Convegno Toniolo. Non più schiavi, ma fratelli

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di Michele D’Avino* Qualcuno già parla di terza guerra mondiale. Diffusa a pezzi sul globo terrestre, ma comunque imponente per numero di vittime, massacri, entità delle devastazioni, flussi di profughi e rifugiati. Se è vero che la storia recente non ha mai smesso di annoverare odiosi conflitti e violazioni dei diritti umani, si resta sgomenti di fronte ai nuovi scenari di guerra che affollano le pagine dei quotidiani. L’instabilità in cui è sfociata la primavera araba, il perdurare della guerra in Siria, la persecuzione dei cristiani in Iraq e il dilagare della furia jihadista innescata dall’Is, il riaccendersi del conflitto israeliano palestinese e, non ultima, la guerra in Ucraina, con le recenti tensioni tra Russia e Nato che ne sono derivate, non lasciano dubbi: «siamo in un mondo in guerra», come ha affermato papa Francesco.

Milioni gli uomini, le donne e i bambini costretti alla fuga, tanti attraverso le onde, spesso fatali, del Mediterraneo. Intere generazioni private di futuro e di speranza. A farne le spese, in ultima analisi, è la causa stessa della pace, vittima della realpolitik delle potenze mondiali, incapaci di promuovere un nuovo ordine internazionale, fondato sulla giustizia e la pacifica convivenza tra i popoli e le nazioni.  

Lo sa bene papa Francesco, instancabile testimone del Vangelo della riconciliazione, che della pace ha fatto un richiamo costante del suo magistero. «Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo». Così affermava Bergoglio in occasione dell’incontro di preghiera con il presidente dello Stato di Israele Shimon Peres e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, insieme al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e al custode di Terra Santa Fra Pizzaballa, l’8 giugno 2014, in Vaticano, all’indomani dello storico pellegrinaggio a Gerusalemme.

Soltanto un mese dopo, l’ennesimo conflitto scoppiato sulla Striscia di Gaza spazzava via il sogno di una soluzione pacifica alla questione palestinese, ricompattando e rafforzando gli estremisti di entrambi i fronti, a scapito dei moderati.

Una guerra, quella in Terra Santa, che assurge ormai a emblema di tutte le guerre e, in questo tempo di Natale, ci pone di fronte alle contraddizioni del mondo contemporaneo e ci richiama alle responsabilità dell’appartenenza a un’unica famiglia umana.

Per dirci “fratelli” di fronte alla grotta di Betlemme, per alzare lo sguardo al Cielo e riconoscerci figli di un solo Padre,  occorre uscire dalla “paralisi delle coscienze” e schierarsi fermamente contro la “pazza corsa alla distruzione” condotta dall’uomo avverso il creato e i suoi simili.  

Il messaggio del Papa per la XLVIII Giornata mondiale della pace, 1° gennaio 2015, Non più schiavi ma fratelli, ci ricorda che la pace richiede il riconoscimento della dignità di ogni persona umana, il superamento delle disuguaglianze e un cammino di liberazione e inclusione per tutti.

Per riflettere sulle parole del messaggio pontificio, la Presidenza nazionale di Ac e l’Istituto di diritto internazionale della pace “G. Toniolo” organizzano a Roma, per il giorno 23 gennaio, un seminario di approfondimento. Nella stessa direzione, anche quest’anno, la partecipazione dell’associazione alla marcia della pace promossa da Pax Christi a Vicenza il prossimo 31 dicembre (il programma delle iniziative è disponibile sul sito www.azionecattolica.it).

Un cammino che l’Azione cattolica vuole compiere, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, sulla via della pace indicata da papa Bergoglio, consapevoli che la pace è un itinerario sempre incompiuto e mai un traguardo completamente raggiunto.

A chi gli chiedeva, di fronte al grido di dolore che si leva da Gaza, a cosa fosse servita quella preghiera per la Terra Santa recitata in Vaticano a più voci, il Papa ha sottolineato: «Adesso il fumo delle bombe, delle guerre, non lascia vedere la porta, ma la porta è rimasta aperta da quel momento. E siccome io credo in Dio, io credo che il Signore guardi quella porta e quanti pregano e quanti Gli chiedono che Lui ci aiuti».

Una preghiera che ci portiamo nel cuore e che non vogliamo smettere di recitare, con voce unanime, ancora oggi: «Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre “fratello”, e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen»

*Direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”

Il testo del messaggio di Francesco “Non più schiavi, ma fratelli”