Per un patto di rinnovata responsabilità

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A margine del convegno degli amministratori locali, la Presidenza nazionale ha diffuso una nota sull'attuale momento della vita politica. Con un richiamo alla tutela dei più deboli e alla riforma del sistema elettorale

La crisi in corso chiama tutti e ciascuno, cittadini, partiti, parti sociali e la cosiddetta “società civile” a rafforzare un “patto di responsabilità”, che ha come orizzonte il futuro del Paese e delle giovani generazioni. In un contesto del genere, che coinvolge anche l’Europa, appaiono gravissime le posizioni strumentali volte a difendere lo status quo, oppure a tutelare interessi particolari, specie dopo una lunga serie di manovre economiche che hanno anche duramente inciso sui redditi medio-bassi, sulle famiglie e sulla platea dei “soliti noti”, che coprono con i loro maggiori esborsi la piaga dell’evasione.

Nella fatica di costruire un Paese più equo, intraprendente e solidale, al Parlamento e al Governo, nelle rispettive competenze, sono richieste capacità di equilibrio e autorevolezza, perché nell’attuale fase dedicata alla crescita e all’apertura dei mercati nessuno cerchi di sfuggire ad ineluttabili sacrifici e ogni categoria rinunci, in nome dell’interesse generale, a intollerabili rendite di posizione. I partiti e il governo agiscano dunque in modo organico sulla strada tracciata, ispirati da spirito di equità, senza cedere a pressioni interne o esterne, colpendo senza tentennamenti e opacità vecchi e nuovi monopoli e oligopoli, nella consapevolezza che forme di gradualità risultano impraticabili in virtù dell’immobilismo mostrato negli ultimi anni.

Le uniche deroghe e tutele da prevedere al clima di sacrificio e responsabilità riguardano gli ultimi e i deboli della società, i giovani e le donne cui sono state negate opportunità, gli anziani e i malati spogliati del decoro e della dignità, i bambini allevati nell’indigenza materiale e morale, gli stranieri ridotti a “moderni schiavi” e privati anche dell’opportunità minima di dare la nazionalità italiana alla prole. Che si parli di liberalizzazioni o di mercato del lavoro, non sono ammesse altre deroghe e tutele, se non queste che primeggiano su tutte e che hanno maturato, negli ultimi anni, un diritto superiore rispetto a qualsiasi altra categoria sociale che ora agita le proprie ragioni.

L’opzione preferenziale sia a vantaggio di quanti non hanno neppure la possibilità di dare voce alle proprie ragioni. Perciò auspichiamo che l’ampio clima di riforma sistemica giunga presto a definire serie politiche di inclusione, istruzione, educazione e promozione delle fasce deboli, fondate sulla centralità della persona e della famiglia e finalizzate a creare “pari opportunità” in termini di dignità umana, accesso al lavoro, diritti e doveri di cittadinanza. Crediamo, inoltre, che il sostenere la famiglia attraverso un fisco più equo ed efficaci politiche di natalità e di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro sia una priorità ancor più ineludibile in tempi di crisi economica e sociale.

L’Azione cattolica italiana, che ha vissuto con protagonismo tutte le fasi dell’unità d’Italia, comprese la resistenza al fascismo, la stagione costituente, la ricostruzione post-bellica e la testimonianza di sangue innocente contro il terrorismo, ritiene inoltre doveroso dar seguito al monito del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, pronunciato durante la prolusione al Consiglio permanente di lunedì scorso: “La politica non sia spettatrice”.

La politica non sia spettatrice, dunque non solo cooperi responsabilmente all’azione riformatrice del governo, ma accompagni tale azione con riforme istituzionali altrettanto necessarie per combattere la crisi. In tal senso, legge elettorale e etica della politica sono temi ineludibili sui cui il Parlamento italiano ha l’opportunità, davanti ai cittadini, di misurare la propria credibilità. Da una parte, è necessario mettere mano ad una riforma della legge elettorale, affinché sia finalmente restituito ai cittadini, come “arbitri”, il diritto di scegliere i propri rappresentanti e sia assicurata chiarezza alla competizione elettorale e politica; dall’altra, occorre regolare con una specifica disciplina i partiti politici, affinché siano garantiti meccanismi di democrazia interna, come indicato dall’articolo 49 della Costituzione, e di trasparenza nella gestione dell’organizzazione e delle risorse economiche.

Su molte altre questioni le forze politiche avrebbero l’occasione di dimostrare amore per il proprio Paese, ad esempio sulla riduzione coraggiosa del costo e del numero dei parlamentari, sull’adeguamento delle istituzioni democratiche ai criteri di efficienza, velocità, efficacia e assoluta trasparenza, sul riordino degli enti locali all’insegna dell’utile e del necessario, sulla rimozione di sacche di spreco nella pubblica amministrazione centrale e locale, sulla riforma stessa del sistema-partito in senso democratico e potenzialmente aperto alla partecipazione attiva e non formale di tutti, e non di pochi.

Attraverso queste riforme, si potrà rasserenare il Paese, che oggi appare attraversato da tensioni laceranti. Ma, in assenza di un clima sino in fondo costruttivo, la legge elettorale diviene quel “minimo necessario” che segna il solco tra credibilità e inaffidabilità. Non vogliamo credere che la breve stagione delle riforme economiche “a ritmi forzati” possa sfarinarsi domani tra le mani di forze politiche ancora vinte dal rancore e incapaci di rigenerarsi.

Nel complesso cammino verso una nuova Italia, tutte le realtà decisionali e di base del Paese sanno di trovare nell’Azione cattolica una realtà diffusa capillarmente nel territorio, ricca di una storia ecclesiale e sociale che alimenta oggi un impegno profondo in tutti i campi, dalla scuola al lavoro, dall’educazione alla politica. È un patrimonio che mettiamo umilmente a disposizione, consapevoli che anche ai laici credenti tocca fare la propria parte, sia nella vita di tutti i giorni, sia condividendo e facendosi carico pienamente delle grandi sfide che attendono il Paese.