Josef Mayr-Nusser: fedele al Vangelo e al proprio tempo

Le radici della libertà

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di Alberto Ratti* - Mentre festeggiamo i 70 anni della Costituzione italiana, non possiamo non ricordare le tante persone e i tanti giovani in particolare che, grazie alla loro testimonianza e al loro sacrificio, hanno permesso al nostro Paese di sconfiggere e lasciarsi alle spalle il nazi-fascismo e i suoi orrori.
Fra questi, moltissimi giovani e dirigenti di Azione Cattolica hanno dato la propria vita per la libertà e il riscatto dell’Italia. Esemplare la vita di un giovane altoatesino ancora poco conosciuto che è stato beatificato lo scorso 18 marzo nella Cattedrale di Bolzano: Josef Mayr-Nusser.
Rifiutandosi di prestare il giuramento delle SS naziste, perché contrario ai metodi e alle atrocità compiute da questi reparti e all’assolutismo dell’obbedienza dovuta a Hitler, Mayr-Nusser pagò con la vita la propria obiezione di coscienza.
Nel corso della sua breve esistenza egli pose l’accento, in molti dei suoi articoli e discorsi, sul tema della testimonianza, su un cristianesimo vissuto coerentemente e capace di trasformare la vita. Pienamente partecipe delle dinamiche sociali e culturali del suo tempo, Josef non si cimentò in riflessioni teoriche staccate dalla realtà o indifferenti alle difficoltà. Anzi, riteneva che soltanto attraverso una fede incarnata e credibile si potessero stemperare i conflitti, appianare le differenze, vivere per costruire un mondo e una società migliori.
La testimonianza di Mayr-Nusser può essere la dimostrazione che è possibile essere contemporaneamente persone fedeli al proprio tempo, alla storia che si è chiamati a vivere e al Vangelo. La Chiesa ha riconosciuto il suo martirio dettato dall’odio alla fede e ora la sua vita interroga ciascuno di noi. La sua decisione di non prestare giuramento scuote la nostre coscienze.
Mayr-Nusser nacque nel 1910, alla periferia est di Bolzano (all’epoca territorio austriaco), quarto di sette figli. La giovinezza di Josef fu caratterizzata da una sana e popolare religiosità contadina, dalla partecipazione giornaliera all’Eucaristia e dalla recita insieme del rosario. Egli crebbe in un ambiente e contesto familiare dove erano importanti «prove e sacrifici, senso del dovere, fede profonda, attenzione ai poveri». Successivamente, ciò che più di ogni altra cosa formò Mayr-Nusser come uomo e come cristiano fu l’appartenenza ai giovani di Ac e il rapporto con il loro assistente. La fede vissuta in maniera intensa e personale trovò così nell’aspetto comunitario e relazionale la dimensione più consona per fiorire e rafforzarsi. Nel 1934 Josef Mayr-Nusser fu eletto presidente della sezione maschile dei giovani di Ac per la parte tedesca dell’arcidiocesi di Trento.
Gli obiettivi fondamentali che egli si era proposto di perseguire erano tre: essere una comunità giovanile gioiosa, una scuola di vita per giovani cristiani, una fucina d’azione.
Incominciò da allora un lavoro molto esigente di formazione e di analisi critica della realtà, per mantenere viva l’attenzione di tutti i soci sui principali temi di attualità, in un contesto sempre più difficile e complicato. Josef sembrava aver molto chiaro quali rischi e derive si stavano palesando per il continente e decise di prendere l’iniziativa per scuotere dal torpore le coscienze delle persone, soprattutto cattoliche, affinché prendessero posizione contro quelle ideologie contrarie al messaggio del Vangelo e alla Chiesa.
Il 26 maggio 1942 sposò Hildegard Straub, una giovane che lavorava nella sua stessa azienda e con la quale condivideva gli ideali e l’impegno sociale all’interno dell’Azione Cattolica. Dalla loro unione nascerà nel 1943 il piccolo Albert.
Scoppiata la Seconda guerra mondiale, fu costretto ad arruolarsi per essere destinato alle SS combattenti. Durante l’addestramento a Konitz (Prussia), il giorno del giuramento Josef rifiutò la sottomissione a Hitler e fu l’unico tra i suoi compagni a non piegarsi.
Struggenti le parole scritte in alcune lettere inviate alla moglie prima del rifiuto: «[…] Prega per me, Hildegard, affinché nell’ora della prova io agisca senza paura o esitazioni secondo i dettami di Dio e della mia coscienza» (Lettera alla moglie del 27 settembre 1944). E ai suoi compagni di caserma che gli chiedevano di ripensarci diceva: «Se mai nessuno trova il coraggio di dire loro che non è d’accordo con le loro idee nazionalsocialiste, le cose non cambieranno mai».
Mayr-Nusser morì il 24 febbraio 1945 su un vagone bestiame, stremato dal freddo e dalla fame, mentre veniva trasportato verso il campo di concentramento di Dachau, dove avrebbe dovuto essere fucilato. Si può dire che un lungo filo rosso sembra collegare idealmente Josef Mayr-Nusser a tante altre figure, non ancora “ufficialmente” sante, come Gino Pistoni, Teresio Olivelli e Carlo Bianchi, tutti uccisi nel periodo fascista e durante la Seconda guerra mondiale, e, in tempi più recenti, ad Aldo Moro, Vittorio Bachelet o ancora al giudice Rosario Livatino.
Anche la vita di Mayr-Nusser, seppur breve, suscita ammirazione ed è segno di non arrendevolezza al potere e alla brutalità di certe ideologie e totalitarismi: egli ha testimoniato la differenza evangelica, la coerenza fra quello che professava e la vita concreta, non rifuggendo il proprio tempo, ma confrontandosi seriamente con le questioni e le problematiche sociali, avendo sempre presente il rispetto dei valori fondamentali della dignità della persona e della convivenza civile.
A lui e a tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per ideali più grandi dobbiamo la nostra libertà e le grandi conquiste della democrazia e della legalità; inoltre, non possiamo che ringraziare per il loro servizio all’intera comunità nazionale.

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana. Una versione più estesa dell’articolo è pubblicata sul numero 12/2017 di «Aggiornamenti Sociali»