Una «storia bella e importante» che è già futuro

L'essere di Azione Cattolica

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Siamo consapevoli di appartenere a una storia importante che continua. Una storia che non appartiene solo alle tante generazioni di aderenti che in questi centocinquanta anni si sono passati il testimone dentro di essa, e non appartiene nemmeno alla sola comunità ecclesiale, ma a tutto il Paese. Perché la storia dell’Azione Cattolica è parte significativa e per molti aspetti decisiva della storia italiana. E oggi come ieri è ferma volontà dell’Ac continuare a contribuire alla formazione di cittadini responsabili e appassionati, promuovendo legami solidali tra le generazioni, tra i gruppi sociali, tra le culture, tra i territori, tra i popoli.
Pensiamo solo al ruolo che l’Ac ha avuto, fin dalla nascita, nell’educazione delle giovani generazioni e nella promozione del protagonismo giovanile nella società, nell’emancipazione delle donne, nella realizzazione di opere solidali, nella diffusione di strumenti di acculturazione popolare, oltre che al grande contributo dato alla vita di organizzazioni politiche, sindacali, professionali che hanno fatto la storia italiana. E pensiamo al contributo decisivo che attraverso questi e altri processi l’associazione – sorta in un momento di profonda lacerazione tra la comunità dei credenti e lo Stato nazionale – ha portato alla costruzione e allo sviluppo della nazione italiana, al suo essere e sentirsi una malgrado le tante differenze e le molte diseguaglianze.
Pensiamo all’apporto che essa ha dato alla nascita e allo sviluppo della democrazia e alla crescita culturale e sociale degli strati più umili della società italiana, in modo particolare per le popolazioni del Mezzogiorno, delle campagne e dei piccoli paesi di montagna. E pensiamo al ruolo decisivo che l’Azione Cattolica ha ricoperto nel cammino della Chiesa italiana, e attraverso di essa di tutta la Chiesa universale, aiutandola a indirizzarsi verso un autentico riconoscimento della corresponsabilità laicale nella missione evangelizzatrice.
Ricordare i nostri centocinquant’anni non voleva essere, e non è stato, un modo per autocelebrarci, un cedere alla tentazione di «guardarci allo specchio», come ci ammoniva a non fare Papa Francesco il 30 aprile dell’anno scorso.
L’occasione del centocinquantesimo che ci è provvidenzialmente capitato di vivere è stata piuttosto, per tutta l’Azione Cattolica Italiana, ad ogni livello, l’occasione per dare profondità al nostro impegno di oggi, sentendoci parte di una realtà che ci supera, che non abbiamo creato noi ma che abbiamo ricevuto in dono dalle generazioni che ci hanno preceduto, e che perciò ci spinge a guardare in avanti e riscoprire insieme l’importanza di quel pezzetto di storia che oggi è affidato a ciascuno di noi, a ogni aderente, di ogni età, in ogni diocesi e parrocchia. Questo, in fondo, è il senso di scegliere ancora oggi di aderire all’Azione Cattolica: significa scegliere di vivere la nostra responsabilità di credenti dentro la Chiesa e per la Chiesa, dentro il mondo e per il mondo insieme, come laici associati, vivendo quella responsabilità come una corresponsabilità.
È questa la grande eredità che ci viene consegnata dalla nostra storia, una «storia bella e importante», ci ha ricordato Francesco il 30 aprile dell’anno scorso, fatta da generazioni di «fedeli laici che in ogni tempo hanno condiviso la ricerca delle strade attraverso cui annunciare con la propria vita la bellezza dell’amore di Dio e contribuire, con il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale».