NATALE DEL SIGNORE

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Liturgia del: 
25 dicembre 2017

La Parola del giorno: Is 52,7-10; Salmo 97 (98); Eb 1,1-6

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-5.9-14) In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Il prologo di Giovanni introduce tutto il Vangelo e ne sintetizza il contenuto. È un brano di incredibile bellezza e profondità, che motiva l’attribuzione al quarto evangelista dell’immagine e del simbolo dell’aquila, che vola alto e può fissare la luce del sole. Giovanni gioca sul contrasto luce e tenebre. Con la luce esalta la grandezza del Verbo di Dio che è «Via, Verità, Vita»; con le tenebre descrive il fallimento umano, dovuto alla menzogna, all’egoismo, al peccato. Ma le tenebre non hanno vinto la luce; è piuttosto vero il contrario: con la venuta di Gesù si sono diradate le tenebre del mondo e dell’umanità. Gesù è il Verbo fatto carne, uno di noi che, risorto dai morti, continua a stare in mezzo a noi. La “tenda”, in cui dimora, è l’intera umanità con la sua storia e ciascun uomo con la sua vita. Nessuno può essere a lui equiparato, neppure Giovanni Battista che pure, al dire di Gesù stesso, è «il più grande tra i nati da donna». Anche il Battista ha avuto bisogno di essere illuminato da Cristo, perché «non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce». La testimonianza, infatti, è il compito affidato da Gesù alla sua Chiesa, nelle sue diverse articolazioni, e, nella Chiesa, ad ogni discepolo, a ciascun cristiano. Il Natale è lo svelamento del volto di Dio che nessuno ha mai visto né può vedere, ma «il Figlio unigenito che è Dio ed è nel seno del Padre, lo ha rivelato». Gesù Cristo è il volto dell’amore misericordioso del Padre. Guardando a lui, possiamo “vedere” Dio e, contemporaneamente, possiamo conoscere il progetto di Dio sull’uomo e su ciascuno di noi. La nostra vocazione fondamentale e comune è essere e diventare ogni giorno di più «conformi all’immagine di Gesù» (cfr. Rm 8,29), Figlio unigenito e primogenito tra molti fratelli e sorelle, cioè fra tutti coloro che compongono la grande famiglia umana. Prendere la forma di Gesù significa per noi diventare pienamente umani. Il mistero dell’Incarnazione non ci chiede, quindi, di sforzarci per diventare qualcosa di diverso da quello che siamo, secondo un’idea sbagliata di perfezione morale. Ma ci indica la strada per diventare sempre più noi stessi, sempre più umani. E la nostra strada è Gesù.

 

Padre, che nel tuo figlio Gesù mi hai reso figlio tuo, illumina la mia vita con la luce della tua Parola. Sostieni i miei passi nel cammino che mi attende, perché io possa riconoscerti negli avvenimenti lieti e tristi e lasciarmi guidare da te, dopo che mi hai fatto battere il cuore, quando mi avrai spiegato che le Scritture parlano proprio di me. Raccogli attorno a te tutti i tuoi figli perché si realizzi presto il tuo Regno «come in cielo così in terra».