IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA

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Liturgia del: 
8 dicembre 2018

La Parola del giorno: Gn 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Il brano del Vangelo di oggi ci racconta di quell’incontro di Dio con l’umanità che ha cambiato per sempre la storia. Accade a Nazaret, un villaggio mai nominato nella Bibbia; non in Giudea, luogo dell’ortodossia, ma in Galilea, terra meticcia, terra di confine, terra di mescolanza di razze e di religioni, come sono oggi le nostre città e i nostri paesi; non in un tempio ma in una casa; non con un sacerdote, ma con una normalissima ragazza; non nell’ora più importante dal punto di vista liturgico e rituale, ma nella quotidianità, forse quella dei lavori domestici. Dio entra nella vita di Maria, come nella nostra, nella quotidianità dell’esistenza, nelle pieghe dei giorni festivi e in quelli pieni di lacrime. La prima parola dell’angelo è molto di più di un semplice saluto: è un invito ad essere felice. “Rallegrati, sii felice”; non chiede: “prega, inginocchiati, fai questo o quello”. Ma semplicemente: “apriti alla gioia, come una porta si apre al sole”. Dio si avvicina a ciascuno di noi e ci stringe in un abbraccio. «Non temere...». Parole ripetute nella Bibbia per 365 volte, come se Dio ci desse l’opportunità, almeno una volta al giorno, di trovare nella Scrittura la ragione della nostra gioia. «Concepirai un figlio...». La prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: “come è possibile?”. «... Non ci sta ad essere presa in giro, racconta a quell’Angelo di passaggio la sua fatica d’essere rimasta vergine. Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità umana, con il suo bisogno di capire. Usa l’intelligenza e poi pronuncia il suo sì, che allora ha la potenza di un sì libero e creativo» (M. Pozza). «Eccomi, sono la serva del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola». È la resa di Maria, l’esatto opposto della rassegnazione: chi si rassegna decide di morire, chi si arrende a Lui diventa Cielo. Da questo incontro nasce per Maria una responsabilità. La stessa cosa accade per noi: essere risposta per l’altro. La storia di Maria è la nostra storia. Ogni giorno l’angelo è inviato nelle nostre case per dirci: “rallegrati, sei pieno di grazia! Dio è dentro di te e ti colma la vita di vita”.

Santa Maria, donna senza retorica, la cui sovrumana grandezza è sospesa al rapidissimo fremito di un «fiat» , prega per noi peccatori, perennemente esposti, tra convalescenze e ricadute, all’intossicazione di parole. Proteggi le nostre labbra da gonfiori inutili. Fa’ che le nostre voci, ridotte all’essenziale, partano sempre dai recinti del mistero e rechino il profumo del silenzio. Rendici, come te, sacramento della trasparenza. (Don Tonino Bello)