La famiglia al centro dell'attenzione

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Famiglia

di Giuseppina De Simone e Franco Miano - Il cammino sinodale dedicato alla famiglia nel contesto della nuova evangelizzazione ha posto all’attenzione di tutti una realtà che nessuno può dire lontana da sé e in cui è in gioco il senso e la possibilità stessa dell’umano. Nella riflessione che la Chiesa ha avviato, con un coinvolgimento quanto mai ampio, non si è voluto ribadire un insieme di norme astrattamente definito, ma il sogno di Dio sull’umanità, la vocazione alla comunione che costituisce la verità ultima dell’esistenza umana. Non un insieme di norme astrattamente definito, quanto piuttosto quei valori che corrispondono alle attese più profonde del cuore dell’uomo. Il «Vangelo della famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana: alla sua dignità e alla realizzazione piena nella reciprocità, nella comunione e nella fecondità» (Relatio Synodi, 33).

Si tratta allora non soltanto di riconoscere l’altissima dignità del matrimonio e della famiglia, ma anche di rimettere la famiglia al centro della comunità ecclesiale ripensando la pastorale, i suoi tempi e i suoi modi, a misura di famiglia, promuovendo un’autentica corresponsabilità nella vita e nella missione della Chiesa anche attraverso una diversa valorizzazione di associazioni gruppi e movimenti. Non bisogna fare della famiglia una questione specifica di cui occuparsi, a cui ritagliare uno spazio, ma la dimensione portante della pastorale. E questo richiede creatività, capacità di duttilità e di essenzialità, ma soprattutto la capacità di accompagnare la vita delle persone aiutando a scorgere nella ordinarietà la presenza del Signore.

C’è bisogno di una Chiesa che sia veramente casa accogliente, sempre aperta per tutti, che si riscopra famiglia, lasciando emergere tutta la bellezza dell’essere e del sentirsi famiglia dei figli di Dio ritrovando il senso vivo della popolarità dell’intergenerazionalità, della generatività. Una Chiesa che sappia imparare dalla famiglia. Come nella Scrittura, in cui l’amore sponsale diventa immagine dell’amore di Dio, l’esser padre e madre immagine della tenerezza di Dio che genera sempre di nuovo alla vita, e sostiene il passo dell’uomo.

La famiglia, a sua volta, deve ritrovare una nuova capacità di protagonismo, imparando a riscoprirsi chiesa domestica, luogo della trasmissione della fede, tessuto di relazioni che generano vita, crocevia di impegni e di responsabilità, trama di concreta accoglienza dell’altro e, per questo, insostituibile scuola di umanità, di socialità. Si tratta di aiutare le famiglie ad aprirsi a non ripiegarsi sulle proprie difficoltà, o a pensarsi come spazio di protezione che può bastare a se stesso, aiutarle a sentirsi parte di una più ampia realtà di relazione da cui ricevere sostegno ma dentro la quale imparare anche a stare nell’assunzione di responsabilità condivise. E ciò vale tanto nei confronti della comunità ecclesiale quanto di quella civile e sociale.

Ma ciò di cui si avverte più forte l’esigenza è di nuovi racconti. Occorre imparare a raccontare le tante esperienze belle di famiglie che nella loro semplicità rappresentano la forza e la ricchezza delle Chiese particolari, la struttura portante dei paesi del mondo. Imparare a raccontare la bellezza dell’essere famiglia e di come l’amore possa compiere miracoli nella vita quotidiana: cosa vuol dire essere padri e madri, figli e fratelli, il senso della reciprocità e della responsabilità gli uni per gli altri, l’asimmetria della cura. Il Vangelo che è annuncio di vita deve poter risuonare nella famiglia e attraverso la famiglia. Perché «senza la testimonianza gioiosa dei coniugi e delle famiglie, chiese domestiche, l’annunzio, anche se corretto, rischia di essere incompreso o di affogare nel mare di parole che caratterizza la nostra società» (Relatio Synodi, 37).