Futuro Anteriore. Il Rapporto Caritas 2017

Le vulnerabilità dei giovani

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di Andrea Casavecchia* - Con la pubblicazione di “Futuro Anteriore. Rapporto 2017 su povertà giovanili ed esclusione sociale in Italia” la Caritas concentra l’attenzione sulla condizione di vulnerabilità che colpisce le nuove generazioni. Rispetto al passato si evidenzia la trasformazione storica per il Paese dello stivale: le povertà dopo il 2007, anno precedente alla crisi economica, riguardano più i giovani degli anziani.
Anche nel complesso la situazione non è felice. I dati Eurostat ci indicano che gli italiani a rischio di povertà e di esclusione sociale sono aumentati tra il 2010 e il 2015 di 2 milioni e 578 mila e hanno raggiunto il 28,8% della popolazione, contro il 23,3% dei poveri in tutta l’Unione europea. Quando si considera la grave deprivazione – le persone che non sono in grado di vivere in modo dignitoso – la situazione è ancora peggiore: mentre nello stesso lasso di tempo la porzione di popolazione nei paesi UE si è ridotta (-6,7%) in Italia è aumentata del 63,7%, più di 7 milioni di persone vivono in uno stato di grave indigenza.
Il rapporto mostra la diversificazione delle categorie sociali che sono colpite dal rischio di povertà: se prima si parlava di Mezzogiorno, di anziani soli, disoccupati e nuclei familiari numerosi, oggi si aggiungono i giovani con meno di 34 anni, le famiglie di cittadini stranieri, le famiglie con figli minori, i lavoratori poveri. Tra queste l’impatto dei giovani è impressionante: il 48,7% delle persone che vive in condizioni di povertà assoluta ha un’età compresa tra 0 e 34 anni. Le vulnerabilità dei giovani sono diverse.
Si riscontra un divario generazionale evidente: la povertà diminuisce all’aumentare dell’età. Le motivazioni sono diverse innanzitutto gli anziani hanno una casa propria e una pensione che li tutelano dai rischi economici più gravi; poi emerge una distanza nella disponibilità dei beni: la ricchezza di un capo famiglia tra i 18 e i 34 anni è meno della metà di quella registrata nel 1995, invece un capo famiglia over 65 in media ha visto aumentare la sua disponibilità del 60%. Emerge il timore che per la prima volta nella storia contemporanea i figli siano più poveri dei loro padri.
Una seconda vulnerabilità è l’assenza di mobilità generazionale. In Italia coloro che nascono all’interno di una categoria sociale tendono a rimanere all’interno di quella: istruzione, reddito, opportunità lavorative si tramandano tra le generazioni.
C’è poi l’abbandono scolastico e la povertà educativa, che coinvolge il 14,7% della popolazione giovanile. Secondo una rilevazione di BankItalia riportata nel Rapporto sono i giovani figli di migranti a evidenziare i livelli più elevati l’abbandono tra loro raggiunge il 31,3%.
Dopo si esamina il delicato rapporto tra giovnai e mercato del lavoro. Si sottolinea la difficoltà di inserimento lavorativo e il timore di una generazione perduta per il mondo della produzione: il tasso della disoccupazione per i giovani nel 2016 ha toccato il 37,8% in Italia contro il 18,7% di quello europeo. Un dato particolare è evidenziato per i Neet (i giovani che non studiano, non lavorano e non sono in apprendistato) agli sportelli Caritas si avvicinano maggiormente maschi 56,2% e cittadini stranieri 77,4%.
Un’ultima dimensione della vulnerabilità dei giovani riguarda le dipendenze: si sottolinea come il 23,1% sia fumatore, il 19,4% consuma alcol, il 34% tra i 15 e i 19 anni ha usato una sostanza psicoattiva illegale e almeno un giovane su due gioca d’azzardo.
Dal Rapporto Caritas osserviamo uno spaccato della popolazione giovanile di cui forse si parla poco. Ci richiama alla responsabilità di prenderci cura delle nuove generazioni per ridurre la vulnerabilità. Più che la scusa della crisi economica si dovrebbe iniziare a parlare di una nuova redistribuzione delle opportunità su base generazionale.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana