LE PALME

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Liturgia del: 
25 marzo 2018

La Parola del giorno: Is 50,4-7; Salmo 21 (22); Fil 2,6-11

Dal Vangelo secondo Marco (11,1-10 benedizione delle Palme) Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

È il momento dell’ingresso di Gesù nella città santa, in Gerusalemme; è l’inizio di una settimana decisiva, l’ultima della vita terrena di Gesù, scandita dall’evangelista Marco con precisione sempre più insistente, persino geografica. Gesù arriva a Gerusalemme da Betfage e dal Monte degli Ulivi, cioè dalla strada su cui avrebbe dovuto venire il Messia. Marco concentra l’attenzione sull’identità di Gesù con il riferimento apparentemente marginale della cavalcatura che gli serve per entrare in città; l’episodio ha lo scopo di mettere in luce il senso di quanto sta per accadere. Gesù cavalcando un asinello si mostra come colui che realizza diverse profezie legate al re Messia. Egli entra nella Città Santa cavalcando un asino, l’animale cioè della semplice gente comune della campagna, e per di più un asino che non gli appartiene, ma che, per questa occasione, ha chiesto in prestito. Non arriva, dunque, in modo sfarzoso, perché la sua non è una signoria regale; ma l’avvento del suo regno non si impone. Egli compie le profezie senza clamore e senza pretese. Quello di Gesù non è un ingresso come tanti. Lui non è un pellegrino qualsiasi che si reca nella città santa per la Pasqua, Egli sa che sta per compiersi la sua missione. Dopo che Gesù è salito sul puledro, l’attenzione si sposta da lui a quanto accade intorno a lui, sugli astanti che gettano i mantelli sul puledro e ai suoi piedi. Con questo ingresso solenne, Egli vuole dire che Colui che entra in Gerusalemme è il Messia, figlio di Davide. È questo l’unico momento in cui Lui permette che la folla dica la sua identità. Chi lo accoglie è gente umile, semplice, che fa festa, che lo acclama come Re d’Israele; è un clima di gioia quello che si respira. Gesù ha risvegliato nel cuore tante speranze soprattutto tra la gente umile, semplice, povera, dimenticata, quella che non conta agli occhi del mondo. Lui ha saputo comprendere le miserie umane e ha mostrato il volto di misericordia di Dio. All’inizio di questa Settimana Santa, anche in noi ci sia la lode, come hanno fatto coloro che hanno accolto Gesù a Gerusalemme con i loro «osanna», e il ringraziamento, perché è a partire da questo momento che il Signore Gesù rinnoverà il dono più grande che si possa immaginare: ci donerà la sua vita, il suo corpo e il suo sangue: il suo amore.

Padre misericordioso, ti ringraziamo per il dono del tuo amore infinito, come l’abbiamo visto in tuo Figlio, Gesù. Ti preghiamo, fa’ che ogni giorno della nostra vita possiamo compiere la tua volontà, ed essere testimoni coraggiosi della tua presenza nel mondo. Fa’ che possiamo vivere con il tuo figlio Gesù e dire, con un gesto di muta adorazione, quanto ci sia caro vivere la tua vita e meditare la tua morte.