MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

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Liturgia del: 
1 gennaio 2018

La Parola del giorno: Nm 6,22-27; Salmo 66 (67); Gal 4,4-7

Dal Vangelo secondo Luca (2,16-21) In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

La scena è semplice ed essenziale: Maria, Giuseppe, Gesù e alcuni pastori. Poi i messaggeri che aiutano a interpretare l’evento. Non c’è la stella, non ci sono i Magi, sapienti orientali, a dare un tono di avvenimento universale, importante e atteso. Non c’è il presepe con il giorno e la notte, con l’acqua e la neve, il fornaio e la massaia, rappresentazione del nostro desiderio di eliminare il paradosso del Natale, per pacificare tutti nei buoni sentimenti. Dio scende nella storia degli uomini: “La Parola si è fatta storia”, carne fatta di vissuti, desideri, contraddizioni. In questa storia Dio entra come piccolo, povero, emigrato, emarginato. Non sembrano le premesse per un futuro di successo. Gesù vive ciò che dirà: «Ti ringrazio, Padre, poiché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno dei cieli». Non si impone, ma si propone alla libertà. Il Natale è l’annuncio dell’intervento di Dio nella storia a favore dei poveri e dei piccoli, è la realizzazione della promessa antica in Gesù di Nazaret: l’uomo è pensato per ospitare Dio. Questa è la salvezza. Dio interviene continuamente a favore dei poveri nella Bibbia. È un annuncio per l’oggi di ogni tempo: oggi Dio viene! E questo incontro fa sgorgare, profonda, traboccante, la gioia. Dove e come viene Dio, oggi, a liberare e salvare la mia vita? La gioia non nasce dall’evasione (divertimento, successo), ma dall’aver scoperto il tesoro e la perla preziosa per la mia vita, per la quale sono disposto a perdere tutto. E tutto assume il suo giusto valore, relativo rispetto ad essa. Attorno ad essa unifico la mia vita. La gioia nasce dall’incontro liberatore con un Altro. Il segno del Dio che viene è un bambino in una mangiatoia. Il paradosso della salvezza nella piccolezza e nella povertà contesta la salvezza cercata nel potere e nella ricchezza. La povertà è la virtù di chi è ricco, tanto da essere libero dalle ricchezze. La povertà è crescita in umanità, poiché mi stimo tanto ricco che vivo di essenzialità per mettere il mio cuore nella vera ricchezza. “Andiamo a vedere”: i pastori muovono i passi per vedere il bambino della mangiatoia e ascoltare le parole che si dicono di lui. La testimonianza è sempre fatta di parole e fatti. È il “compito” che ci è affidato: andare a vedere i segni della piccolezza e della povertà dove nasce il Salvatore; andare ad ascoltare la Parola che annuncia e ci fa incontrare Dio nel paradosso, nello scandalo della piccolezza. Essa ci dirà che non siamo soli e senza senso nella storia: Dio nasce oggi!

Maria che porti il fuoco della carità! Maria che porgi la misericordia, Maria che hai fatto germogliare il frutto, Maria che hai ricomprato l’umana generazione, poiché hai portato in te il Verbo per mezzo del quale è stato ricomprato il mondo: Cristo lo ha ricomprato con la sua passione e tu con il dolore del corpo e della mente. Maria mare pacifico, Maria donatrice di pace, Maria terra fruttifera. Tu, Maria, sei quella nuova pianta dalla quale abbiamo ricevuto il fiore profumato dell’unigenito Figlio di Dio, perché in te, terra fruttifera, questo Verbo fu seminato. Tu sei la terra e la pianta. Maria carro di fuoco, tu hai portato il fuoco nascosto e velato sotto la cenere della tua umanità.

(Santa Caterina da Siena, Orazione XI , scritta il 25 marzo 1379)