Verso le elezioni - Migrazioni

Le quattro sfide dell’accoglienza

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a cura di Nadia Matarazzo* - I recenti fatti di Macerata riportano al centro del dibattito politico il tema dell’immigrazione. Un giovane migrante è accusato di un terribile omicidio, un giovane italiano per vendetta ha provato a uccidere persone di colore. In questo microcosmo emergono più problemi: dalla necessità di integrare gli stranieri in percorsi sociali e lavorativi, pena il rischio che cadano nei circuiti dell’illegalità; fino alla necessità di tenere a freno i rigurgiti razzisti e xenofobi che prendono piede in alcune fasce della popolazione.
Il tema delle migrazioni è complesso e ha molteplici risvolti sulla vita del nostro Paese. L’Azione Cattolica ha promosso momenti di confronto e sensibilizzazione sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione. In particolare, l’associazione ha promosso insieme ad altri soggetti, ecclesiali e non, le campagne “Ero straniero” e “Bambini d’italia”. L'8 febbraio, all’Istituto Sturzo di Roma, è stato presentato il documento  “Proposte per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia”, siglato dalle maggiori aggregazioni del laicato cattolico italiano.
Con questo articolo cerchiamo di mettere a fuoco quattro sfide centrali nel processo d’inserimento delle persone straniere in Italia. Occorre affrontare questi temi con serietà e lungimiranza, altrimenti le soluzioni proposte dalle varie parti politiche rimarranno quanto meno parziali.

1.Cittadinanza e ius soli
La questione della cittadinanza ai giovani nati in Italia da genitori non italiani, presentata nella legislatura che si è appena conclusa come ius soli temperato, è un aspetto cruciale nel dibattito sulla presenza straniera in Italia, la cui definizione legislativa è rimasta sospesa nel gioco dei rinvii. Così oggi il tema è oggi uno dei terreni su cui si dipana la campagna elettorale, che dovrebbe assumersi la responsabilità di comunicare con onestà intellettuale ai cittadini e agli elettori i termini autentici della questione. Due punti andrebbero evidenziati: in primo luogo, il tema della cittadinanza ai giovani figli di migranti non attiene in alcun modo ai tassi di incremento degli arrivi di migranti e profughi. E, secondariamente, non c’è alcun rapporto tra la concessione della cittadinanza ai minori e l’aumento del rischio terrorismo nel nostro Paese. È tempo che la politica dialoghi con serietà su questi temi, che rischiano di lasciare la società italiana invischiata in una pericolosa inconsapevolezza.

2.La dignità del lavoro
I lavoratori migranti producono il 9% del PIL italiano e le imprese straniere sono in continua crescita (su tutte quelle marocchine e cinesi, ma in forte aumento sono anche quelle bangladesi). I segmenti del mercato dell’impiego occupati dagli stranieri sono in larga parte diversi da quelli rivolti agli italiani, per effetto di un meccanismo di segmentazione dovuto ai diversi livelli di istruzione e alle diverse aspettative nel rapporto tra ore lavorate e retribuzione. È responsabilità della politica impegnarsi in una grande operazione culturale che abbia il fine di educare la cittadinanza a riconoscere il valore economico della presenza straniera e ad includerla nel dibattito sulle condizioni dei lavoratori, perché, quando si affrontano i delicati temi della dignità del lavoro, si consideri che gran parte del sommerso si regge sulle spalle e ai danni dei migranti.

3.La questione abitativa
La possibilità di trovare un’abitazione che corrisponda alle proprie necessità è un elemento determinante per i percorsi migratori e produce effetti sia sulla qualità della vita del migrante e sulla sua percezione del luogo di arrivo, sia sulla comunità di arrivo e sulla relativa capacità di inclusione. Nell’esperienza migratoria, infatti, la casa non è semplicemente il luogo dove dormire o ripararsi, ma anche il luogo della socializzazione, dove trascorrere il proprio tempo libero anche insieme ad altri connazionali. La casa, in altri termini, è il punto di partenza per ricostruire la propria vita altrove.

4.Trasformazioni urbane, periferie e inclusione sociale
L’immigrazione in Italia è un fenomeno prevalentemente urbano perché la città esercita una particolare attrazione dovuta alle maggiori possibilità d’impiego e al radicamento delle catene migratorie che in qualche modo le favoriscono. Se, dunque, il mercato del lavoro dei nuclei urbani risulta attrattivo, non si può dire lo stesso per quello immobiliare, che è invece generalmente piuttosto repulsivo e spinge, così, i migranti – come in generale fasce più deboli della popolazione – a risiedere nelle periferie, che hanno ormai assunto un significato simbolico nella rappresentazione del disagio sociale e del degrado. Le città europee, e quindi anche quelle italiane, hanno acquisito una conformazione fortemente gerarchica sotto il profilo socio-spaziale, escludendo progressivamente i più deboli dalla fruizione del capitale sociale dei centri urbani e dei suoi spazi pubblici, sempre più mercificati – soprattutto nelle città con maggiore vocazione turistica – e privati delle loro funzioni di incontro, socializzazione e contaminazione. È auspicabile che il prossimo governo s’impegni a costruire una nuova visione della città, che sappia accogliere le sfide dell’innovazione sociale e punti a trasformare l’urbanistica nella realizzazione di un progetto culturale basato sull’idea che la città è un bene comune esteso dal centro storico alle periferie.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana