Per una cultura a servizio dell'uomo. Il contributo dell'Ac

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Giuseppe Notarstefano, Centro studi di Ac - Riconoscere questo passaggio epocale, la crisi prima di tutto antropologica come opportunità di cambiamento, l’urgente compito della Speranza, un nuovo umanesimo cristiano da promuovere attraverso un Annuncio più appassionato ed evangelicamente più radicale: ecco alcuni dei fili rossi che sono emersi delle stimolanti relazioni nel seminario promosso la scorsa settimana dalla presidenza nazionale ACI in collaborazione con le principali espressioni della vita associativa, dedicate  alla dimensione dell’impegno e della formazione culturale: il centro studi, gli istituti, la rivista Dialoghi.

L’attenzione a promuovere una riflessione sul compito attuale della comunità cristiana sta a cuore dell’associazione ed è uno dei temi che caratterizza il percorso assembleare dell’AC, come ha ricordato nella sua introduzione il presidente Franco Miano.

Piergiorgio Grassi, filosofo delle religioni e direttore della rivista Dialoghi, ha sottolineato come  la cultura debba essere intesa come sforzo quotidiano e come progetto che partecipa alla faticosa ricerca di ciascun uomo e di tutti gli uomini della propria (e altrui) liberazione. «La cultura è fatica, è lavoro, è modificazione della vita quotidiana». C’è davvero un primato della realtà sulle idee – come ha recentemente affermato papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium: leggere la realtà, la storia, scorgervi sapientemente una presenza viva e provvidente dell’Amore Infinito, è compito attualissimo (e culturale!) del credente, il discernimento un compito personale ma anche comunitario. Forse abbiamo dimenticato la dimensione profondamente immersa nella realtà che ci comunica il mistero dell’Incarnazione.

Ha sottolineato Piero Pisarra, sociologo e giornalista RAI, che cultura è “tracciare un solco e gettare un seme”, un’opera da ricominciare, continuamente, consapevoli che – citando Benedetto XVI - l’impegno culturale del credente attiene alla “grammatica” (le cose ben fatte) e all’ “escatologia” (il richiamo a qualcosa di Alto e di Altro con cui fare i conti). Il regno di Dio comincia qui e oggi: e questa consapevolezza diventa impegno culturale di dare forme storiche alla Speranza. Da ciò la necessità di riscoprire il fondamento antropologico (non solo etico) e la pratica nobile (o la forma alta!) della politica, come ha ricordato p. Francesco Occhetta S. J., editorialista della Civiltà Cattolica.. La democrazia è un bene spirituale e l’educazione di coscienze cristiane adulte in grado di coltivare tale bene è la premessa per una nuova stagione di rinnovamento sociale e civile.

Il compito dell’AC è straordinariamente attuale, e passa attraverso una comprensione profonda ed attuale della sua Scelta Religiosa, capace di cogliere in profondità le sfide di questa stagione della vita del Pese che richiede una paziente e appassionata tessitura di tutti i legami sociali, di una restituzione di dignità alla vita delle istituzioni democratiche, un’affermazione netta e coraggiosa dello Stato di diritto. C’è un seme buono, che viene preservato nella grammatica della vita associativa, nella sua organizzazione democratica, nella vita spirituale dei suoi aderenti, nelle esperienze formative dei suoi gruppi, nella varietà dei suoi progetti missionari.

Sementi da “preservare”, non da conservare o occultare, progetti di nutrienti frutti futuri, da preservare in vista di un tempo opportuno che apre il cuore dei seminatori alla Speranza.

Forse è proprio questo il contributo culturale dell’AC: scrutare  e interrogare continuamente la vita, apprendere docilmente dalla vita quotidiana ma non fermarsi ad essa e tendere continuamente alla vita buona del Vangelo.