Un decreto del governo vieta la pubblicità e pone un primo argine

Ora una legge che regolamenti l’azzardo

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“Mettiamoci in gioco”, la Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo cui aderisce l’Azione Cattolica – in un comunicato pubblicato sul sito www.mettiamociingioco.org - esprime «grande soddisfazione per il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo previsto nel cosiddetto “Decreto Dignità”». È un risultato importante, che vede «finalmente riconosciuto il diritto alla salute dei cittadini, che sempre deve prevalere sulle ragioni del profitto». «A nostro avviso», si legge ancora, «sarebbe opportuno destinare le somme raccolte con le eventuali multe alla fiscalità generale e non al contrasto del gioco d’azzardo patologico, perché il diritto alla cura va garantito non con entrate speciali e contingenti, ma con l’ordinaria fiscalità dello stato, attraverso il servizio sanitario nazionale».

Raggiunto questo risultato, «ci auguriamo che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, vorranno adoperarsi per arrivare all’obiettivo fondamentale per cui è nata la Campagna: approvare una legge quadro che regolamenti, in modo serio e articolato, tutto il settore, facendolo uscire da una situazione da far west che ha favorito la crescita di situazioni di dipendenza, notevoli problemi sanitari, sociali e familiari e rilevanti infiltrazioni criminali». Per questo motivo nei prossimi giorni «la Campagna contatterà tutte le forze politiche presenti in Parlamento per chiedere impegni precisi in merito».

Quattro i capitoli al centro dell’attività della Campagna e già proposti attraverso un appello indirizzato alle forze politiche prima delle scorse elezioni (qui il Video con l’appello del Presidente nazionale dell’Ac Matteo Truffelli): divieto assoluto della pubblicità (che sembra dunque raggiunto con il “Decreto Dignità”); riduzione di un terzo dell’offerta complessiva del gioco; diritto di Regioni ed Enti locali a regolamentare l’offerta del gioco d’azzardo sul proprio territorio, senza annullarla ma senza nemmeno essere vincolati all’intoccabilità degli interessi già esistenti; aumento delle risorse destinate al sistema dei servizi per garantire cura e assistenza gratuite alle persone affette da disturbo da gioco d’azzardo.

In dettaglio, i punti più rilevanti che dovrebbero costituire una legge di regolamentazione del settore:

- va utilizzato, nei documenti ufficiali e nelle normative di legge, il termine “disturbo da gioco d’azzardo”, indicato nel DSM V, il manuale sui disturbi mentali punto di riferimento in campo psichiatrico. “Ludopatia” è una fantasiosa innovazione italiana nata per occultare il termine “azzardo”, cioè la realtà del fenomeno;

- va garantito un fondo specifico per la cura e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico, dotato di 50 milioni di euro il primo anno, cifra aumentabile negli anni successivi in relazione all’evolversi del fenomeno;

- all’interno dei Servizi per le dipendenze patologiche (SerD) devono essere previste articolazioni specialistiche per i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo che garantiscano loro percorsi differenti rispetto ai pazienti con dipendenza da sostanze;

- la certificazione di diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo deve dare diritto all’esenzione dalla compartecipazione al costo della spesa sanitaria;

- va prevista una moratoria per i nuovi giochi d’azzardo e ogni proposta di modifica o variazione circa le caratteristiche dei giochi d’azzardo attualmente in essere deve essere preventivamente autorizzata dall’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, attivo presso il ministero della Salute;

- va sancito l’obbligo da parte del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di predisporre campagne di informazione e promuovere progetti di educazione sui fattori di rischio connessi al gioco d’azzardo nelle scuole di ogni ordine e grado, coinvolgendo istituzioni locali e servizi territoriali del servizio sanitario nazionale. La realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione dovrebbe essere compito specifico anche del ministero della Salute;

- le associazioni di categoria rappresentative degli esercenti e dei concessionari abilitati all’offerta di gioco d’azzardo dovrebbero dotarsi di un codice etico di condotta allo scopo di contenere eventuali comportamenti di gioco a rischio, individuare i giocatori problematici e intervenire fornendo loro una prima indicazione di carattere informativo e orientativo;

- l’accesso a ogni tipologia di gioco d’azzardo, compreso l’online, dovrebbe essere consentito esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria. Come forma di maggior tutela per i giocatori patologici, dovrebbe essere creato un apposito registro online dei dati della tessera sanitaria dei giocatori che vogliono autoescludersi da qualsiasi forma di gioco d’azzardo, garantendo la loro inibizione all’accesso al gioco;

- per limitare l’aggressività e il potere di dipendenza delle “macchinette”, i software di tali apparecchi dovrebbero essere modificati secondo le indicazioni messe a punto dall’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave;

- va introdotta, per tutelare la persona affetta da gioco d’azzardo patologico che a causa di tale patologia si trovi nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi, la figura dell’amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare;

- per quanto riguarda le lotterie istantanee, i tagliandi dovrebbero riportare una serie di informazioni riguardanti il rischio che si corre e le percentuali legate alle possibilità di perdere o di vincere;

- deve essere vietato, nei luoghi in cui si gioca d’azzardo, il consumo di bevande alcoliche e il fumo, anche in presenza di impianti per la ventilazione e il ricambio di aria;

- deve essere introdotta la possibilità – per i pubblici esercizi e i circoli privati che eliminano o non installano apparecchi per il gioco lecito e che non vendono al proprio interno altri prodotti per il gioco d’azzardo – di richiedere ai Comuni il rilascio del logo identificativo «no slot»;

- vanno adottate le misure di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata avanzate dalla Commissione parlamentare antimafia nella relazione presentata il 6 luglio 2016.

Il gioco d’azzardo ha avuto negli ultimi anni uno sviluppo enorme nel nostro paese. In verità, sarebbe vietato dal codice penale, ma la progressiva legislazione in deroga approvata dalla metà degli anni Novanta ad oggi ha portato a una situazione paradossale. Viene punita una scommessa tra amici, mentre risultano legali i circa 90 miliardi di euro di fatturato annuo ricavati da lotterie, slot machines, poker, scommesse e giochi d’azzardo di natura sempre più varia che in questi anni, a ritmi sempre più frenetici, sono stati immessi sul mercato. Di conseguenza, la platea dei giocatori si è allargata notevolmente e ormai anche giovani, casalinghe, pensionati, disoccupati costituiscono nuove fasce da catturare e fidelizzare.
In misura proporzionale alla crescita del settore sono aumentati i costi sanitari, sociali, relazionali e legali del gioco d’azzardo: in mancanza di rilevazioni e ricerche epidemiologiche precise le “vittime” dirette del gioco d’azzardo – i giocatori patologici o ad alto rischio di dipendenza – sono stimati in circa un milione.
È tempo di mettere un argine a tutto questo.