XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Versione stampabileVersione stampabile
Liturgia del: 
16 luglio 2017

La Parola del giorno: Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-9 forma breve)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò.
Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono.
Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Le sette parabole del Vangelo di Matteo sul Regno di Dio offrono alla folla, che segue e ascolta Gesù, l’occasione per accogliere o rifiutare il suo messaggio, poiché la parola di Dio esige sempre
una risposta.
Dinanzi al suo messaggio non possono esserci posizioni intermedie: o si accoglie come fanno i discepoli o si rifiuta come i farisei. Abbiamo qui un paesaggio campestre in cui domina la figura di Dio seminatore, che sparge a larghe mani il seme della sua parola, non solo sul terreno buono e fertile, ma anche sul terreno sassoso, poco ricettivo, arido e spinoso. I quattro tipi di terreno sono i quattro livelli di ascolto che convivono in noi. Il seme della Parola non germoglia e non dà i frutti sperati quando non la lasciamo entrare nella nostra vita; quando, pur accogliendola con entusiasmo, non la radichiamo in noi e nelle nostre relazioni. Ostinato nella fiducia verso le sue creature, Dio sa che ognuno di noi conserva nel proprio cuore un angolo di terreno buono, sa che non esiste un terreno completamente cattivo, né una persona definitivamente perduta. Gli insuccessi della predicazione del regno sono solo apparenti: il raccolto ci sarà. Il messaggio che Gesù trasmette con questa parabola è tutt’altro che negativo. Egli invita ad annunziare la parola del Regno con coraggio e fiducia. Oggi siamo noi che dobbiamo rispondere al suo appello alla fiducia e alla speranza di fronte alle difficoltà ed alla scarsità del raccolto. L’atto della semina ha sempre una valenza positiva perché segna un nuovo inizio ed il seme, germogliando, dà alla terra un significato nuovo.
Compito dei laici nella Chiesa e nel mondo è diffondere il messaggio di speranza del Vangelo «se fosse necessario anche con le parole» (papa Francesco citando Francesco d’Assisi).
«Nessuno può trattenersi dal rispondere alla chiamata, nessuno può delegare altri, nessuno può rinviare l’esercizio della sua responsabilità di cristiano». Ma non pensiamo di dover fare grandi cose per seminare la Parola. Pensiamo alla nostra vita quotidiana; allo spazio che diamo alla Parola nella nostra vita.
Pensiamo anche allo sguardo che coltiviamo verso gli altri; al positivo che ogni persona ha e che ha bisogno di essere scoperto, valorizzato, riconosciuto. Se il Signore semina dappertutto, allora ogni persona è una parola di Dio per noi.

Signore Gesù, seminatore divino, tu getti la tua Parola sulla strada della nostra povera vita, fa' che, nel deserto della nostra anima, troviamo un po' di terra buona dove portare frutto.
Signore Gesù, con fiducia spargi il seme della Parola nel terreno della nostra superficialità, donaci tenacia e pazienza perché possiamo durare nel tempo oltre le prove.
Signore Gesù, anche se il nostro cuore è occupato da mille preoccupazioni e affanni, tu continui ad educarci all'essenziale: rendici liberi e gioiosi amanti della vita.
Signore Gesù, qualche volta la nostra vita è terreno buono che accoglie la Parola: donaci allora momenti di festa fraternità e pace nei quali poterti ringraziare e lodare.