La scuola che cambia il Paese

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Scuola

di Mirella Arcamone* e Gioele Anni** - Il Movimento di Impegno Educativo (MIEAC) e il Movimento Studenti (MSAC) dell’AC hanno aderito all’appello “La scuola che cambia il Paese”, promosso da trenta associazioni di varia ispirazione (tra cui Libera, AIMC, UCIIM, e le tre sigle sindacali CGIL, CISL e UIL) per chiedere al Parlamento di modificare il Disegno di legge sulla riforma della scuola.

Dopo mesi di dibattito pubblico, la “Buona Scuola” è arrivata alle Camere. Il Governo ha deciso di non intervenire sui punti strutturali del sistema scolastico (per esempio i cicli, la didattica, i programmi disciplinari: si vedano le proposte dell’AC nel documento “La scuola ci sta a cuore”), ma di puntare a un rafforzamento dell’autonomia scolastica. Cuore del provvedimento è un grande piano di assunzione dei docenti precari “storici” (poco più di 100.000, ma un terzo in meno rispetto alle previsioni di settembre). Il Disegno di legge presentato alle Camere ha ora tempi molto stretti: bisogna fare in fretta ad approvare le assunzioni, altrimenti il prossimo anno scolastico potrebbe iniziare nel caos. Nella corsa, tuttavia, si rischia di introdurre nella scuola italiana alcuni elementi controproducenti.

Nell’appello le associazioni, unite in una sensibilità plurale dalla comune funzione di “corpi intermedi”, mettono in luce quattro nodi critici dell’attuale DDL:

Diseguaglianze: la scuola italiana rimane fortemente diseguale, con percentuali di dispersione scolastica sensibilmente diverse nel confronto tra regioni, ma anche tra diversi contesti dello stesso territorio (per esempio, periferia e centro città). Due sono le proposte principali: una legge quadro nazionale sul diritto allo studio, che tuteli le fasce di popolazione meno abbiente; e l’impego dei docenti dell’organico funzionale per attività prioritariamente dedicate al contrasto della dispersione, così da rendere davvero aperta, flessibile e personalizzata la didattica.

Governance: la proposta del “preside-sindaco”, di cui molto si parla, rischia di ridurre gli spazi di partecipazione attiva. Occorre dunque che il preside, cui pure può spettare un chiaro potere d’indirizzo, sia affiancato nella gestione della scuola dalle altre componenti (docenti, personale, studenti e famiglie). Vanno inoltre riviste alcune prerogative “autocratiche” fortemente condizionanti, per esempio l’assegnazione di un bonus stipendiale ai docenti meritevoli secondo la discrezione del Dirigente.

Risorse economiche: le forme di finanziamento privato, come il 5x1000 o il credito d’imposta alle imprese, non possono sostituire il necessario investimento pubblico. In particolare, vanno irrobustiti (come peraltro espresso nelle bozze iniziali della “Buona Scuola”) i canali ordinari di finanziamento delle attività promosse in autonomia dalle scuole: il F.I.S. (Fondo per l’Istituzione Scolastica) e il M.O.F. (per il Miglioramento dell’Offerta Formativa).

Scuola/lavoro: i percorsi di stage e apprendistato vanno orientati sempre nell’ottica di un percorso formativo: dunque non si possono applicare i contratti di apprendistato ai minori di 16 anni, e le attività di alternanza vanno inquadrate dentro i piani formativi annuali.

Ultimo punto segnalato nell’appello è l’eccesso di deleghe. Ben tredici temi, tra cui la riforma della formazione dei docenti e la riscrittura del Testo Unico sulla scuola, sono delegati al Governo. Troppi, per un elemento centrale del Paese quale è il sistema d’istruzione.

Per argomenti delicati e nodali, come quelli evidenziati nell’appello, c’è bisogno di correre ma con saggezza. Non possiamo permetterci altri errori, dopo quelli che hanno frustrato per anni la scuola italiana. Il Parlamento potrà valutare serenamente se sarà in grado di apportare nel tempo più breve le modifiche auspicate al DDL: se il dibattito parlamentare necessiterà di più tempo, potrebbe essere utile anticipare il provvedimento di assunzione dei precari. Sarebbe un atto di giustizia e di coerenza. Ma poi bisognerà continuare: l’Italia tutta ha diritto a una “buona scuola”, che è tale solo se – come ricorda la Costituzione – è scuola di tutti.

* Insegnante, già presidente nazionale del Mieac

** Segretario Nazionale del Msac