Scomparsa a 94 anni di Teresa Sassudelli. È stata Presidente nazionale e provinciale di Ac

Sitia, piccola sorella maggiore

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di Diego Andreatta* - Ai nipoti e agli amici lascia la tenerezza di una zia premurosa e sapiente, a preti e religiosi la vicinanza nel ministero sacerdotale, al laicato trentino un esempio di testimonianza umile, competente e veramente “conciliare”. Difficile riassumere le fasi dell’intensa e lunga vita di Teresa Sassudelli, per tutti Sitia, morta alla Rsa di via della Collina alla vigilia dei 95 anni (li avrebbe compiuti il prossimo primo febbraio). Dopo il liceo classico si era laureata in Scienze Naturali a Firenze, partecipando ai gruppi della Fuci, di cui è stata per sei anni presidente nazionale dal 1949 al 1955. “La Fuci ci ha aperto la testa – ebbe a dire un giorno – ci ha formato una coscienza fucina, che si fa coscienza ecclesiale, di popolo di Dio, coscienza conciliare”.
Tornata in Trentino nel 1956 entrò nella presidenza della Scuola Superiore di Servizio Sociale, vivaio di tanti operatori del sociale e fu poi direttore dell’ONAIRC, alla frontiera dei bisogni educativi e assistenziali. Dal 1956 l’esperienza amministrativa sull’esempio di Elsa Conci, Zita Lorenzi e altre cristiane trentine impegnate in politica: fu consigliera regionale e fece parte della Giunta provinciale di Trento. Si sentì chiamata dalla vocazione fucina - come Vittorio Bachelet e don Costa – ad assumere responsabili per nove anni ai vertici nazionali di Azione Cattolica dal 1964 al 1973: ultima presidente dell’Unione Donne, poi vice dell’Ac generale e poi dell’associazione unificata.
Ottenne il riconoscimento “Croce pro Ecclesia et Pontifice” e tornò al servizio locale prima come presidente diocesana dell’Ac trentina (1976-1979) e poi al Centro Pastorale della Famiglia (1979-1988) con don Vanzetta e don Nicolli.
Nel partecipato funerale – il 22 gennaio nella chiesa della Congregazione in via dei Giardini, dove per tanti anni ha pregato e animato le litrugie – padre Franco Fornari ha pensato bene di rendere testimonianza della vita di Sitia usando le sue parole. Ha letto la lettera inviatagli nel 1984 – a 60 anni compiuti - con la richiesta di essere accolta come aggregata nella famiglia dei padri Venturini (li aveva conosciuti per sei mesi in Brasile a Marilia) nel desiderio di “partecipare alla vostra missione” e “mettere a frutto nella Chiesa il mio piccolo talento come potrò e soprattutto come Dio vorrà”.
Dopo un lungo servizio ecclesiale in cui aveva conosciuto “la passione di fare Chiesa all’aperto, negli ambienti più diversi in un impegno militante” si sentiva disponibile a entrare in una fase nuova “che offra più spazio alla contemplazione, alla valorizzazione della sofferenza, in servizi ecclesiali più delicati che corrispondono alla vostra missione”. Ovvero quel “ministero della consolazione e dell’amicizia” che ha poi praticato per molti anni nella casa madre dei Venturini: presenza discreta e attenta, valorizzando quel “genio femminile” che finalmente vedeva fare qualche passo avanti nella Chiesa.
La tenerezza di Sitia è stata testimoniata anche da un nipote e da una giovane amica, mentre il collaboratore di Bruno Kessler, Giampaolo Andreatta, ha evidenziato il ruolo importante che Sassudelli ebbe nella revisione dell’impianto normativo dell’autonomia, delegando molte competenze della Regione alle due province autonome: “Era una scelta che capovolgeva la politica precedente perseguita da Trento e che aveva sotteso i legittimi diritti della popolazione tedesca dell’Alto Adige. Sitia aveva una grande capacità di mediare posizioni che era difficile mediare”.
La presidente dell’Ac trentina Anna Rigoni ha letto un messaggio affettuoso dalla presidenza nazionale: “Sitia resterà sempre per l’Azione Cattolica una piccola “sorella maggiore”, che ha intrecciato il proprio cammino con quello dell’Associazione in stagioni decisive della sua storia”. Se ne ricorda “con commozione e gratitudine l’instancabile cura per la vita associativa, la limpida testimonianza umana, l’intelligenza profonda e feconda, il generoso, incessante e pensoso impegno a servizio della Chiesa”. E poi quelle sue parole: “l’importanza di assumere una “audacia evangelica” e di essere a un tempo “creativi e obbedienti”, gustando il “sapore e il tremore” della “responsabilità che unisce”.
Altri amici di quegli anni, al termine del funerale, hanno confermato questa singolare capacità di testimonianza e anche di analisi, come conferma un testo sul ruolo delle donne nella Chiesa che è stato distribuito come ricordo all’uscita, prima della sepoltura a Nave San Rocco.
L’Azione Cattolica trentina ha ricordato Sitia nella sua Giornata unitaria del 27 gennaio durante la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo Lauro Tisi e concelebrata dall’assistente diocesano mons. Giulio Viviani.

*Direttore di «Vita Trentina». L’articolo è stato pubblicato sul periodico il 27 gennaio 2019