A margine del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2018

Ricominciare, voce del verbo risorgere

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di Marco Ghiazza* - Uscendo dal tempio e approssimandosi al Monte degli Ulivi, Gesù si vede invitato dai suoi discepoli a descrivere “il segno della fine del mondo” (cf. Mt 24, 3).
Il Maestro risponde attraverso il linguaggio che anche in altre circostanze la Scrittura ci fa conoscere: quel genere letterario “apocalittico” dalla ricca simbologia e dalle prospettive, ad un primo sguardo, non del tutto incoraggianti.
Ma, lo sappiamo, la questione vera non è tanto legata alla fine, quanto piuttosto al fine, ovvero al senso, al significato degli eventi, alla direzione verso la quale la storia cammina.
Un invito, valido anche oggi per noi, al non fermarci semplicemente ad analizzare i “come” dei fenomeni, ma ad interrogarci più profondamente sui “perché” degli eventi.

È in questo contesto che Gesù pronuncia le parole che Papa Francesco ha scelto come titolo del suo Messaggio per la Quaresima 2018: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti” (Mt 24,12).

La conclusione di quel discorso evangelico è in un comando: “Vegliate”. Una parola da non associare – in un ingenuo riduttivismo – ad un altro tempo liturgico, quanto piuttosto un invito che descrive tutta la vita cristiana.
Stare svegli, stare attenti, infatti, significa rinunciare ai maldestri tentativi di compromesso con i quali cerchiamo di tenere insieme le nostre mediocrità e gli appelli del Vangelo.
È un’opera anche quaresimale.
Ogni anno, infatti, come afferma Papa Francesco, “la Provvidenza di Dio ci offre la Quaresima […] che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita”.
La possibilità, cioè, di avere gli occhi aperti sulla nostra esistenza, lasciando che la luce del Vangelo ne raggiunga tutti gli angoli, ne lasci emergere – se necessario – le contraddizioni ma soprattutto la renda disponibile all’accoglienza del perdono.
Sì! Gli occhi aperti infatti non servono anzitutto per vedere noi stessi, col rischio di diventare degli scrupolosi. Servono a contemplare l’amore di Dio che agisce nella nostra vita, perché solo questo può spingerci alla conversione, ovvero al rivolgere verso di Lui la nostra attenzione.

La Quaresima, allora, più che un tempo è un modo per (ri)scoprire la nostra condizione di sempre, personale e collettiva.
Ogni giorno, infatti, noi siamo chiamati a rinunciare alle vie di mezzo e ad ingaggiare una lotta spirituale.
Il contrario della lotta, infatti, non è tanto la pace quanto la rinuncia, il compromesso.
Nel versetto che segue quello scelto dal Papa, Gesù fa esattamente appello alla perseveranza (Mt 24, 13), a quella continuità (almeno cercata) grazie alla quale non confondere “la vita spirituale […] con alcuni momenti religiosi che offrono un certo sollievo ma che non alimentano l’incontro con gli altri, l’impegno nel mondo, la passione per l’evangelizzazione” (EG, 78).
Un monito valido anche per la Quaresima.

La Quaresima ci invita alla perseveranza nella lotta spirituale contro quelli che il Papa definisce “i falsi profeti”: l’interesse personale; la vanità; il “piacere di pochi istanti” che si può sperimentare in “relazioni usa e getta”; fino alla faciloneria di chi vorrebbe proporci soluzioni semplici a problemi complessi.
La vigilanza, gli occhi aperti, possono aiutarci a discernere, ad esaminare il cuore per allontanare questa minaccia.

La perseveranza può aiutare il cuore a non raffreddarsi.
Per evitare di vivere come le Chiese di Efeso o di Sardi descritte da Giovanni all’inizio dell’Apocalisse (cf. Ap 2, 4. 3, 1-3).
Papa Francesco segnala le conseguenze di questa freddezza a livello personale, comunitario, mondiale.

La Quaresima torna, infatti, non per una mera ripetizione, ma per un rilancio: non è sempre facile tenere il cuore “in temperatura”; una volta l’anno, allora, ci si aiuta a ricordare la bellezza di una vita riscaldata dalla carità, accesa dal fuoco dell’amore, significato anche nella liturgia della Veglia Pasquale alla quale il Papa fa riferimento.
Sì: il Signore “ci dona sempre nuove occasioni affinché possiamo ricominciare ad amare”  e, a ben pensarci, in questa capacità (anch’essa è perseveranza!) di ricominciare sempre c’è un modo per entrare nella dinamica della Pasqua, nella quale la Quaresima vuole introdurci.
Ricominciare, ovvero risorgere.
Imparare che una nuova vita è possibile anche al di là delle fragilità, dei fallimenti, delle ferite, delle rotture, delle incomprensioni. Perché la Vita ha vinto il peccato e la morte.

La Quaresima diventa allora, per certi versi, uno strumento o, meglio, l’occasione per vivere con più attenzione (vigilanza) le dimensioni essenziali della vita cristiana di sempre (perseveranza): la preghiera, l’elemosina, il digiuno.
Una “ecologia integrale” esige effettivamente una relazione riconciliata: con Dio; con noi stessi, nell’autenticità; con gli altri a partire dai più poveri; con le cose, nella libertà di chi non si lascia “possedere dal possesso”.

Una relazione riconciliata vede una sua tappa insostituibile nel Sacramento. Il Papa ricorda il consueto appuntamento con le “24 ore per il Signore”.
Più in generale, potremmo dire che la celebrazione della Confessione potrebbe essere il miglior modo per iniziare e per compiere il cammino della Quaresima, per “cercare la nostra consolazione in Dio”.
Per sperimentare, come celebreremo solennemente a Pasqua, che una vita nuova è sempre possibile per chi si affida al Signore e alla sua potenza.
E che per una vita nuova è sempre – con perseveranza – importante lottare.
Auguriamoci una buona Quaresima, per condividere una buona Pasqua.

*Assistente centrale dell'Acr e assistente nazionale Gioc.