Sinodo: «noi ci siamo!». La risposta dei giovani di Ac

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«Vorrei che questo Sinodo guardasse davvero a tutti, che con esso la Chiesa fosse voce anche dei giovani che non hanno voce, di quelli che non riescono a realizzare i propri sogni». Il vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica spiega come prepararsi al prossimo appuntamento ecclesiale voluto da papa Francesco e interamente dedicato alle nuove generazioni: un’occasione anche per confrontarsi con il mondo adulto

Michele Tridente

«Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore». Queste parole piene di affetto e delicatezza rivolte da papa Francesco a noi giovani nella sua Lettera in occasione della presentazione del documento preparatorio al Sinodo continuano a riecheggiarmi nelle orecchie e a risuonarmi nel cuore.

Ci dicono del desiderio che Francesco ha di una Chiesa capace di venir incontro a noi giovani senza pregiudizi e senza chiedere nulla in cambio, ma anzitutto con la voglia di ascoltarci davvero perché ci ama. Proprio mettendosi in ascolto dei giovani e anche attraverso di noi, la Chiesa «potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi».

A partire da questa straordinaria fiducia, nasce il tema a cui è dedicato il Sinodo, la fede e il discernimento vocazionale, che è l’interrogarsi della Chiesa su come accompagnare noi giovani a riconoscere la bellezza della «chiamata all’amore e alla vita in pienezza». Ma nello stesso tempo essa stessa ci chiede di aiutarla a leggere i segni dei tempi, a comprendere il modo migliore per annunciare oggi il Vangelo affinché incontri e trasformi la vita concreta di ogni uomo. Credo che questi due aspetti del discernimento siano indissolubilmente intrecciati, perché non c’è vocazione che non ci chiami anche alla missione, all’impegno per gli altri, a dare il nostro contributo per il cambiamento della società e per un mondo migliore.

Segno dell’attenzione della Chiesa

Vorrei un Sinodo che sia segno concreto dell’attenzione della Chiesa per tutti i giovani: non solo per quelli che abitualmente frequentano le nostre realtà parrocchiali e associative, né solo per quelli che sono lontani dalla fede, ma per tutti. Ci accomuna tutti, credenti e non credenti, impegnati e indifferenti, il desiderio di essere felici e di essere amati. Giovanni, il discepolo più giovane, su cui Gesù pone il suo sguardo, è l’icona del percorso di chi si scopre amato profondamente  e diventa capace  di raccontare a tutti l’amore grande che ha ricevuto.

«Maestro, dove abiti?», è la domanda impertinente che nasce dalla curiosità che abita il cuore di Giovanni e accomuna tanti di noi: è la curiosità di scoprire orizzonti nuovi, di fare esperienze affascinanti e significative. Ma il nostro cuore è abitato anche dalla paura di muoverci verso una meta sconosciuta, di perderci per strada, di restare da soli. Gesù ci chiede di metterci in movimento senza ben conoscere la destinazione, ma sapendo che Lui ci accompagna nel cammino, ci ama e si fida di noi.

Giovanni è l’icona di chi impara a relazionarsi sempre con Gesù, nel momento della chiamata e dello stupore iniziale come nell’ora della prova e del dolore, al mattino di Pasqua come nella ferialità dell’annuncio nella comunità. Fare discernimento non è raggiungere una sorta di pace permanente e indistruttibile, ma imparare a leggere ogni pagina della nostra vita alla luce della fede in Gesù.

Spesso ci scoraggiamo pensando che la nostra inesperienza ci impedisca di capire cosa Dio ci chiede: in realtà, anche Giovanni era il più giovane tra i discepoli eppure anche quello che conosceva più intimamente Gesù. Ricorda papa Francesco: «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore».

Vorrei, inoltre, che questo Sinodo guardasse davvero a tutti, che con esso la Chiesa fosse voce anche dei giovani che non hanno voce, che sono anzi quasi invisibili, di quelli sfruttati e vittime di ingiustizie, di quelli che non riescono a realizzare i propri sogni, in ogni parte del mondo e in ogni condizione di vita.

Impegnati nel cammino preparatorio

Vogliamo come giovani di Azione cattolica impegnarci per contribuire a questo cammino preparatorio: con occasioni di incontro, dialogo e confronto che coinvolgano tanti giovani ma anche tanti adulti, perché crediamo nel potere che lo scambio tra le generazioni può avere per creare alleanze feconde e durature.

Le giornate della gioventù che vivremo a livello diocesano nei prossimi due anni siano occasione per ascoltare noi giovani, le nostre esperienze e i nostri desideri, le nostre paure e i nostri progetti. Nello stesso tempo, siamo consapevoli che non si può investire sui giovani, senza fare un investimento serio sugli adulti: il documento preparatorio dedica un’ampia pagina all’accompagnamento spirituale. Affinché l’accompagnamento spirituale sia uno strumento efficace per aiutare il discernimento, è necessario che ci siano accompagnatori all’altezza della grandezza di questo compito: guardando all’esperienza educativa  che molti di noi vivono in Ac siamo consapevoli che ogni educatore ha tra le mani un tesoro prezioso da preservare, custodire e accrescere e che per farlo occorrono sapienza, maturità e delicatezza.

All’invito di Francesco a essere protagonisti dell’evangelizzazione e della costruzione di un mondo più bello, vogliamo rispondere con un forte e coraggioso “sì”. Ciascuno di noi può esserlo con le proprie fatiche, ma anche con la generosità di chi ha tanti doni da mettere a disposizione di tutti, a partire «dalla capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste».

Articolo pubblicato su Segno 3 - 2017