Sono 44mila le organizzazioni nel nostro paese

Il volontariato nell'era della misericordia

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Volontariato

di Paola Springhetti* - Il volontariato è un modo concreto per fare della misericordia uno stile di vita. La misericordia, infatti, dai vocabolari viene definita più o meno come un sentimento di compassione e pietà per l’infelicità e la povertà altrui, che induce a soccorrere e a perdonare. Se ci fermiamo alla prima parte, cioè al sentimento di compassione, corriamo il rischio di rinchiuderla in una dimensione intimistica, che la condanna all’irrilevanza. È la seconda parte, cioè il fatto che “induce a soccorrere e perdonare”, che la rende un valore con una forte dimensione sociale e pubblica. Se c’è, gli altri se ne accorgono, perché produce frutti.

Non è un caso che una delle più grandi organizzazioni di volontariato del nostro paese, la Confederazione nazionale delle Misericordie, abbia avuto origine dalle confraternite che nell’Alto Medioevo si occupavano di poveri, prima tra tutte quella nata a Firenze nel XIII secolo, durante la peste. Nata quindi per lavorare sodo in una situazione di emergenza, si è data il nome di Misericordia.

Se la misericordia dovrebbe essere il modo in cui un cristiano sta al mondo grazie alla sua fede, la spinta all’altruismo, soprattutto quando diventa solidarietà, è un valore anche laico. Potremmo dire che è uno di quei valori che hanno permesso di affrontare molte crisi sociali, di ridurre i danni in molte emergenze, di “salvare” molte famiglie e molte persone. Nel linguaggio laico non si parla di misericordia, ma si parla di “empatia”, cioè di capacità di calarsi nei panni dell’altro, per comprenderlo e riuscire così a farsi carico dei suoi bisogni. L’altruismo in genere nasce da una capacità empatica – uno sguardo compassionevole – che richiede un rapporto diretto, personale.

Papa Francesco: «Un amore viscerale». «La misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”. Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono», scrive Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo. Anche nel fare volontariato c’è qualche cosa di viscerale: in genere non c’è il “distacco professionale” che caratterizza l’impegno degli operatori.

Questo è il bello, ma anche il brutto del volontariato, perché contiene delle trappole: fare il bene è difficile e spesso il lasciarsi trascinare dai sentimenti non è la cosa migliore. Ricordo la storia di una volontaria, che insegnava italiano in una scuola per stranieri e, in un impeto di generosità, ha deciso di ospitare a casa propria una signora straniera che si era trovata improvvisamente senza abitazione. Col risultato che in breve tempo per lei la vita in casa è diventata un inferno, mentre l’ospite si trovava benissimo e non capiva proprio perché avrebbe dovuto cercarsi un’altra sistemazione. Per fortuna, la scuola di italiano era tenuta da un’associazione, ed è stata l’associazione a trovare la soluzione. Tra parentesi: la signora ha imparato benissimo l’italiano.

Un salto di qualità nel fare il bene. Questa realtà delle associazioni è fondamentale, perché permette un salto di qualità nel fare il bene. La misericordia infatti è una virtù personale, che ciascuno coniuga nella propria vita, attuando l’insegnamento del Buon Samaritano. Ma essere misericordiosi insieme agli altri amplia le possibilità di ottenere risultati, dà stabilità nel tempo a quelli che altrimenti resterebbero gesti occasionali, permette di leggere i bisogni e di trovare risposte a volte innovative. Il Buon Samaritano ha trovato un albergatore affidabile nelle cui mani lasciare l’uomo che aveva soccorso. Più realisticamente a noi occorre un medico e magari uno psicologo o un centro di ascolto o una struttura di accoglienza o una casa famiglia o qualcuno capace di organizzare una raccolta fondi, se vogliamo soccorrere il nostro prossimo, che ogni volta ha un volto e un problema diverso.

Vivere la misericordia insieme agli altri, inoltre, ci aiuta anche a coltivare quella prospettiva di fiducia senza la quale il volontariato perde senso: la fiducia nel fatto che le persone possono riscattarsi, che il male non prevarrà, che si può amare questo mondo e questo uomo che lo abita. È lo sguardo positivo che il Concilio ci ha insegnato: sempre nella Bolla del Giubileo, è citato un passo di Paolo VI: «Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal Concilio sul mondo umano moderno. Riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto e amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal Concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette…».

Volontariato: sono 44mila le organizzazioni nel nostro paese. Secondo i dati di Csvnet (la rete dei Centri di servizio per il volontariato), in Italia esistono 44mila organizzazioni di volontariato. Comunque, sono una rete di solidarietà e di tutela dei beni comuni di cui fanno parte cattolici, credenti in altre religioni e non credenti. Una rete senza la quale il nostro paese sarebbe molto, molto peggiore. Una rete che, al di là degli specifici servizi che offre e delle attività concrete, consegna alle nostre comunità due risultati importanti. Il primo è che ci sono ancora valori condivisi e condivisibili, anche se siamo una società plurale e complicata: l’altruismo e la solidarietà, il rispetto della dignità delle persone, la difesa dei diritti, anche degli ultimi, la giustizia sociale, la cura dell’ambiente… Il secondo è la riaffermazione del valore delle relazioni interpersonali, dirette, viscerali appunto.

Viviamo in una società dove l’individualismo la fa da padrone e i legami sembrano quasi fare paura, sembrano essere qualche cosa a cui sfuggire, nel nome della propria libertà. Ma la misericordia presuppone l’incontro e creando legami il volontariato crea comunità.

*Articolo pubblicato sul mensile “Segno” n.1-2/2016

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