Strumenti di vita spirituale/3

La Regola, un’occasione di crescita

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«Siamo destinati all’amore eterno di Dio,/ ma non lo conquisteremo/ che nella nostra vita di uomini». (M. Delbrel, Noi delle strade, Gribaudi, pag. 208)

di Emilio Centomo* - Quando scriviamo la nostra regola, ci mettiamo in linea con l’asse fondamentale della nostra vita che è la vocazione. E in questo solco ricomprendiamo le scelte importanti fatte in passato. Le rendiamo attuali, vive e significative per l’oggi. Quali possono essere state queste scelte? Il matrimonio o il celibato, il compito educativo, il lavoro, e alcuni consistenti impegni sociali, ecclesiali e associativi.
La regola non è l’elenco dei buoni propositi, degli ideali o dei sogni: non è la proiezione di come vorremmo essere. Non è neppure una nuova legge che ci imponiamo come dall’esterno: farisaico tentativo di perfezione.
I laici hanno bisogno di essere concreti. La Regola perciò è il modo concreto con il quale mettiamo in atto, per un tempo preciso e limitato, le nostre decisioni fondamentali, prese in risposta alla chiamata del Padre, come discepoli del vangelo di Gesù Cristo, nella docilità allo Spirito che ci guida. È essenziale perché fatta di pochi punti che si ricordano a memoria e si possono vivere subito. Flessibile perché la possiamo cambiare di tempo in tempo e adattare ai contesti diversi della condizione laicale. Personale perché è adeguata alla situazione ed alla storia di ciascuno. Essa dà unità e orientamento alla nostra vita e armonizza la molteplicità di impegni e occupazioni della vita laicale. Insieme al Taccuino, all’accompagnamento spirituale e al discernimento comunitario, è uno strumento privilegiato che l’Azione cattolica si è data per la cura della vita spirituale dei suoi soci.

La Regola non diventi un libriccino dei sogni
Dobbiamo stare molto attenti che la Regola, come gli altri strumenti di vita spirituale, non diventi un ulteriore bel libriccino nella nostra biblioteca associativa. Sarà invece utile che sia un’occasione di crescita, in uno spazio di tempo programmato, inserita nel calendario associativo annuale. È allora importante che ogni associazione diocesana, (ma anche qualche parrocchia potrebbe avere la forza di farlo) organizzi un appuntamento annuale nel quale i propri soci possano fare e/o verificare la propria Regola. Sarà poi di grande utilità personale il confronto con l’accompagnatore spirituale (se non c’è un prete, ci sono tanti saggi adulti in associazione!); con lui potremo verificare se gli impegni presi sono realistici e adatti a noi; con lui potremo discutere delle difficoltà che possiamo incontrare e degli obiettivi da darci.
Nel momento in cui prendiamo il Taccuino e scriviamo la nostra Regola, lo facciamo tenendo presenti i pilastri fondamentali della vita cristiana laicale. Questi punti fermi possono anche diventare il programma di un momento formativo associativo, dentro al quale offriamo lo spazio per scrivere la regola personale.
La relazione con Dio e con la sua Parola, la preghiera.
La laicità, l’impegno nel “mondo”, la Vita ordinaria (come luogo teologico).
L’esperienza ecclesiale e associativa: l’eucarestia domenicale, la vita di gruppo.
L’immagine di vita spirituale non come qualcosa “a parte”, ma come esperienza che compagina, promuove e rigenera la vita del laico (vedi Cittadini di Galilea, Editrice Ave).

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Ho fatto un paio di domande a una nostra amica che da anni vive la Regola come strumento per la propria vita spirituale. Le sue parole sono di aiuto e di incoraggiamento per ciascuno di noi. Ma possono essere anche uno stimolo alle associazioni diocesane perché diano ai propri soci i suggerimenti e le occasioni per fare la propria Regola.

Come hai iniziato a pensare alla tua regola?
«La mia partecipazione al settore giovani e il confronto con gli assistenti mi permise di misurarmi sulla proposta di una regola di vita. Le tre parole chiave proposte nella nostra diocesi (preghiera, condivisione, servizio) mi hanno aiutato fondare tre coordinate intese come valori di fondo, atteggiamenti e scelte concrete declinabili nell’ordinarietà. Nella Regola degli adulti ho poi ritrovato l’invito a costruire la mia regola su dimensioni permanenti: la preghiera, la dedizione alla Chiesa locale, la formazione permanente, l’essere fermento e lievito nel quotidiano, l’affidamento a Maria, il tutto all’insegna del primato della Parola e della centralità dell’Eucarestia».

Come sei stata aiutata a fare della regola uno strumento ordinario della tua vita spirituale?
«L’assimilazione della Regola, che è strumento e non fine della vita spirituale, è passata per una ripresa della stessa nelle occasioni formative del Settore giovani e poi Adulti, nelle verifiche in gruppo, nell’approfondimento personale nelle occasioni di ritiro e anche di esercizi annuali, nella ripresa quotidiana, via via sostenendo le mie scelte di vita. Un altro momento di utilizzo della Regola è stato ed è in occasione della pratica del sacramento della Riconciliazione: oltre a un brano del Vangelo o della Scrittura, mi torna spontaneo chiedermi come nella mia vita sono presenti gli ingredienti fondamentali della Regola (preghiera, dedizione alla chiesa locale, presenza viva nel quotidiano). Senza un aiuto dall’esterno, cioè le sollecitazioni formative del Settore, il confronto con gli assistenti e senza un continuo allenamento a declinare nel concreto le direzioni di fondo, la regola diventa solo teoria, e soprattutto diventiamo più lenti e pigri nel corrispondere all’invito e al dono che sia formato Cristo in noi».

*Assistente nazionale dell’Ac per il Settore Adulti