XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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Liturgia del: 
9 luglio 2017

La Parola del giorno: Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Gesù non se la passa molto bene. Il suo amico Giovanni Battista è in prigione e dopo poco sarà ucciso. Le città del lago di Galilea, dove aveva predicato, non hanno accolto per niente il suo vangelo. Vediamo Gesù nel bel mezzo di una crisi. Ma lui non prende paura e non si abbatte. Non evita il conflitto, anzi così si rivolge a coloro che lo hanno rifiutato: «Guai a te Corazim, guai a te Betsaida... Cafàrnao». E cosa fa poi? Incredibilmente rilancia. Paradossalmente si lascia andare alla gioia e alla lode poiché ha visto il Vangelo accolto dai piccoli. Scorge dentro la crisi l’opera del Padre che sorprendentemente ha svelato ai piccoli, agli ultimi, agli esclusi il tesoro del suo Regno. Gioia non prevista è più grande. È la scoperta che la volontà di bene del Padre è proprio una realtà.
È sempre il Padre che ha nascosto i segreti del Regno ai sapienti e agli intelligenti. Perché? Forse perché sono gli stessi sapienti e intelligenti che sono incapaci di accogliere il Vangelo: sono troppo centrati su se stessi e vedono solo quello che loro producono. Hanno studiato, hanno gli strumenti intellettuali: sono nei posti di potere. Ma non sanno ricevere. E il Vangelo dell’amore occorre soprattutto saperlo ricevere. O forse perché la provvidenza del Padre ha sapientemente disposto che occorra essere liberi e semplici e gioiosi per scoprire il tesoro nel campo e la perla di inestimabile valore. È la nostra umanità fragile il luogo dell’accoglienza della misericordia del Padre. Le ferite sono feritoie da dove può passare la grazia dell’amore di Dio.
Questa è la meravigliosa volontà di bene del Padre. Ricordiamo san Francesco, giullare di Dio: le sue stimmate sono ferite aperte perché passi la potenza che viene da Dio.
Quando ero in parrocchia, c’era una ragazza che si chiamava Bertilla, con la sindrome di down. Era simpatica e convinta partecipante al gruppo dei Giovanissimi. Alla fine di ogni messa domenicale mi faceva la critica all’omelia. Sempre azzeccata!
Così poi ho cominciato a seguire i suoi consigli. I piccoli e i poveri sono i nostri maestri. Sono loro che ci annunciano il Vangelo.
Con altre parole ce lo dice anche papa Francesco: «Nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri... Per questo desidero una chiesa povera. Essi hanno molto da insegnarci... La nuova evangelizzazione è un invito a riconoscere la forza salvifica delle loro esistenze e a porle al centro del cammino della chiesa» (Eg 198).

Signore Gesù, tu che vivi con il Padre una comunione piena e permanente, e che ci chiami ad essere tuoi discepoli missionari fa' che possiamo rispondere alla tua volontà in ogni momento della nostra vita per essere annunziatori della vera gioia che proviene da te.
Rendici poveri e liberi per servire la Chiesa con amore e letizia; fa' che sappiamo cercare la compagnia dei piccoli e dei poveri, perché a loro hai dato i tesori del Regno e sono i nostri maestri.
Sostieni il nostro sguardo fisso su di te, che colmi d'amore il nostro cuore.