Riforma costituzionale

L’AC e il Referendum: l’importanza di generare processi

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di Matteo Truffelli* - La riforma della Costituzione approvata dal Parlamento e il conseguente referendum con cui, in autunno, i cittadini italiani saranno chiamati ad approvare o respingere i cambiamenti introdotti nella nostra Carta fondamentale rappresentano, senza alcun dubbio, un passaggio molto importante per la vita democratica del nostro Paese. Da decenni, ormai, in Italia si discute di riforme, ma i tanti tentativi fatti in passato non hanno avuto successo o, quando sono giunti in porto, si sono rivelati inadeguati a rendere più efficace il funzionamento delle istituzioni. Il nodo di una “ricalibratura” della Costituzione, dunque, è sul tavolo da molto tempo: si tratta di capire se le riforme proposte dalla maggioranza di governo contribuiranno a scioglierlo o se ingarbuglieranno ancor di più la matassa.

Tutti, come cittadini, dobbiamo avvertire la responsabilità di votare al referendum in maniera consapevole. La Costituzione è il terreno comune del nostro convivere: un insieme di regole, principi e valori in cui tutti dobbiamo riconoscerci e, proprio per questo, ogni cambiamento di essa dovrebbe essere valutato con particolare attenzione e prudenza, con coscienza e libertà di giudizio. Anche quando sembra ostico orientarsi in maniera chiara, univoca, priva di dubbi, non solo per l’oggettiva complessità e, per certi versi, la “tecnicalità” della materia, ma anche, o forse soprattutto, per la difficoltà a districarsi tra prese di posizione, polemiche, slogan che molto spesso non aiutano a capire, ma concorrono piuttosto a confondere le idee.

Proprio da questo punto di vista vale la pena sottolineare un primo profilo problematico della consultazione referendaria che abbiamo davanti. Sappiamo bene che ogni referendum è inevitabilmente destinato, per sua natura, a essere “politicizzato”, assumendo i contorni di un giudizio che non coinvolge solo la questione al centro della consultazione, ma, per forza di cose, si riverbera anche sulle forze politiche schierate per il sì o per il no e soprattutto, in questo caso, su coloro che della riforma si sono fatti promotori. Ma aver voluto assolutizzare il valore politico di questa votazione a prescindere dall’oggetto del contendere e continuare a insistere, da una parte e dall’altra, nel trasformare a tutti i costi il voto sulla riforma solo e soltanto in un plebiscito pro o contro il Governo vuol dire non solo tradire nel profondo il significato alto della principale forma di democrazia diretta che i costituenti hanno voluto mettere a disposizione dei cittadini - il referendum, appunto - ma ancor più svilire il valore stesso della Costituzione, facendone un puro e semplice campo di battaglia su cui giocare in maniera strumentale le proprie carte per perseguire scopi di parte. Così come risulta mortificante ridurre il senso di una riforma ampia e complessa, che va a incidere in maniera profonda sulle procedure e le garanzie che regolano la nostra democrazia, a un contenimento dei costi della politica, oppure, all’estremo opposto, attribuire alla riforma in discussione una carica salvifica o una pericolosità antidemocratica che vanno ben al di là dell’effettiva portata dei cambiamenti che verrebbero introdotti.

È questa la prima cosa che un’associazione come l’Azione Cattolica Italiana, erede della lezione umana, spirituale e culturale dei tanti padri costituenti che provenivano dalle sua fila, sente di dover ribadire con forza e chiarezza: occorre ricordare a noi stessi che non saremo chiamati a votare per o contro un partito e il suo leader, ma a esprimerci nel merito della proposta di riforma costituzionale, prendendola in considerazione nella sua complessità e muovendo dalla consapevolezza dell’intreccio tra aspetti positivi ed elementi problematici che la caratterizza. E occorre ricordare a noi stessi che per poter far ciò dovremo impegnarci per maturare un’opinione informata e formata, un giudizio critico. Rifuggendo strumentalizzazioni e semplificazioni.

Proprio per questo il compito cui si sente chiamata l’Azione Cattolica Italiana in questo momento non è quello di “prendere posizione” pro o contro la riforma costituzionale, accontentandosi così di “occupare spazi”. Perché le persone hanno più che mai bisogno, oggi, di essere aiutate a sviluppare una propria coscienza critica, sia individualmente che in maniera condivisa. Un compito che una realtà come la nostra associazione può assolvere, sia a livello nazionale che diocesano, offrendo spunti di riflessione ed elementi di giudizio, attivando e alimentando occasioni di approfondimento e di confronto, attraverso le quali mettere a punto insieme criteri di discernimento.

La soluzione alla difficoltà che molti, per le ragioni accennate, possono legittimamente incontrare rispetto al tentativo di formarsi un’opinione criticamente orientata, infatti, non può essere quella di affidarsi a una risposta semplice e chiara ma preconfezionata, un sì o un no pronunciato da qualcun altro. Siamo tutti tenuti, invece, a compiere uno sforzo per cercare di conoscere e capire, soppesare e giudicare. Anche attraverso l’ascolto delle differenti tesi e il confronto con le diverse posizioni. Ciascuna delle quali può contenere un aspetto di verità, un elemento da tenere in considerazione, da valutare attentamente per formarsi un giudizio ponderato. Perché anche di fronte a una proposta di modifica della Costituzione, come per tanti altri aspetti della vita politica e più in generale dei processi sociali, può risultare difficile o persino impossibile formarsi un giudizio totalmente negativo o totalmente positivo. È possibile che si renda necessario mettere a confronto argomenti favorevoli e contrari entrambi importanti, costruire una lista di pro e contro tale da non consentire semplificazioni e giudizi sommari. Ed è per questo che è bene non stancarsi di ascoltare, leggere, confrontarsi, discutere. Sapere che è importante stimolare e sostenere processi di crescita delle coscienze e delle intelligenze. Perché ciascuno possa essere aiutato a formarsi un’opinione in maniera critica e informata.

È quello che l’Azione Cattolica ha cominciato a fare da diverso tempo sia a livello nazionale sia in alcune realtà diocesane, dedicando alle riforme costituzionali momenti seminariali di approfondimento iniziati già nel giugno del 2015, chiedendo a esperti amici dell’associazione di scrivere per le nostre riviste e per il sito saggi a carattere scientifico e articoli più di taglio divulgativo, raccogliendo e rilanciando materiali e schede informative, promuovendo dibattiti e confronti pubblici anche in collaborazione con altre realtà ecclesiali.

Alcuni esiti di questo lavoro multiforme sono adesso consultabili in una apposita sezione del sito "Riforma costituzionale. Verso il referendum": uno spazio che la Presidenza nazionale ha voluto dedicare in maniera specifica alla questione referendaria proprio per contribuire a innescare e alimentare processi virtuosi di informazione, formazione e confronto su un tema così importante per il futuro del Paese. Un impegno che continuerà a livello locale e a livello nazionale fino al referendum e anche oltre, perché, a prescindere dal risultato, occorrerà che all’indomani di esso tutti coloro che nutrono un’autentica passione per il Bene Comune si chiedano in modo serio come riprendere insieme il discorso, nella consapevolezza che né l’approvazione né la bocciatura della riforma proposta dovrà impedire il rilancio di un processo di rigenerazione della nostra democrazia che appare ogni giorno più urgente.

*Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana