L'Ac di Susa sulla questione Tav: si paga l'assenza di dialogo

Versione stampabileVersione stampabile

La redazione di azionecattolica.it ha parlato con Stefano Bruno, presidente diocesano di Susa. "Il problema sono i giorni, le settimane, i mesi e gli anni in cui le parti non hanno mai avviato un vero confronto". All'interno la nota della presidenza diocesana di luglio 2011

“Lo so, sembra paradossale, ma è come se non fossero passati giorni, settimane, mesi, anni. Siamo sempre allo stesso punto, e allo stesso problema…”. Il presidente Ac della diocesi di Susa, Stefano Bruno, spiega ad azionecattolica.it come le comunità locali e l’associazione territoriale stanno vivendo questi momenti di tensione. “I riflettori si accendono e si spengono a intermittenza, il vero problema sono tutti quei giorni in cui, a riflettori spenti, non si è mosso alcun passo verso il dialogo, tutto è rimasto immobile, ciascuno fermo sulle proprie posizioni. È questa, se vogliamo, la “lezione” che proviene dalla Val di Susa per tutto il Paese: non c’è via d’uscita quando a scontrarsi sono dei muri che non comunicano tra di loro”.

E l’Azione cattolica? “Noi continuiamo costantemente il nostro discernimento, sono questioni che ci lacerano, perché toccano la vita di tutti e di ciascuno in modi e forme diverse, in cui tante sono le posizioni e le idee, anche contrapposte. Ma non possiamo permetterci il lusso di fare il “tifo”, avvertiamo forte la responsabilità di essere seme di incontro, confronto, dialogo, di non alzare anche noi i toni e il livello dello scontro, pur rispettando profondamente chi ha fatto precise scelte di impegno. Non è facile, e non è nemmeno comodo essere Ac ora, in questa terra e in questo tempo, con uno stile che può essere equivocato o non compreso. Ma è assolutamente necessario preservare, in una situazione così degenerata, spazi e luoghi di dialogo”.

L’Ac di Susa, in questi giorni, sta rilanciando sul territorio il comunicato diffuso a luglio 2011, ritenendolo ancora di estrema attualità:

"Come si sa, il nostro territorio sta vivendo un difficile momento a causa delle problematiche relative alla linea ad alta velocità che si vuol costruire (TAV/TAC).
Come tutti i valsusini, anche i diversi membri di AC sentono il peso e la responsabilità delle scelte politiche ed economiche relative alla Valle; in particolare negli ultimi mesi il Consiglio Diocesano ha riflettuto sul tema per capire cosa può dire la nostra associazione sulla questione e come proporlo agli altri.

Non si può trattare, naturalmente, di una presa di posizione a favore o contro l’opera: l’AC infatti ha come obiettivo primario la formazione delle coscienze alla luce del Vangelo: sta poi alla libertà del singolo spendersi - secondo la propria coscienza rettamente formata - nella vita privata e pubblica. Questo non  è un sotterfugio (non dire per non esporsi) ma rispettare le scelte di ognuno. La nostra è un’associazione che accoglie uomini e donne con età, storie e idee diverse, che si sentono comunità, aldilà delle opinioni personali su problemi concreti, ma perché tutti credenti e quindi fiduciosi l’uno nell’altro e soprattutto nel Signore.

A seguito degli ultimi fatti, è maturata la volontà della Presidenza diocesana di un’ulteriore riflessione che ha portato alla stesura del presente articolo: intendiamo rivolgerlo a tutti coloro che hanno a cuore la questione TAV (al di là della loro posizione pro o contro), nonché ad istituzioni, politici,  movimenti e gruppi.

Siamo ancora in una fase di ricerca, in cui ogni credente, come semplice cittadino o come responsabile della cosa pubblica, si deve interrogare sul da farsi. Questo interrogativo nella presente situazione dolorosa e confusa, ci invita ad ampliare i nostri orizzonti per vedere qual è il bene per l’uomo e per l’ambiente.

E’ imprescindibile porsi in un cammino di dialogo fatto di piccoli, ma preziosi passi. Ogni negazione di dialogo o perdita di fiducia fra le parti è in partenza e realmente una sconfitta per tutti.

Come ricorda in modo chiaro il nostro Vescovo (“La Valsusa n° 28”), il dialogo è “l’unico modo umano di vita sociale”; anche in un clima carico di tensione come il presente, il dialogo deve essere ricercato e progettato con perseveranza e buona volontà, sia come punto di partenza, sia come meta da raggiungere.
Impegniamoci quindi come singoli e come comunità a farci promotori di questa volontà di confronto, ricordandoci di nutrirlo con l’ascolto dell’altro, di non finalizzarlo a portare l’interlocutore sulla propria posizione, di avere la disponibilità di cuore a modificare anche la propria idea e ad ascoltare anche i più distanti: “ bisogna chiedersi i perché anche di coloro che la pensano in modo diverso”.

Desideriamo condividere con voi alcuni punti che riteniamo utili al dialogo (ancora possibile e sempre più necessario).

1) Rispetto per il Creato e per ogni uomo. Tutta la creazione ed ogni essere umano è espressione dell’amore di Dio.

2) Rispetto per il bene comune, così ben descritto dal Catechismo della Chiesa Cattolica: “rispettare il bene comune implica in primo luogo rispettare la persona in quanto tale. In nome del bene comune , i pubblici poteri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali ed inalienabili della persona umana.[…]. In secondo luogo il bene comune richiede il benessere sociale e lo sviluppo del gruppo stesso. Lo sviluppo è la sintesi di tutti i doveri sociali. Spetta all’autorità farsi arbitra, in nome del bene comune, fra i diversi interessi particolari. Essa però deve rendere accessibile a ciascuno ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana. […]. Il bene implica infine la pace, cioè la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto. Suppone quindi che l’autorità garantisca, con mezzi onesti, la sicurezza della società e quella dei suoi membri”.

3) Rispetto della democrazia, dello Stato, della Repubblica, così come intesi dalla nostra Costituzione. Ognuno di noi, in quanto cittadino, deve concorrere al bene dello Stato e all’attuazione delle forme democratiche previste. La democrazia non va interpretata, bensì attuata: ostacolano il dialogo tutte le anomalie e le interpretazioni personalistiche del concetto di Stato, Repubblica e Democrazia provenienti sia dai vertici, sia dalla base. Se vi sono ombre nei modi di agire di cittadini, uomini politici e militari, è lo Stato la prima vittima e ognuno è chiamato in prima persona ad adoperarsi per sanarne le ferite.

4) Rispetto per le autorità civili. Riconoscere e rispettare le autorità e le responsabilità che queste hanno è segno di maturità e lungimiranza. Nel nostro frangente vanno poi rispettate le autorità civili locali, in quanto elette democraticamente dai cittadini per non esautorare le istituzioni e non correre il rischio di essere rappresentati da portavoce occasionali. Invitiamo sindaci ed amministratori locali , al di là dei colori, a tornare alla buona politica espressione di buon senso.
Rispetto anche per le autorità religiose. Chiediamo in modo particolare ai membri di AC,  in quanto “laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria ed organica in diretta collaborazione con la Gerarchia per il fine generale apostolico della Chiesa”, di essere testimoni credibili nei loro luoghi di vita quotidiani.
Di fronte allo smarrimento di chi non vede un’uniformità di vedute all’interno della Chiesa ascoltiamo la Gaudium et Spes “ [i laici] non pensino però che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione alla dottrina del Magistero. Per lo più sarà la stessa visione cristiana della realtà che li orienterà, in certe circostanze, ad una determinata soluzione. Tuttavia, altri fedeli altrettanto sinceramente potranno esprimere un giudizio diverso sulla medesima questione, come succede abbastanza spesso e legittimamente.”

6) Rispetto e cura per i giovani ed i ragazzi. Grande deve essere l’attenzione verso i più piccoli:  le nuove generazioni sono spettatrici del dibattito in corso e degli scontri fra le posizioni. La tanto auspicata responsabilità educativa degli adulti da noi si scontra con la presente quotidianità. Oggi quale esempio hanno da noi tutti (gente comune, politici, movimenti, forze dell’ordine) in questo frangente?
Le forme di estremizzazione portano all’esasperazione e spengono nei giovani la fede nel futuro. Oggi la questione TAV è di primaria importanza per la Valle, ma non deve divenire l’unica “ragione di vita.” Non conosciamo l’evolversi della situazione, ma come cristiani siamo chiamati a portare ovunque segni di Speranza. Le preoccupazioni terrene non devono mai sfociare nella disperazione, in quanto questa rappresenta una negazione della presenza di Cristo nel mondo.

7) Rispetto come rifiuto della violenza: sempre inaccettabile e inconcludente, sia quella fisica, sia quella verbale.
E’ violenza indurre all’esasperazione, il procedere per istigazioni e provocazioni.; è violenza la sopraffazione di una parte sull’altra, la cattiva informazione, la supponenza ed il ricorso a mezzi illeciti.
Usiamo con parsimonia anche l’appello alla legittima difesa, troppo spesso invocata da ogni fronte.

In sintesi, questo è il pensiero che la Presidenza ha elaborato, nella speranza che presto la tensione ceda il posto al confronto.
Crediamo che si possa fattivamente impostare un nuovo cammino di dialogo e riportare fiducia nella Valle.

La Presidenza di Azione Cattolica – diocesi di Susa - luglio 2011