Interv. di Pierpaolo Triani al Convegno delle pres. dioc. di AC- Roma, 28 aprile/1 maggio 2012

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Interv. di Pierpaolo Triani al Convegno delle pres. dioc. di AC- Roma, 28 aprile/1 maggio 2012

Comunicato n. 11

 

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Esperti in umanità

Concilio, Azione Cattolica, formazione

(28 aprile/1 maggio 2012 - Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)

 

Dall’intervento del prof. Pierpaolo Triani:

«Solo con una vera formazione delle coscienze, l'impegno dell'Ac potrà essere libero e coraggioso»

 

«La radice del Progetto formativo dell’Azione Cattolica è il Concilio. E non può essere altrimenti. Un Progetto formativo che si rispetti vuole, deve, innalzare la qualità dei membri laici all'interno della Chiesa. Alcune parole ci avvicinano a questa "qualità”: evangelizzazione, laicità, dialogo, missione, secolarità, pace, testimonianza. Categorie formative e “parole di vita” che fanno parte della nostra cultura. Della storia dell'Ac».

«Tutto ciò passa attraverso la centralità di Gesù il Signore, il conformarsi a Cristo; si pensi al richiamo ai fondamenti della vita cristiana, alla centralità della Parola di Dio, della carità ecclesiale».

«Un terzo modo di raccontare, di dire la formazione è nella meta. E la meta dell'Azione Cattolica è accompagnare la presenza dei laici nella storia e nel mondo. Nel mondo, e non "del" mondo: una doppia fedeltà integrale a Dio e alla storia».

«La prospettiva del Concilio è quella che, riconoscendo i limiti della semplice regolamentazione dei suoi contenuti, mette in risalto la promozione stessa del Concilio, che è l'incontro con il Cristo. Insomma, il Concilio va vissuto piuttosto che spiegato. Va introdotto come categoria pedagogica nelle nostre vite»

«L'impegno formativo di un laico di Azione Cattolica è fondato sulla libertà, sul coraggio, su sentimenti e impegni che prendono forma dalla persona. Non si fa un uomo con il tutore o correttore, come ammoniva Mounier. La forza del Vangelo farà il resto».

«Sappiamo bene che evangelizzare significa fare appello all'umanità affinché ciascuno possa accogliere la Verità. La “Verità” da applicare, e prima che nelle parrocchie, nelle proprie famiglie, dove l'incontro tra Dio e storia assume il suo valore più alto. Solo così la coscienza sarà il nostro vero "tutor", regolatore della nostra umanità e del nostro vivere, in un mondo che fa fatica a riconoscerla, ad educarla, a renderle attenzione e cura».