BATTESIMO DEL SIGNORE

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Liturgia del: 
7 gennaio 2018

La Parola del giorno: Is 55,1-11; Cant. Is 12,1-6; 1Gv 5,1-9

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11) In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

«Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11). Non si è mai udita una dichiarazione d’amore così ricca di stima, proferita da un padre nei riguardi del proprio figlio! Eppure ci meraviglia tantissimo un’espressione follemente umana posta dall’evangelista Marco sulle labbra del Padre verso il Figlio unigenito, Gesù. Non possiamo che riconoscerci tutti, in quanto figli, in questo sguardo del Padre che si compiace nel Figlio. È pur sempre lo sguardo di un padre che, carico di tenerissima fierezza, riporta ogni figlio al tempo in cui da bambino percepiva l’amore paterno che accompagnava la quotidiana crescita dell’uomo che doveva poi divenire. Cosa si nascondeva nell’intreccio di quegli sguardi! Quanto amore si veicolava per invogliare ad essere responsabile e custode del dono della vita nella società civile, nell’esperienza professionale, nel servizio ecclesiale! Non si può dimenticare che, proprio mentre si giocava a scoprire la vita con l’entusiasmo dei primi passi, l’amore che si compiaceva sempre più della crescita dei figli si perdeva nell’oceano di domande e di sogni sul futuro “buono” di un’esistenza proiettata verso un domani dai contorni poco chiari. Quando un figlio viene alla luce del mondo, trasporta con sé un carico innumerevole di promesse, di progetti e di superlative avventure tese tutte a una piena e felice realizzazione. Tutto è affidato non a un futuro illusorio, ma alla carica progettuale di un divino disegno nascosto nel nome che ogni genitore con sano orgoglio pronuncia per il proprio figlio nel giorno del battesimo. Un nome scelto e voluto per racchiudere una progettualità esistenziale, che solo il Padre conosce per ogni figlio “immerso” nel Figlio. Ogni genitore, lungo la storia, si identifica nell’immagine e nella somiglianza di quel Padre modello e sorgente di ogni genitorialità. Nell’amore che il genitore nutre per il figlio si conosce e si manifesta l’amore compiacente del Padre. Ogni figlio, così inserito in questo circuito amoroso, diviene nella vicenda storica “figlio amato”, per affratellare l’umanità sgretolata nell’isolamento e per condurre ogni sguardo smarrito sotto l’unico sguardo ristabilizzante del Padre. Vivere da figli di un Padre misericordioso, accoglierci come fratelli e sorelle: è questo il senso semplice del nostro battesimo. Amati e perdonati, siamo chiamati a fare del nostro meglio per lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato.

 

Nei secoli della grazia e dell’attesa ti sei rivelato, o Dio, come il Vivente, il Santo, il Creatore e il Signore, che tra gli uomini guida in segreto la storia e chiama ognuno secondo il suo consiglio. Ma il segreto del cuore della tua vita è rimasto nascosto. Solo «quando il tempo si compì» (Gal 4,4) lo hai fatto spuntare ai nostri occhi come raggiante ascesa della conoscenza della tua gloria nella figura di Gesù Cristo. Tu ci hai rivelato te stesso e io credo alla tua parola. Fa’ che non dimentichi mai l’annunzio che di là ci è venuto!

(Romano Guardini)