Il taccuino della buona speranza

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Taccuino Bachelet

di Gianni Di Santo - Sabato, 4 gennaio 1964. «Il S. Padre parte per la Palestina. È un’emozione per tutto il mondo cristiano. Ma il culmine si ha la sera, quando alla televisione lo si vede schiacciato tra una folla di musulmani, ebrei, cristiani (che i bastoni dei poliziotti non hanno contenuto) stretto, quasi sopraffatto, ma benedicente. È un modo imprevisto ma altamente simbolico di percorrere la Via Dolorosa». E ancora, 22 aprile: «Nel pomeriggio sono a Udine per una riunione di giunta. Gran brava gente e pronta per un’Ac nuova, più profonda, più vera, più responsabile, più libera, più operosa. Forse ancora un po’ “clericalizzata” quanto a responsabilità. Bella la casa di esercizi, singolare in un vecchio castello. Ossequio mons. Zaffonato (interrompe la cena per riceverci). Molto simpatico. Dice che per svegliare i cattolici
(e l’Ac) ci vogliono forse, di nuovo un po’ di bastonate, come lui le ha prese nel ‘19».

Parole semplici, dirette, quelle di Vittorio Bachelet. Immerse nella santità laicale di ogni giorno e appuntate su un’agendina personale a mo’ di preghiera. Un rapporto intimo con se stesso, parole pronunciate a bassa voce con il Signore che salva e protegge.

Il 1964 è l’anno in cui Vittorio Bachelet diventa presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana. Nella Chiesa Paolo VI sta per concludere il Concilio Vaticano II e in Italia Aldo Moro guida il Governo. Il prof. Bachelet, allora giovane docente alla facoltà di Giurisprudenza di Trieste, raccoglie in un’agendina, che ora l’editrice Ave pubblica in un’edizione fedele all’originale con il titolo di Taccuino 1964, spunti e riflessioni di quell’anno particolare.

Chiesa e Paese, famiglia e parrocchia, c’è un po’ di tutto nell’agenda del “cattolico” Bachelet. Gobetti, papa Giovanni, De Gasperi, i funerali di Togliatti, l’elezione del Presidente della Repubblica Saragat, riflessioni sul ruolo della tv, fino all’annotazione di sentimenti appartenenti alla dimensione familiare e privata.

Su ogni riflessione c’è sempre lo sguardo dolce e tenero di Dio. Nella prefazione, Paola Bignardi, già presidente nazionale di Ac, spiega bene il valore del Taccuino: «Conservo io l’originale di questo documento personalissimo: l’ho portato con me nei giorni difficili di una malattia che mi ha posto di fronte alla morte. L’ho avuta in dono alla vigilia del mio ingresso in ospedale da Silvia e da Giovanni Bachelet, che l’avevano ricevuta a loro volta come regalo di nozze dalla famiglia. Un oggetto preziosissimo, come augurio e preghiera accompagnato da un’invocazione a Vittorio perché in questo momento facesse il miracolo: quale? La guarigione? La fede?».

Per questo il Taccuino 1964, curato da Giovanni, Maria Grazia e Miesi Bachelet, con la prefazione di Paola Bignardi e l’introduzione di Matteo Truffelli, che tutta l’Ac ha deciso di presentare ufficialmente nel corso del Convegno delle presidenze diocesane (Roma, 24-26 aprile 2015) è un prezioso regalo che fa memoria storica e allo stesso tempo rende partecipi di quanto la “costruzione della città dell’uomo a misura d’uomo” sia possibile ogni giorno, sotto lo sguardo misericordioso di Dio.

Una vita piena, quella di Vittorio Bachelet. Nel lavoro, nella famiglia, a servizio del Paese e della Chiesa. Ma una vita che ha fatto posto, giorno dopo giorno, alla consolazione di un Dio che sorride.