Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2018

LE FARFALLE SANNO ANCORA VOLARE

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di Antonio Iannaccone* - È il 1960, nello specifico 25 novembre: lungo le strade della Repubblica Dominicana, un’auto viaggia in direzione Puerto Plata. Alla guida, l’autista Rufino de la Cruz, dietro di lui, le tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal. Bisogna sbrigarsi, perché Manolo (marito di Minerva) e Leandro (fresco sposo di Maria Teresa) sono lì, dietro le sbarre di una prigione fatta di torture e morti, impazienti di ricevere la loro visita. Le attenderanno invano.
Accade tutto in pochi minuti: il Sim (Servicio de Inteligencia Militar) intercetta la vettura, i passeggeri sono costretti a scendere e, una volta condotti in un luogo appartato (una piantagione di canna da zucchero), vengono uccisi a bastonate.
Alle sorelle, soprannominate mariposas (farfalle), avevano tarpato, anzi spezzato le ali. Il motivo? La dissidenza, l’impegno nella lotta contro la dittatura di Rafael Leónidas Trujillo, che fu una delle più dure dell’America Latina (si contano circa 50mila morti) e tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per tre decenni.
Ma le farfalle sono troppo innamorate della libertà per arrendersi, difficilmente smettono di volare. Quel brutale omicidio (nonostante la censura) causa, infatti, grandi ripercussioni nell’opinione pubblica dominicana, smuovendo molte coscienze che – nel giro di un paio d’anni – sostituiscono il regime con delle elezioni libere, di carattere democratico.
Le sorelle Mirabal hanno vinto, e il riverbero di questa vittoria continuiamo a sentirlo ancora oggi. Non è un caso, infatti, che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite abbia scelto proprio la data del 25 novembre per istituire (quasi vent’anni fa) la ricorrenza della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Donne stanche perché offese, escluse, zittite, bistrattate, umiliate, sottomesse, stalkerate, molestate, perseguitate, picchiate, deturpate, abusate, stuprate, annientate, schiavizzate, torturate, uccise, sommerse dai dati allarmanti di un femminicidio senza fine. Una fine che neppure si intravede: in molti, troppi Paesi mancano efficaci politiche di contrasto alla violenza di genere, ricerche, progetti di formazione e sensibilizzazione. Eppure, sia le vittime sia i carnefici appartengono a ogni territorio, a tutte le classi socioculturali, ai vari ceti economici.
«Il femminicidio colpisce le donne per il solo fatto di essere tali» – ha evidenziato, con forza, Papa Francesco pochi mesi fa (gennaio 2018), in Perù – «Non è lecito naturalizzare la violenza di genere, sostenendo una cultura maschilista che rifiuta il protagonismo della donna all’interno della comunità. Non è lecito guardare dall’altra parte mentre tante donne, in particolare le adolescenti, sono calpestate nella loro dignità».
In primis, noi dell’Azione Cattolica non dobbiamo voltarci dall’altra parte. Basti pensare che il Vangelo (Lc 10, 38-42) di quest’anno associativo ruota, per l’appunto, intorno a due figure femminili, Marta e Maria: come sempre, è Gesù Cristo a indicarci la via da seguire.

*Componente del Centro Studi dell’Azione Cattolica Italiana