La giornata mondiale dell’ONU

Quell’intuizione più che mai necessaria

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di Alberto Ratti* - «Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà, e per tali fini a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l’accettazione di principi e l’istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell’interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli, abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini.

Con queste parole solenni comincia lo Statuto delle Nazioni Unite, firmato a San Francisco nel giugno del 1945 ed entrato in vigore il 24 ottobre dello stesso anno. Da allora, ininterrottamente, si celebra la giornata mondiale dell’ONU, per ricordare un avvenimento fra i più importanti nella recente storia dell’uomo.
La creazione di un organismo sovranazionale – con lo scopo di appianare le divergenze fra gli Stati, promuovere lo sviluppo e la pace, garantire la libertà e la sicurezza internazionale – è sicuramente stato un grande passo in avanti dell’umanità per cercare di mettersi alle spalle decenni bui caratterizzati da ciechi egoismi e accentuati sovranismi.
Molto è stato fatto, tanto possiamo ancora fare sulla strada della mediazione e della diplomazia, delle relazioni internazionali e dei rapporti fra paesi.

In un’epoca in cui stiamo toccando con mano scenari oscuri e dove il vento della storia sembra soffiare nuovamente sul fuoco dell’isteria collettiva e dei nazionalismi esasperati (che gli USA, ad esempio, decidano di rimettere in discussione il Trattato sulle armi nucleari fa davvero pensare al peggio), la grande intuizione di un organismo sovranazionale che riunisca tutte le nazioni del mondo per discutere e dialogare insieme è quanto mai profetica e necessaria.
Non abbiamo bisogno di muri alzati né di confini armati e difesi “con il coltello fra i denti”; non abbiamo bisogno di nuovi armamenti né di protezionismi miopi e inefficaci; non abbiamo bisogno di incitare all’odio per il diverso e neppure di fomentare il disprezzo per lo straniero; non abbiamo bisogno di rafforzare nazionalismi ed egoismi fuori dal tempo. Queste politiche e queste ricette abbiamo visto dove portino: il ’900 è ancora lì a ricordarci quali mali e quali disastri possono produrre politiche sbagliate e disumane.

Oggi, dall’«I have a dream» di M.L. King, dalla “nuova frontiera” kennedyana, dall’«audacia della speranza» obamiana, siamo passati all’esclusione delle minoranze, a discorsi legati alle paure e alle frustrazioni delle persone. Invece che affrontare i problemi e le grandi sfide contemporanee con spirito creativo e innovatore, si torna indietro come se niente fosse. Invece che proseguire sulla strada tracciata da chi ci ha preceduti, si cambia itinerario. Invece di un pianeta terra traboccante sogni e speranze per il futuro ci lasciamo sedurre da ricette già viste e di “corto respiro”.
La giornata di oggi – il ricordo dell’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite – sia di grande monito agli uomini e alle donne di buona volontà, veri “operatori di pace”, per rialzare la testa e, più forti e più uniti di prima, per realizzare insieme un “nuovo umanesimo liberale”, dove vi siano più opportunità e giustizia per tutti, meno disuguaglianza e povertà.
Bisogna rimboccarsi le maniche per lasciare alle future generazioni un mondo migliore, non uno peggiore di quello che abbiamo trovato.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana