alla pari, tenendo conto delle posizioni di partenza sia degli insegnanti che degli studenti.
Tutti percorriamo un cammino, che è diverso e speciale per ciascuno, che richiede attenzioni specifiche e non generalizzate.
In questo cammino occorre creare quell'alleanza, di cui si è discusso con Cesare Moreno, presidente dell'associazione Maestri di strada, in cui lo studente e l'insegnante hanno pari dignità, si riconoscono uno nell'altro, nella voglia di apprendere e nella voglia di raggiungere il bene comune, accantonando l'egocentrismo, l'individualismo e la retorica. Un'alleanza educativa in cui l'insegnante riflette un'immagine positiva  del ragazzo, “dove ciascuno cresce solo se sognato”,  un po' come don Lorenzo Milani affermava in Lettera ad una professoressa “Il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i segni del tempo”.
Ed è proprio dalla scuola di Barbiana bisognerebbe ripartire con uno sguardo profondo allo spirito di accoglienza, all'uguaglianza delle posizioni, reinventando il modo di apprendere, premiando la rivoluzione stessa dei ragazzi, attuando in maniera fattiva la pedagogia dell'ascolto: valorizzando ed incrementando in maniera notevole i legami contrariamente a una trasmissione dottrinaria del sapere. Legami è forse la parola che più spesso è stata nominata: in una società che vive la crisi dei luoghi di aggregazione, è ancora più importante valorizzare la dimensione della scuola come ultima frontiera di socialità.
Bisognerebbe puntare di più sulla persona come tale e non sulla figura di studente, come una piantina da coltivare e curare e non come un contenitore da riempire.