Ricordando Antonio Papisca

La pace, il dialogo e la speranza

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Antonio Papisca

di Gianni Di Santo - Un innamorato della pace. Costruita nella tessitura di relazioni internazionali così come nella quotidianità di ogni giorno. Antonio Papisca ci ha lasciato all’improvviso, il 16 maggio, a 80 anni. Una vita spesa per la pace. Docente emerito di Relazioni internazionali all’Università di Padova e impegnato sul fronte dei diritti umani, era stato preside di facoltà a Scienze politiche dal 1980 al 1983 e fondatore nel 1982 del Centro di studi e di formazione sui diritti della persona e dei popoli. Con l’Azione cattolica italiana ha avuto sempre un rapporto di collaborazione intenso. Nel 2002 prese parte all’atto fondativo dell’Istituto di Diritto internazionale per la pace “Giuseppe Toniolo”, costituito proprio per volontà dell’Azione cattolica italiana e partecipò al primo Consiglio Scientifico dell’Istituto. «Seppe coniugare – spiega Francesco Campagna, primo direttore dell’Istituto – le sue spinte coraggiose e innovative sul tema della pace con i diritti umani. In qualche modo, riempì di senso la parola “pace” costruendole attorno l’interesse verso i diritti dei popoli. Nei primi “seminari di gennaio”, nel 2005, ci regalò una riflessione appassionata su Il diritto internazionale via alla pace? (link in fondo all’articolo); l’Azione cattolica italiana gli è molto grata non solo per questo, ma anche per l’impegno e l’ottimismo che ha saputo trasmettere anche alle nuove generazioni».

Tante volte protagonista della marcia Perugia-Assisi e sempre attivo e fecondo di aperture e innovazione sui temi della costruzione di una società giusta per tutti e capace di costruire ponti. Con lui il popolo della pace perde una delle sue guide più importanti.

Per il prof. Papisca la pace era più di un interesse culturale o accademico. In realtà assumeva valore etico e civile nella sua lunga e appassionata vita di cristiano impegnato a costruire la “città dell’uomo a misura d’uomo”. Ben salda e ancorata a una fede granitica e in dialogo con le mille sfaccettature di un mondo che aveva e ha bisogno, ancora oggi, di pace.

Grazie a lui molte intuizioni del popolo della pace hanno assunto la forma di un pensiero politico, giuridico e istituzionale. Con Ernesto Balducci, nel 1991, lancia a Perugia la campagna per l’inserimento dell’articolo “pace-diritti umani” negli statuti degli Enti locali e delle regioni italiane. Fu un grande sostenitore dell’Onu dei popoli. E grazie anche a lui se la pace è oggi un diritto umano finalmente riconosciuto dalle Nazioni Unite. Nel 1982 promuove il conferimento della laurea honoris causa dell’Università di Padova ad Altiero Spinelli, ma non fa mancare l’impegno personale di “formatore” quando nel 1987, per volontà dell’allora abate Giurisato e su ispirazione del cardinale Martini e di Giuseppe Lazzati, dette vita a un’esperienza interessante con l’“Associazione Gaudium et Spes”, costituita presso l’Abbazia benedettina di Praglia.

Un uomo e un testimone della nostra epoca, Papisca, che si è formato nelle fila dell’Azione cattolica. Delegato nazionale studenti della Giac e poi segretario generale della Fédération Internationale de la Jeunesse Catholique (Fijc) dal 1959 al 1966, ha sempre avuto nei confronti dell’associazione riconoscenza e amore. In un incontro recente con gli studenti di Ac (Msac), Papisca spiega bene il senso di una storia in comune (link in fondo all’articolo): «la mia vita, anche di docente universitario, è stata profondamente segnata dall’esperienza di apostolato di quegli anni, motivandomi a tenere un contatto permanente con il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Con lo stesso spirito msacchino dell’adolescenza e della prima gioventù  ho collaborato intensamente col movimento pacifista italiano e internazionale perché imboccasse una volta per tutte, la “via istituzionale nonviolenta alla pace”, per la costruzione di un ordine mondiale multi-livello basato sulla giustizia vera e forte, quella dei diritti che ineriscono alla dignità della persona e che sono sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948».

Collaboratore storico di Mani Tese, dei Beati costruttori di pace di don Tonino Bello e di don Albino Bizzotto, aveva stretto rapporti di amicizia con figure profetiche importanti di quegli anni, come dom Helder Camera e l’Abbé Pierre. E fu uno dei principali opinionisti di Segno7, il settimanale dell'Azione cattolica italiana diretta allora da Angelo Bertani.

«Ora – racconta ancora al Msac – guardo con serena fiducia a Francesco, il papa della speranza, per un ultimo tratto di cammino. Papa Francesco parla di apostolato e di responsabilità del laicato: temi molto familiari, anzi parole d’ordine per noi giovani della Giac negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso… L’ultima idea peregrina che mi frulla in testa riguarda il tema della cittadinanza nell’Unione Europea. Mi domando: perché una moneta unica, e non anche una legge europea uniforme sulla cittadinanza, che ripudi l’odioso ius sanguinis e si basi sui diritti innati della persona e su uno ius soli “europeo”? Continuo a riflettere e scrivere in tema di cittadinanza plurale e inclusiva, ad omnes includendos…».