A Hersbruck, una casa della Caritas dedicata a Teresio Olivelli

Per non dimenticare, per non arretrare

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di Anna Della Moretta* - Nel nord-est della tedesca Baviera, nella cittadina di Hersbruck che si trova ad una trentina di chilometri di Norimberga, da qualche giorno sul bianchissimo muro di “Casa Olivelli”, palazzina della Caritas che ospita persone fragili, spicca una altrettanto bianca lapide alla memoria di Teresio Olivelli. Lapide che costringe, nella sua essenzialità, a riflettere sulla figura del beato che nel febbraio 1945 morì nel campo di concentramento nazista della cittadina a causa delle percosse che gli furono inflitte dalle Ss.
Allo scoprimento della lastra commemorativa, voluta dalla Caritas della provincia di Norimberga in stretta collaborazione con quella di Hersbruck, era presente anche una delegazione italiana formata da Alberto Franchi, il cui zio Attilio nel novembre del 1943 conobbe e frequentò Olivelli durante il breve e intenso periodo bresciano. In quei mesi, Olivelli venne in contatto con un gruppo di cattolici che stava organizzando un movimento di Resistenza cattolica, che confluirà nella formazione partigiana delle Fiamme Verdi. E da Anselmo Palini, docente e saggista, studioso dei totalitarismi e delle dittature del XX secolo, che ha da poco pubblicato per l’editrice Ave il libro Teresio Olivelli, ribelle per amore.
Perché, dunque, un ricordo così vivo di Olivelli a pochi passi da quel lager nazista in cui, in pochi mesi, insieme a lui morirono assassinate ventimila persone?
«Oltre ai populismi, al razzismo e al nazismo, ci sono altre realtà nel cuore degli uomini. La parabola di vita di Teresio Olivelli ne è un esempio e, proprio dalla sua biografia, ci rendiamo conto che oggi qui, nel cuore dell’Europa, è necessario fare resistenza come la fecero i ribelli per amore nel periodo della Resistenza» ha detto monsignor Ludwik Schick, arcivescovo di Bamberga e presidente della Commissione per la Chiesa internazionale della Conferenza episcopale tedesca, intervenuto alla cerimonia. Il vescovo Schick ha poi ricordato che nel territorio della sua diocesi hanno perso la vita, annientati dalla follia nazista, altri due martiri che la Chiesa cattolica ha portato agli onori dell’altare: Odoardo Focherini e Josef Mayr Nusser. «Di questi testimoni-martiri faremo sempre memoria», ha concluso il vescovo.
Dunque, un invito a «scuotere le coscienze», a «lavorare su se stessi perché non esistono solo persone buone, ciascuno ha il proprio lato oscuro» come ha ricordato Wolfgang Wurker, presidente della Caritas della provincia di Norimberga, affiancato da Michael Gross, della Caritas di Hersbruck. Per capire, ci viene in aiuto la biografia di Teresio Olivelli, nato sul lago di Como da famiglia pavese, cresciuto a Vigevano, morto ventinovenne nel lager nazista e proclamato beato dalla Chiesa cattolica nel febbraio 2018. Un Olivelli fascista, con ruoli di rilievo nelle gerarchie, che ha fatto suo il lavoro sulla razza che è una delle più pesanti eredità del Ventennio. Poi, la consapevolezza maturata proprio sul campo di battaglia in Russia, dove si era arruolato da volontario. Lì, iniziò ad avere dubbi, a capire, a maturare una forte resistenza nei confronti della politica fascista. «Fino all’offerta completa di sé nel famigerato lager di Hersbruck» scrive Palini. Ancora: «Hersbruck è la tappa finale di un cammino di maturazione e di crescita: Olivelli è ora giunto alla completa offerta di sé, vittima sacrificale della barbarie nazista, agnello immolato per i propri compagni di prigionia e, più in generale, per tutti coloro che si sono trovati coinvolti nel dramma della guerra».
Adesso ad Herbruck, nella piazzetta su cui si affaccia la Casa della Caritas, ci sono due targhe commemorative: quella di Teresio Olivelli e, proprio sul muro di fronte, quella di Dietrich Bonhoeffer, il teologo martire del campo di Flossenburg, di cui quello di Hersbruck era satellite. Il teologo tedesco, devoto a Dio e agli uomini, venne impiccato nel lager, dopo un processo sommario, il 9 aprile 1945.

*Giornale di Brescia