Le confidenze di un prete ai giovani

Ora scaldateci il cuore

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«Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose: che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti». Papa Francesco alla messa di chiusura del Sinodo.

di Tony Drazza* - Cari giovani, da qualche giorno è finito questo grande appuntamento, che sono sicuro rimarrà nel nostro cuore. Per sempre. Per quasi un mese la Chiesa si è seduta con voi, ha cambiato qualche protocollo e si è messa in ascolto.
Anche le pareti e il pavimento della solenne e silenziosa aula sinodale ha notato da subito il cambiamento. L’aula del Sinodo da sempre attraversata da talari e scarpini eleganti, l’avete trasformata in un aula piena di vita, di volti giovani e sorridenti e “calpestata” da scarpe da tennis, che credetemi è proprio un bel modo di immaginare il cambiamento.
Non voglio prendere in giro nessuno, ma mi permetto di dirvi che il cambiamento parte proprio dalle scarpe. Ogni volta che si comincia un’attività sportiva, l’esperto ti ricorda che devi trovare le scarpe adatte, che siano comode, che non stringano molto il piede perché nel lungo tratto potresti cominciare ad avere problemi; diteci quali sono le scarpe più comode per fare il cammino e per metterci al passo con i tempi. Con i vostri tempi.
Ci credo per davvero che la “vostra vita è preziosa per andare avanti”. Sono sempre stato convinto che c’è bisogno di un cuore giovane, capace di sognare e ripartire, per proseguire il cammino.  
Ora queste mie confidenze le affido al vostro cuore innamorato, perché abbiamo sempre detto e ripetuto che i preti, le suore e le persone consacrate devono impegnarsi nell’accompagnamento dei giovani e siccome l’idea è quella di cambiare le scarpe e di conseguenza cambiare anche il passo, oggi vi chiedo di diventare nostri accompagnatori. Non vi sembri strano e nemmeno fuori luogo: vi chiedo ufficialmente (per quanto possa contare l’ufficialità) di mettervi al nostro fianco e accompagnare il nostro cammino.
Siate fiaccole accese dentro le nebbie fitte dei nostri incensi. Siate parola, che incarnata nella vita, ci dia il gusto di ritornare a occuparci di ogni persona che incontriamo, senza aver paura di interrompere le nostre “faccende sacre”, perché alla fine l’unica cosa davvero sacra è fermarsi e rimettere in piedi qualcuno.
Siate coraggiosi, sfacciati e indicateci qual è la strada da seguire. Aiutateci a volgere lo sguardo sulle cose che contano, a perdere tempo con la vita delle persone e non con le nostre fissazioni; insegnateci a guardare oltre le cose che ci succedono, a essere più leggeri e cominciare a credere che c’è sempre qualcosa di profondamente buono nella vita di tutti.
Aiutateci a essere uomini e donne consacrati. Fateci capire, per favore, che significa spendersi e amare qualcuno con tutta la forza. Forse noi per tanti motivi l’abbiamo dimenticato. Voi che siete maestri di amori folli, diteci come si fa a perdere la testa per qualcuno. Diteci come dobbiamo fare per riprendere qualcuno che stiamo perdendo. Raccontateci che significa stare svegli la notte, perché l’amore della tua vita lo stai perdendo e devi inventarti qualcosa per riprendertelo.
Portateci, allora, dove la vita brilla per la felicità ma anche dove la vita è appesantita dai tanti problemi. Forse non avremo la soluzione giusta, ma con il cambio delle scarpe potremmo metterci al vostro fianco e camminare con voi, senza sentirci migliori, ma solo per fare la strada insieme e condividere il dolore.
Siate la nostra stella. Guidateci, come la stella ha guidato i magi fino alla grotta di Betlemme. Noi non siamo diversi dai Magi. Anche noi con tutte le nostre conoscenze e con tutto il peso dei nostri abiti, spesso ci perdiamo e abbiamo bisogno che qualcuno ci accenda il cuore. Non basta sapere “quattro cose su Gesù” per non perderci e arrivare nel posto sbagliato. Abbiamo bisogno che qualcuno ci indichi la stella per riprendere il cammino.
Anche noi siamo come i discepoli di Emmaus. Spesso siamo proprio noi preti, suore e consacrati, che “..con il volto triste..” torniamo nelle nostre case o nei nostri uffici, scuotendo la testa dicendo tra noi: “anche questo è stato un fallimento”. Aiutateci, allora, nei nostri cammini di ritorno.
Ora scaldateci il cuore, perché davvero siete necessari per andare avanti.
Con affetto grande,
don Tony

*Assistente nazionale del Settore Giovani di Ac