GMG. Il volto di una Chiesa coraggiosa e che sa sognare

Pagine panamensi

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di Elena Cavallotti* e Caterina Donato**- Ci sono esperienze che rimangono nel cuore non tanto perché si aggiungono alla serie di belle esperienze, ma perché lo fanno crescere. La Giornata Mondiale della Gioventù ti cambia, è un condensato di emozioni che ti riempie di una gioia fuori dal comune, ma a portata di chiunque, qualunque sia il bagaglio di esperienze, successi e difficoltà con cui sei partito, in qualunque modo conosci la tua fede.
«Avvenga per me secondo la tua parola» è stato il ritornello di queste due settimane a Panamá, una delle frasi più liberatorie che ci siano. La pronunci e ti senti al sicuro, ti allontana dalla tentazione di pensare di dovere e potere controllare tutto quello che ti circonda e ti capita. Le debolezze sono accolte, le tristezze curate.
Sono stati giorni di ascolto, di tutto ciò che per noi era nuovo: abbiamo imparato quali strade percorrere, le abitudini e i ritmi panamensi, le parole per comunicare. Abbiamo conosciuto un popolo discreto e semplice ma dal cuore grande, nonostante il loro timore di non essere in grado di ospitare un evento tanto impegnativo, assolutamente smentito da un’organizzazione precisa e attenta a ogni dettaglio.

Insieme alla Pastorale Giovanile Nazionale abbiamo collaborato per allestire Casa Italia: la scuola “Enrico Fermi”, fondata negli anni Sessanta dall’italiano Stefano Cermelli e oggi guidata dai figli Paolo e Nino, è diventata davvero “casa” e punto di riferimento per i pellegrini italiani.
Inoltre Emanuela Gitto, rappresentante del FIAC (Forum Internazionale Azione Cattolica), si è occupata di presentare i progetti di AC internazionale curando il padiglione presso il Parque Omar Torrijos.

A Panama noi italiani, circa 1250, eravamo ospitati in un’unica zona, novità rispetto alle GMG passate e marcia in più per vivere le catechesi insieme ai vescovi e ai sacerdoti presenti, e le messe quotidiane celebrate dal Presidente della Conferenza episcopale italiana, il card. Gualtiero Bassetti, come occasioni di comunione in cui sentirci accompagnati nel nostro cammino di giovani, per riflettere sulla nostra nazione e sui bisogni del nostro presente e della Chiesa.
Abbiamo dato ascolto a quelle parole che da tempo ci portavamo dentro, ma spesso così familiari da darle per scontato. Francesco ci ha parlato di sogni: solo chi sogna può sentirsi vivo, senza paura, non se viviamo nella certezza che ciascuno di noi è depositario di una storia bellissima e di un sogno di felicità che ha bisogno di essere vissuto. Quando? «Ora, Dio ci ama ora, non nel futuro!». Chi abbiamo intorno ha bisogno di noi ora, non quando saremo diventati più grandi, più bravi, meno imperfetti.
Dio non ci chiede di non avere paura, ma di avere coraggio!

Dopo più di due settimane in cui ci siamo sentiti a casa, sentimento tradito dalla brezza dell’oceano e da temperature insolite per essere gennaio, è arrivato il momento di tornare a casa. La bellezza della Giornata Mondiale della Gioventù è l’eredità che porta: una felicità che si sedimenta, una carica mai fine a se stessa. Che sia la tappa di un percorso che dura da tempo, l’inizio di uno nuovo, una scossa, è l’occasione che ci ricorda che si può essere vivi anche se stanchi, che essere giovane non è solo una questione anagrafica, che abbiamo la responsabilità di essere giovani coraggiosi. Maria ci insegna il coraggio di dire sì a quello per cui ci sentiamo chiamati, il Papa ci ha ricordato che «il progetto di Dio è un progetto di felicità» e per questo, con gioia e curiosità, insieme, non ne dobbiamo avere paura.

*Equipe nazionale MSAC - **Equipe nazionale Settore Giovani di AC