Evangelizzatori con spirito/2

La rivoluzione del cuore parte dalla Parola

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di Tony Drazza* - Credo che ognuno di noi abbia bisogno di motivi ispiratori, ovvero tutti necessitiamo di un posto tranquillo, di un buon libro o della buona musica per coltivare idee e per nutrire il cuore. E in questi giorni, ritornando sulle parole della Evangelii gaudium, mi sono accorto che ci sono delle parole che possono diventare “ispiratrici”. Ritengo, poi, che abbiamo bisogno di ritrovare il senso delle nostre cose, dei nostri impegni e delle nostre fatiche giornaliere. Per questo leggendo alcune frasi dell’esortazione apostolica di papa Francesco mi hanno riportato al centro della mia vita e delle mie cose.
«Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca un senso cristiano all’impegno e all’attività».  Al numero 262 di Evangelii gaudium il papa entra nel concreto dell’esistenza di chi ha deciso di donare il proprio tempo e la propria vita per essere evangelizzatore.

Ripensarci missionari
Dovremmo forse riprendere molto concretamente l’idea di essere missionari e non organizzatori di incontri e mi sembra che questa deriva attraversi i percorsi e i cammini di tutti. L’Eg ci invita a ridare impulso, dal di dentro, al nostro essere missionari. Essere missionari significa uscire da se stessi e avere nel cuore il desiderio di far conoscere Gesù, il suo Vangelo, la sua quotidianità al mondo. Tutto questo dovrebbe passare attraverso la vita del missionario, che è un uomo in cammino, un uomo con il bagaglio leggero e che intende portare Gesù nella vita degli altri e, al tempo stesso, con questo incontro, arricchire la propria anima.
Dovremmo quindi chiederci se ci sentiamo in cammino, se siamo disposti a schiodarci dalle nostre sicurezze (anche ecclesiali) per ridare calore e senso alle nostre parole. Per rinnovare l’impulso missionario è necessaria una “rivoluzione del cuore”; è necessario rallentare la nostra corsa e ridire a noi stessi il significato delle cose che facciamo.
Per rinnovare l’impulso missionario occorre trovare lo spazio in cui diamo nuovamente a Dio il diritto di parola; per molto tempo forse abbiamo coperto tutto con le nostre ansie, con il nostro desiderio di fare sempre più iniziative, di fare sembrare viva la nostra parrocchia o il nostro gruppo.

Sganciarsi dalla mondanità
Per molto tempo abbiamo pensato solo di non apparire degli scoraggiati piuttosto che annunciare il vangelo; abbiamo trovato il modo giusto per poter far bella figura piuttosto che far parlare e trasparire la bellezza del Vangelo nella nostra vita e nella vita degli altri. Consideriamo il “coltivare lo spazio interiore” come un inutile appuntamento in mezzo a le tante cose da fare, da organizzare, da decidere.
Decidere di fare “la rivoluzione del cuore” significa sganciarsi totalmente dalla mentalità mondana, aspettandosi sempre qualche ritorno per il servizio prestato; essere dentro la rivoluzione del cuore significa ogni tanto essere sconfitti, essere feriti, essere abbondonati e rimanere soli perché il cuore ha ragioni diverse rispetto alla mente e la nostra vita non è solo ragione, non è saper incasellare impegni. La rivoluzione del cuore inizia solo se pensata insieme a Dio, nella preghiera e nel silenzio; senza di questo saremmo solo dei “faccendieri di cose di Chiesa”.

La bellezza di non essere da soli
L’impulso, il calore, la bellezza dell’annuncio passano attraverso l’incontro con il Signore Gesù e un cammino fatto insieme. È proprio attraverso l’incontro profondo con il Signore che riceviamo la spinta e l’impulso missionario. Lui non ci prende semplicemente per mano ma ci manda, ci invia, ci dà forza e coraggio. Certo… entrare nella storia degli uomini e del mondo presuppone andare incontro a dei rischi, assumersi delle responsabilità, uscire da se stessi e dedicarsi. La rivoluzione del cuore parte da qui, da questi primi passi, dal camminare insieme, dal non aver paura di parlare di Dio con gioia, dal mettere i passi incerti accanto ai passi dell’altro, nell’ascoltare le ragioni della persona che mi cammina accanto. Gesù si rivela nelle tristezze raccontate, nei passi di una vita che scorre quotidianamente, in un incontro improvviso che apre orizzonti nuovi di vita e di fede. Gesù si fa vedere anche nel momento della resa, quando si pensa che tu sia finito e nessuno potrà mai ridarti la forza che avevi. Ecco da dove parte la rivoluzione del cuore.
Dovremmo preoccuparci seriamente di non far diminuire il dinamismo della missionarietà ma di tenerlo sempre vivo, di suscitare nuovo entusiasmo perché questo porti ciascuno a scoprire la propria missione e realizzare il proprio progetto di vita avendo Gesù nel cuore.
Uscire, incontrare, camminare, vivere in fraternità sono tutti verbi che danno senso alla missione ma questa può iniziare solo dopo aver fatto “l’incontro della vita”, un incontro che le ha dato senso e l’ha accesa. Ecco, dovremmo essere in grado di saper “riaccendere fuochi”, di ridire il coraggio della nostra scelta e del nostro servizio, di andare in ogni luogo per creare quel terreno e cuore fertile dove la fede può rifiorire.
Abbiamo la responsabilità, insieme, di camminare con il mondo perché questo annuncio diventi carità, ma tutto parte dal cuore di ciascuno, perché «senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato» (Eg. 262).

*Assistente ecclesiastico centrale Ac per il Settore Giovani