La presenza delle donne nella Chiesa. Una ricchezza da valorizzare

Sinodale, femminile

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di Silvio Mengotto - La presenza femminile non è una «questione di quote, ma di valorizzazione delle competenze e dell’apporto di ciascuno nell’ordinarietà di una pastorale in cui tutti devono avere voce». Sono parole di Margherita Anselmi di Azione cattolica, collaboratrice al Sinodo con il Segretario generale. Al Sinodo erano presenti una trentina di esperte e uditrici, ammesse alla discussione, ma non al voto. Il ruolo delle donne nella Chiesa è stato oggetto di diversi interventi. Molto deciso quello del cardinale Reinhard Marx di Monaco. Il Sinodo ha sperimentato uno stile che implica «il conoscersi – continua Margherita Anselmi - e il pensare insieme. Nell’ottica della sinodalità, le donne sono imprescindibili, così come i giovani. Ho apprezzato che tra le icone scelte per il Documento finale ci sia quella di Maria Maddalena, la donna perdonata che per prima ha visto il sepolcro vuoto ed è corsa ad annunciare la Risurrezione». «Sono andato io stesso – nota padre Giacomo Costa, segretario speciale all’assise – a cercare l’esperienza di alcune delle donne presenti, proprio perché hanno una sensibilità, un modo di leggere la situazione in atto che mi pare indispensabile alla Chiesa e di cui non possiamo più fare a meno. Tra le donne del Sinodo vi è la consapevolezza che non è entrando “a gamba tesa”, ma contribuendo al lavoro e alla fiducia comune, che si ha quello stile specifico che si è fatto notare durante l’Assemblea. Credo che passi in avanti verranno fatti anche forse più rapidamente di quanto ci aspettiamo».

«Serve un cambio di rotta»
Il documento finale del Sinodo auspica una «coraggiosa conversione pastorale e di cambiamento nella pratica pastorale quotidiana» nell’ambito della «presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato» (n.148).
Un cambio di rotta non si muove da solo. «Non basta chiedere alla gerarchia – riprende Margherita Anselmi – un cambiamento se poi non c’è un impegno nella variazione di rotta da parte nostra. Siamo noi, donne e giovani, a dover muovere i primi passi». Anche nelle posizioni critiche questo cambiamento viene visto anche nella prospettiva reale di un superamento del clericalismo da tempo auspicato da papa Francesco. «Noi riponiamo – dice Paola Lazzarini, fondatrice del movimento “Donne per la Chiesa” - grande fiducia in lui (papa Francesco) e tanto amore, ma vorremmo vedere dei cambiamenti reali. Per esempio, includendo le donne nei principali processi decisionali della Chiesa, poi superando quel clericalismo di cui lui stesso ha parlato. Clericalismo che potrà essere superato solo con un maggior protagonismo delle donne. Perché la tentazione di una casta tutta al maschile è davvero forte e si ricadrebbe nuovamente in questo peccato (di clericalismo)». Al Sinodo, nella veste di uditore, ha partecipato anche il monaco Enzo Bianchi fondatore del monastero di Bose. «Certamente si continua a parlare del posto della donna – dice Enzo Bianchi -, si fanno degli auspici, ma non si dice cosa questo possa significare. Io penso che la donna vada inserita nei processi decisionali della comunità. E poi bisogna darle diritto di parola nell’assemblea. Capisco che il problema dell’Ordine (cioè delle donne prete, ndr) non si può porre per varie ragioni, e d’altra parte la Chiesa cattolica non lo recepirebbe mai, però il diritto di parola e la presenza negli organi decisionali sono auspicabili. Il monachesimo lo insegna da secoli: un abate conta quanto una badessa, e possono governare una comunità allo stesso modo».

Dare voce alle donne
Il parroco di Roncobello, piccolo paese della val Brembana, nello stupore generale dei fedeli disse: «Guardate che nel Vangelo ci sono anche le donne». La frase esprime ciò che è carente nelle omelie, nella catechesi, nelle conferenze, nella meditazione della Parola. Bisogna ritornare ad “ascoltare” le donne della Bibbia e dei Vangeli.
Gesù arricchisce la sua umanità perché ascolta le donne, apre spazi a loro, le include tra i discepoli suscitando scandalo, sconcerto, nella casta sacerdotale e tra gli stessi discepoli. Anche allora c’era il clericalismo. I laici, donne e uomini insieme, potrebbero far presente questa necessità pastorale ai sacerdoti delle loro comunità e formulare proposte come l’approfondimento delle figure femminili nei vangeli e nella Bibbia.
Nel marzo 2015, all’Auditorium San Fedele di Milano Enzo Bianchi, allora priore di Bose, avanzò una proposta molto concreta. «Pensate quante donne insegnano la Parola di Dio ai bambini, ai ragazzi? La dottrina chi la fa se non suore o donne? La catechesi chi la fa se non sono le donne? Continuo a chiedermi perché nel Medioevo a Ildegarda di Bingen era possibile predicare ai vescovi. Persino il papa è andato a sentirla nelle varie cattedrali in Germania. Perché altre donne hanno ricevuto nel Medioevo il mandato a predicare assieme ad alcuni laici, mentre oggi è impossibile che abbiano la predicazione? Se sono battezzati, competenti, perché il vescovo e l’autorità della Chiesa non può dare questo mandato? Una delle cose più belle la trovate nella cattedrale di Marsiglia. Sull’ambone è scolpito un bassorilievo straordinario dove è raffigurata Maria di Màgdala che predica. Questo nella cattedrale di Marsiglia. Perché non diamo voce alle donne? La domenica avere un’omelia presidiata dal prete che chieda ad una donna preparata, in gamba, riconosciuta dalla comunità e dal vescovo, un messaggio come fece la Samaritana». Dare voce è un gesto di sensibilità e responsabilità e aiuterebbe molto il cammino post-sinodale. «La nostra responsabilità come donne - conclude suor Alessandra Smerilli, presente al Sinodo come uditrice - sia proprio quella di monitorare il post-Sinodo vedendo e indicando i segni di cambiamento che sono già emersi, che nascono e che nasceranno dal Sinodo stesso, per una Chiesa più fraterna e più inclusiva».