Intervento di Enzo Bianchi - Il Concilio e una Chiesa che guarda all'uomo - Conv. Presidenze dioc. di AC - Roma, 28 aprile/1 maggio 2012

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Intervento di Enzo Bianchi - Il Concilio e una Chiesa che guarda all'uomo - Conv. Presidenze dioc. di AC - Roma, 28 aprile/1 maggio 2012

Comunicato n. 5

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Esperti in umanità
Concilio, Azione Cattolica, formazione
(28 aprile/1 maggio 2012 - Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)
 
Dalla relazione di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose
 
«Da una Chiesa arroccata e intransigente, a una Chiesache guarda all’uomo»
 

 

«Quando si parla di “profezia del Concilio”, si parla di un evento capace di esprimere la Parola di Dio. Nulla di più. Il Concilio è essenzialmente questo, il Vangelo ridetto, un’Epifania del Vangelo voluto dallo Spirito Santo e dai pastori che ne sono stati protagonisti. La Parola di Dio è sempre Parola, non c’è rottura o discontinuità. Ma ciò che il Concilio aveva capito è che la Parola ci chiede dialogo, dialogos. È una parola che ci attraversa. Dialogo con Dio, con l’uomo, con i cristiani, con le altre religioni, con i non credenti»

 

«Il Concilio ha aperto l’orizzonto sull’uomo. Da una Chiesa arroccata e intransigente, a una Chiesa che guarda all’uomo con estrema simpatia. I veri tradimenti nel post-Concilio si dovrebbero misurare su ciò: nella incapacità di vedere l’uomo così come lo ha voluto vedere il Concilio. Se noi avessimo questa visione neo testamentaria capiremo l’uomo come parte di Dio; perché Dio aveva bisogno di un uomo con il quale partecipare l’amore al di fuori di sé. Insomma, il Concilio è un bagno dentro le acque calde del dialogo, del sorriso, della speranza, dell’umanità partecipe delle difficoltà e delle bellezze del mondo».

«Il Concilio è un’eredità da vivere nella storia, con gli uomini di ogni mondo e latitudine. Perché, come dice mons. Simon Ntamwana, “Dio non conosce solo il latino”, ma per fortuna, conosce le nostre lingue, le lingue del mondo. Dialogare e incontrare questo mondo è compito dei laici e di una Chiesa istituzione che guarda al futuro con speranza e sorriso».