Interv. del card. Bagnasco all'Incontro AC dedicato a Giuseppe Toniolo

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 Interv. del card. Bagnasco all'Incontro AC dedicato a Giuseppe Toniolo

Comunicato n. 6

 

Convegno delle Presidenze diocesane di AC

Esperti in umanità

Concilio, Azione Cattolica, formazione

(28 aprile/1 maggio 2012 - Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)

 

Dall’intervento del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza episcopale italiana

al Convegno che l’Ac ha dedicato al beato Giuseppe Toniolo

 

Con l’intervento del Presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, si è aperto - a Roma, presso la Domus Pacis, dove è in corso il Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di AC -, l’incontro pubblico che l’Azione Cattolica Italiana dedica a Giuseppe Toniolo, la cui beatificazione si è celebrata questa mattina, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, in una splendida cornice di fede e di popolo cristiano.

Ecco alcuni estratti dall’intervento del card. Bagnasco.

 

«Giuseppe Toniolo merita di essere guardato come particolare modello e intercessore per i laici cristiani che vogliono vivere pienamente la propria vocazione di cristiano e di cittadino. Egli, con intelligenza e quindi con umiltà, ha sempre cercato di costruire e proporre piuttosto che opporre, con quel sano equilibrio che rispetta e afferma sempre la verità delle cose e dei principi. Di ieri e di oggi».

 

«La fede non ha mortificato la sua intelligenza, ma, al contrario, l’ha resa più acuta e penetrante. Essa ha un suo valore in sé e una sua personale consistenza, ha come scopo la ricerca e la scoperta della verità in ogni ambito, scientifico e tecnologico, etico e metafisico. Ma il muoversi essa all’interno di una visione, ad un orientamento, l’essere sostenuta da motivazioni alte, le dà ali più forti e ampie».

 

«Si parla a volte di profezia, cioè del compito che la Chiesa ha nel mondo di indicare le vie di Dio soprattutto quando vengono percorsi pendii incerti e scivolosi, premesse di derive inevitabili anche se non immediatamente percepite. Ebbene, il Nostro ha partecipato a questa missione della Chiesa con intelligenza e umiltà, con quell’animo libero da se stesso che gli permetteva parola e ascolto, serenità e adesione».

 

«La società si rigenera quando segue i principi dell’etica sociale cristiana, mentre decade quando se ne allontana: principi che non sono confessionali e quindi riservati ai cattolici, ma universali, perché attengono all’uomo di sempre senza aggettivi, e alla sua esperienza. Da questo impianto teoretico ancorato alla fede e alla ragione, prende vita la missione che il Nostro porta avanti come laico che si fa testimone responsabile e coraggioso, sereno e tenace nelle realtà temporali».

 

«La missione sociale della Chiesa è fondata sul fatto di avere la visione della storia, di conoscerne l’Alfa e l’Omega, il Destino pieno e definitivo. E a lei, che conosce anche la radice del disordine spirituale e morale, Dio ha dato le vie e i mezzi della grazia».

 

«Se è vero che le strutture possono aiutare la persona ad essere se stessa nel bene, è ancora più vero che anche i sistemi più ingiusti e violenti non possono soffocare lo spirito umano, i suoi aneliti di verità e di bene. Alla fine dunque, l’uomo è più forte di ogni sistema, ed è lui che i sistemi – per quanto iniqui - li crea, li corregge, li distrugge».