Un legame ridisegnato dall’intelligenza artificiale e dai limiti planetari

La relazione tra persona e società

Versione stampabileVersione stampabile

di Sandro Calvani* - Qualche giorno fa, nel suo blog “Dialogando”, Luigi Alici ricordava che nel 1945 Giorgio La Pira identificava la radice principale della crisi del mondo moderno in una errata interpretazione della relazione che corre tra persona e società (G. La Pira, La nostra vocazione sociale, Ave 2004, p. 84). In questa relazione, La Pira riconosce però una fondamentale “eminenza” della persona umana rispetto ai valori sociali, come sicuro presidio contro ogni forma di totalitarismo: «Il valore dell'uomo è finale: perché la sua destinazione ultima non consiste in un servizio da rendere ad altri esseri; la sua destinazione ultima consiste in un atto interiore che lo unisce a Dio» (p. 90).
Questa visione di 73 anni fa rimane ancora valida almeno laddove essa ribadisce che, «la società appare… come una grande comunità umana nella quale tutti producono questo integrale e gerarchico bene comune destinato a essere proporzionatamente distribuito a ciascuno». Nulla di astratto, le conseguenze sono molto esigenti: «Produzione per opera di tutti; comunità del prodotto; distribuzione proporzionata a tutti: ecco i tre pilastri dell'edificio della comunità umana» (p. 97).
Dal 1945 ad oggi abbiamo attraversato un primo grande cambio epocale con l’avvento della globalizzazione e di internet (terza rivoluzione industriale), ambedue strumenti potentissimi per rafforzare i tre pilastri nella visione di La Pira. È evidentissimo che l’edificio della comunità umana potrebbe ora divenire un solido grattacielo, super-accessoriato, una nuova Città umana, una civilizzazione ispirata da ogni valore e principio ai quali abbiamo solo potuto aspirare nei passati sette decenni di sviluppo globale. Mentre quel cambio di paradigma globale iniziato negli anni ’90 non si è ancora consolidato, l’umanità è appena entrata un po’ confusamente in una nuova rivoluzione tecno-antropologica, che il World Economic Forum chiama “Industrial Revolution 4.0” (https://www.weforum.org/agenda/2016/01/the-fourth-industrial-revolution-what-it-means-and-how-to-respond/). La quarta rivoluzione industriale, iniziata in sordina e in un modo non ordinato, è figlia neonata sia della globalizzazione che di internet.

Dobbiamo dunque aggiungere alla visione di La Pira la lente corretta per vedere il mondo reale di oggi non da miopi, né da presbiti. Il nocciolo della crisi politica, economica e sociale dell’umanità e delle forme di umanesimo che conosciamo è ancora la relazione tra persona e società, ma tra persone e società che sono in corso di profonda trasformazione a causa dell’esplosione, per ora piuttosto caotica, del loro nuovo tessuto connettivo, espresso soprattutto dall’intelligenza artificiale e dai limiti planetari della Terra. Non sappiamo ancora se è un terremoto, un nuovo colossale salto in alto del genere umano o ambedue le cose insieme.
Le analisi scientificamente corrette del World Economic Forum suggeriscono che siamo sull'orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci gli uni con gli altri. Nella sua scala, portata e complessità, la trasformazione sarà diversa da qualsiasi altra cosa l’umanità abbia mai vissuto prima. Non sappiamo ancora come si svolgerà, ma una cosa è chiara: la risposta ad essa deve essere integrata e completa, coinvolgendo tutte le parti interessate della politica globale, dai settori pubblico e privato, al mondo accademico e a ogni espressione della società civile.
Sono frequenti le osservazioni della cronaca e dell’analisi politica sugli effetti delle nuove disuguaglianze, dei nuovi armamenti, del cambio climatico, delle migrazioni. Sono squilibri tremendi che portano molte persone e società a desiderare un ritorno al passato, quando c’erano meno comunicazioni tra le persone, le frontiere erano muri invalicabili per la maggior parte della gente, non c'era quasi nessun rischio di fake news e l’intelligenza artificiale non era ancora comparsa. La Pira proponeva che dinanzi a questi “squilibri tremendi” non dobbiamo avere paura: «Bisogna avere il coraggio di Cristoforo Colombo… e non la paura dei suoi compagni: il mondo nuovo c'è ed è possibile, perciò, pervenirvi» (G. La Pira, I miei pensieri, a cura di R. Bigi, Società Editrice Fiorentina 2007, p. 38).
 

Non avere paura perché non esiste il rischio che la “eminenza” della persona umana possa essere avvelenata e stritolata dalle sfide appena menzionate? No! La paura è giustificatissima e anche lo smarrimento difronte al quale si trovano, sia i leaders che i popoli e le società. La paura andrebbe invece riconosciuta e affrontata, riscoprendo l’intelligenza artificiale e i limiti planetari dello sviluppo non solo come minacce reali, ma anche come opportunità che potrebbero permettere all’eminenza della persona umana di espandersi enormemente.
Fin dalle più antiche culture umane dei nostri progenitori, vir (uomo), vayas (forza), virtus (valori e virtù), vios (o bios, vita) hanno la stessa radice perché esse, in ogni loro espressione, sono la linfa che corre dentro alle persone, alle comunità, ai popoli, al pianeta dove viviamo. Non dobbiamo averne paura, dobbiamo conoscere meglio le espressioni dell’intelligenza artificiale e dei limiti del pianeta per realizzare una nuova alleanza che massimizzi l’eminenza della persona umana.
È possibile una nuova alleanza tra persona e società, energizzata dall’intelligenza artificiale e orientata dai limiti planetari? [Estratto e modificato dalla conclusione del libro di Sandro Calvani “Le stelle non hanno paura di sembrare lucciole” (Ave Editrice, Aprile 2018)].
Circa 109 miliardi di persone sono vissute sulla Terra prima di noi e altri 20 miliardi vivranno insieme a ciascuno di noi nei prossimi vent’anni. Non possiamo provare ad indovinare il risultato di questa mega-interazione, quasi infinita, di variabili della vita.

Come leggere una sfida così complicata per chi vuole capire come progettare modi per abitare il futuro? Nel novembre 2017, nel rapporto “Life in 2030”, La vita nel 2030, (https://www.weforum.org/agenda/2017/11/life-in-2030-what-experts-cant-predict/) il World Economic Forum (WEForum) ha ricordato che alcune delle sfide essenziali del nostro stare insieme erano state previste quasi cinquant’anni fa. Il futuro previsto da Alvin Toffler nel suo bestseller Future Shock del 1970 [1] assomiglia molto alle trasformazioni concrete di oggi. Toffler previde l’ascesa di internet, l’economia della condivisione, le società basate sulla disintermediazione invece che sulla burocrazia centralizzata e le più ampie confusioni sociali e preoccupazioni per gli impatti della tecnologia, che oggi sono evidenti, per esempio con riferimento ai poteri dell’intelligenza artificiale. Previde anche che l’evoluzione della relazione tra persone e tecnologia avanzatissime avrebbe modellato il modo in cui si sviluppano le società e le economie.
Dunque, il WEForum ipotizza nello stesso rapporto che possiamo almeno provare ad identificare le questioni centrali che animeranno le prossime trasformazioni, nella cosiddetta quarta rivoluzione economico-industriale che è già cominciata. In pratica, anche se non sappiamo come, quando e dove, possiamo almeno intravedere cosa cambierà. II rapporto del WEForum pone quattro domande fondamentali: Possiamo padroneggiare una maggiore connettività? Creeremo un lavoro più significativo? Potremo rianimare la fiducia e la verità? Quanto può l’innovazione sociale e organizzativa alleviare i nuovi problemi?
 

A proposito della connettività, cioè come interagiranno persone, popoli, imprese, governi tra loro: Molti sono convinti che Internet sarà ovunque – o quasi ovunque – nella prossima generazione. Sarà “attivo” sulla maggior parte delle cose e integrato in molti oggetti e ambienti. Gli esperti affermano che Internet svanirà in secondo piano, diventando come l’elettricità – meno visibile ma profondamente radicata negli sforzi umani. Anche le persone senza alti livelli di alfabetizzazione interagiranno con il materiale digitale e le app usando la loro voce, causando così un’espansione senza precedenti di conoscenza e apprendimento.
A proposito del lavoro futuro, sappiamo che esso è la prima aspirazione di miliardi di giovani nel mondo e anche di milioni di non più giovani nell’Occidente in crisi economica. Di conseguenza l’occupazione e la qualità del lavoro saranno anche la principale cartina di tornasole della competenza e della credibilità dei governi. E sappiamo poco di come cambierà il lavoro: Non vi è consenso sul fatto che le forze scatenate dalla tecnologia distruggano più posti di lavoro di quante ne creino, oppure se prevalga il modello storico di miglioramento della qualità della vita umana, dato che nuovi posti di lavoro più preziosi sostituiscono quelli eliminati dalla tecnologia. I prossimi progressi nelle macchine sono chiari, ma la risposta umana a quel cambiamento non lo è. È evidente che l’educazione sarà l’area in cui si giocherà la capacità di adattamento delle società al nuovo ecosistema del lavoro, compreso l’adattamento alla forte riduzione degli orari di lavoro che ipotizzano alcuni.
A proposito della terza domanda, il collante che ha tenuto insieme le società in ogni parte del mondo e in ogni fase storica è stata la fiducia, che si basava su verità condivise: La fiducia è la linfa vitale dell’amicizia, [della cooperazione] e del prendersi cura. Quando la fiducia è assente, si manifestano tutti i tipi di problemi sociali, tra cui la violenza, il caos e l’avversione paralizzante al rischio.
C’è oggi una forte preoccupazione per il modo in cui troppe persone usano Internet, confondendo ideologie, opinioni e fatti, stanno degradando la fiducia [nelle istituzioni e nella competenza], tanto che mettono a rischio la fiducia e la verità.
Infine, in mezzo a tante trasformazioni convulse e in gran parte incomprese, la domanda più frequente, che ho ascoltato in tutti i dibattiti sul cambiamento epocale ai quali ho partecipato, è forse anche la più importante: quanto può l’innovazione sociale e organizzativa alleviare i nuovi problemi? Alcuni aspetti primari dell’azione collettiva e del potere stanno già cambiando mentre i social network diventano una vera forza sociale. Queste reti sono utilizzate sia per la condivisione delle conoscenze che per mobilitare gli altri all’azione. Ci sono nuovi modi per le persone di collaborare per risolvere i problemi. Inoltre, ci sono un numero crescente di strutture di gruppo per affrontare i problemi, dalle problematiche di micro-nicchia agli affari macro-globali, come i cambiamenti climatici e le pandemie. Nuove leggi e battaglie giudiziarie sono inevitabili e probabilmente affronteranno domande come: Chi possiede quale informazione?
Sono questi gli stessi quattro interrogativi che sono nascosti dietro a molti dei labirinti bui dove si trovano, un po’ perse, le società moderne. Anche se le risposte certe non sono ancora conosciute, le esperienze di vita di milioni di persone che interrogano la vita, aiutano a illuminare alcuni passaggi. Per questo è utilissimo farne memoria, tenerne i racconti, lasciarsi condurre come fossero un filo di Arianna, anche quando sembra che tutto succeda per caso...

________________________________

[1] Alvin Toffler (1928 - 2016) scrittore, futurista e uomo d’affari americano noto per le sue opere che analizzano le tecnologie moderne, tra cui la rivoluzione digitale e la rivoluzione della comunicazione, con particolare attenzione ai loro effetti sulle culture di tutto il mondo. Alvin Toffler, Future Shock, Random House, New York, USA 1970.

*Docente di Politiche per lo Sviluppo Sostenibile, Asian Institute of Technology e Webster University; Consigliere Speciale per la Programmazione Strategica, Mae Fah Luang Foundation a Bangkok, Thailandia. Ha ricevuto diversi premi internazionali per l’eccellenza della sua attività professionale per la giustizia e la pace. Per l’Editrice Ave ha scritto Le stelle non hanno paura di sembrare lucciole, Misericordia, inquietudine e felicità, La realtà è più importante dell'idea. ( www.sandrocalvani.it)