Settimana sociale di Cagliari. “Cercatori di LavOro”

Le buone pratiche e i segnali di crescita

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di Giuseppe Notarstefano* - Il percorso “Cercatori di LavOro” attivato nel cammino preparatorio della 48° Settimana Sociale ha una duplice finalità ed un importante valore culturale e sociale. Le finalità mettono in pratica i due ben noti principi introdotti da papa Francesco nella Evangelii gaudium: la realtà è superiore all’idea e il tempo è superiore allo spazio. Siamo infatti convinti della necessità di osservare e documentare la ricchezza che in termini, imprenditoriali, organizzativi e produttivi, emerge dai diversi territori di cui è composto il nostro Paese. Ciò richiede un approccio “umile”, disponibile all’ascolto e all’incontro, ed una capacità di osservazione che va oltre la mera rappresentazione statistica e contabile.
Sappiamo che la geografia produttiva e sociale dell’Italia è articolata in una varietà notevole sia in termini qualitativi che quantitativi, di cui spesso si coglie solo l’aspetto negativo (il gap, il divario, la differenza), una potenzialità che spesso ha saputo esprimere risultati davvero importanti (si pensi all’esperienza dei distretti produttivi nell’ultimo ventennio del secolo scorso). Alla base di tale attenzione vi è un autentico gusto per le persone, per la ricchezza che esse esprimono quando sono libere di creare, capaci di custodire il territorio e l’ambiente, attente ad innovare generando processi solidali.

Una fitta serie di incontri e 400 schede raccolte
Abbiamo, altresì, voluto effettuare tale lettura della realtà attivando un processo: coinvolgendo persone, organizzazioni e istituzioni in tutto il territorio nazionale, sia a livello ecclesiale che civile, chiedendo anche il supporto e la collaborazione di reti già esistenti (pensiamo al Progetto Policoro o al laboratorio Next-Economia, ma anche a Confcooperative o all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) per costruire nuove sinergie.
Il progetto, lanciato nei primi mesi di quest’anno, si è sviluppato attraverso una fitta serie di incontri personali, locali, regionali e interregionali svolti da un’équipe di lavoro costituita dal Comitato, sono stati mobilitati oltre 180 cercatori ossia soggetti che hanno concretamente e fisicamente contattato ed incontrato le “buone pratiche” che sono state individuate in base ad una serie di criteri tra cui quello della sostenibilità economica e ambientale, dell’innovazione, della responsabilità sociale ed etica nell’organizzazione e della trasferibilità. La scheda è stata anche utilizzata anche come strumento di consultazione diretta volto a raccogliere richieste o suggerimenti da rivolgere alla politica.
Sono state raccolte più di 400 schede provenienti da tutte le regioni italiane, riguardanti in primo luogo una pluralità di imprese rappresentative delle diverse branche di attività economica, forma giuridica e organizzativa e dimensione economica, in secondo luogo istituti scolastici individuati come capofila di progetti di alternanza scuola-lavoro, e infine di amministrazioni locali operanti in centri urbani di differente dimensione demografica.
Le tre tipologie di soggetti sono state individuate “per disegno” e predeterminate dal Comitato, ma sono state segnalate anche altre tipologie di buone pratiche sempre riguardanti progetti di formazione e animazione territoriale di associazioni e soggetti del Terzo Settore presenti nei diversi territori, ciò come segno di una grande attenzione collettiva al tema del lavoro, della ricerca di forme di creazione oltre che alla denuncia della sua “mancanza” e di come ci sia una grande consapevolezza delle persone e dei corpi intermedi a livello sociale sulla priorità di tale questione.
Tale mobilitazione ha un indubbio valore culturale ed anche sociale: aiutare tutti, ma in particolare i credenti, ad assumere uno sguardo positivo, nuovo, diverso sulla nostra realtà, capace di far leva sui segnali incoraggianti d’innovazione e crescita, che vanno sostenuti ed opportunamente accompagnati.  Ciò che papa Francesco, nella Laudato si’ definisce il guardare il mondo come «qualcosa di più che un problema da risolvere», ma piuttosto come «un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (12).
Ciò non implica tacere difficoltà e criticità, cui anzi occorre dar voce partendo sempre dai più fragili e dai poveri, ma certamente occorre una “narrazione alternativa “a quelle attualmente prevalenti nell’immaginario della crisi. La parola-chiave di tale narrazione consiste nella ricerca di significati nuovi dell’idea di sviluppo, inteso come realizzazione e compimento e non come infinta espansione e mera accumulazione, potremmo dire – con una metafora geometrica - non una linearità divergente ma una pluralità di forme convesse e limitate.

Una preziosa miniera di informazioni
Si tratta di un atteggiamento spirituale che sostiene anche una prospettiva economica e politica ben definita: evidenziare come i beni, intesi come dotazioni, in se stessi non si configurano immediatamente e direttamente come risorse. È il processo di riconoscimento ad opera di soggetti pubblici e privati e, soprattutto, l’attivazione produttiva ed organizzativa che trasforma i beni tout court in risorse.  Diventa pertanto necessario osservare e comprendere quali sono le condizioni, organizzative ed istituzionali, che innescano, promuovono o inibiscono tale processo di attivazione. L’analisi delle schede, una preziosa miniera d’informazioni, ci ha permesso di costruire un’interessante profilatura di tali condizioni, così come ci ha consentito di rilevare anche i “fabbisogni” espressi dai diversi soggetti consultati.
Un primo aspetto è certamente quello dall’attitudine a cooperare che trasversalmente tutti i soggetti intervistati manifestano: dalla scelta della forma consorziale o cooperativa, dalla costruzione di piattaforme informatiche per condividere servizi e informazioni alle diverse forme di partenariato pubblico-privato per l’utilizzo intelligente delle risorse culturali e artistiche.
Un secondo aspetto è la ricerca di un vantaggio assoluto nella competizione globale attraverso percorsi di alta qualità, percorsi cui spesso si approda rigenerando una tradizione imprenditoriale innestandoli con modelli organizzativi con capitale umano ad alta specializzazione.
Un terzo aspetto è certamente costituito dalla scelta assolutamente concreta di muoversi all’interno di paradigmi organizzativi orientati alla responsabilità sociale, radicati nei territori e attenti ai diversi portatori di interesse (stackeholders): l’eccellenza si raggiunge attraverso la soddisfazione di tutti, un dato che genera il capitale più strategico per lo sviluppo duraturo e sostenibile, quello sociale e relazionale che alimenta la fiducia. Lo sviluppo che genera ricchezza e occupazione è certamente un “gioco di squadra”.

L’orizzonte del “bene comune”
Infine, un’ulteriore caratteristica è la capacità resiliente di tradurre la fragilità, la marginalità e la vulnerabilità in elementi strategici per la produzione di nuovo valore, economico e sociale: come nel caso di molti casi di agricoltura sociale, di turismo sostenibile e relazionale e di servizi alla persona . L’orizzonte del Bene Comune – lo ricorda sempre papa Bergoglio nella sua prima enciclica sociale dedicata all’ecologia integrale - «si trasforma immediatamente (…) in un appello alla solidarietà e in un’opzione preferenziale per i più poveri» (LS 158). La forza della catena si misura dalla tenuta del suo anello più debole.
Stiamo valutando anche la trasferibilità delle buone pratiche così come la necessità di innestare un circuito virtuoso di scambio e comunicazione, che preceda anche la formazioni di reti, filiere e altre forme collaborative che possano attivare effetti moltiplicatori con risultati importante anche dal punto di vista economico e occupazionale. Per questo sarà importante il cammino che si dovrà strutturare dopo la Settimana Sociale di Cagliari, per dare prospettiva a questo percorso profondamente generativo.
Diverse sono state anche le sollecitazioni raccolte che invocano interventi e misure regolative di cui soprattutto gli imprenditori sentono una straordinaria urgenza: esse sono state incorporate nello strumento di lavoro che il Comitato sta elaborando e che sarà discusso e approvato dai delegati durante le giornate di Cagliari. Ci auguriamo che tale percorso, un piccolo segno che non esaurisce il compito epocale al quale oggi è chiamata tutta la società italiana, possa essere uno stimolo a pensare e agire un modo, concretamente possibile e differente, di essere impresa, amministrazione o organizzazione attiva nel sociale.
La debole ripresa del sistema economico nazionale, evidenziata dai principali indicatori di contabilità economica, mette ancora in luce il profilo di una dinamica produttiva che stenta a generare nuova e buona occupazione. I timidi segnali di incremento della Pil sono debitori del grado di dipendenza estera di alcuni settori produttivi ma evidenziano  la sostanziale vulnerabilità di molti fattori interni. La sfida nazionale appare sempre più quella di restituire spazio sociale ed economico ad una imprenditorialità diffusa, creativa e fondata sul lavoro delle persone e la valorizzazione dei territori, anche attraverso un adeguato sistema di politiche pubbliche, ma soprattutto ritessendo i legami sociali e le buone relazioni tra le persone attraverso il dialogo, l’inclusione attiva e l’accoglienza dei più fragili e marginali.

*Ricercatore di Statistica economica e docente presso l’Università di Palermo. Vicepresidente nazionale Azione Cattolica Italiana. Membro del Comitato scientifico delle Settimane Sociali. Articolo pubblicato anche dalla rivista «Vita Pastorale» (n.9-2017).